Fernando Codonesu

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In generale l’acume proverbiale di Amsicora[1] mi trova quasi sempre d’accordo. In questo caso credo opportuno fare qualche piccola precisazione, perché nel processo di Lanusei, come in tutti i processi a dire il vero, era in discussione solo la verità processuale e, non me ne vogliano i giuristi, questa è veramente poca cosa rispetto alla verità dei fatti.

Ma, ahinoi, si può sempre obiettare I fatti si possono anche interpretare e pure questo è vero.Non solo, i fatti visti e vissuti da testimoni oculari diversi vengono sempre raccontati in modi diversi, giacché gli “oculi” di ciascuno di noi vedono in maniera diversa le stesse cose e la nostra memoria poi fa strame dei ricordi: ci sono tante versioni quanti sono gli osservatori (questo ce lo insegna la scienza, quella vera, a partire dalla Fisica).
Più che l’elasticità può la rigidità che, si legge sui testi di scienza dei materiali, si manifesta spesso in rotture franose e dirompenti della struttura costitutiva della materia e non è di alcuna consolazione traslare questa rigidità dalle parti genitali molli direttamente alla testa degli estensori delle sentenze.
Anche perché in questo caso i giudici si sono attenuti alla legge che, attualmente, non ritiene inquinati quei suoli dove erano stati rilevati valori significativi di inquinamento sulla maggior parte dei punti di rilevazione dell’indagine ambientale degli anni 2008-2011.
Così è anche in questo caso, dove il diritto, almeno nel caso di Quirra è risultato calpestato e vilipeso, ma è stato comunque applicato per le leggi che abbiamo.
E della realtà e dei morti di Quirra: chi se ne frega!
All’interno del processo di Lanusei, il comportamento dello Stato è stato discriminatorio in quanto si è impegnato a difesa dei generali inquisiti e non della popolazione che ha avuto i danni alla salute. Uno Stato democratico, rispettoso del dettato costituzionale avrebbe dovuto schierare la propria Avvocatura sia a tutela dei militari, per i servizi che rendono alla difesa nazionale, sia dei civili e delle popolazioni coinvolte, almeno se l’art. 32 della Costituzione “La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività…” ha un senso e vale per tutti. Nel caso del processo di Lanusei, invece, lo Stato ha deciso di difendere i diritti di alcuni a scapito di altri, in netto contrasto con il dettato costituzionale. Si tratta di miopia? No, si tratta di un fatto grave da censurare e qualificare come partigiano e al limite dell’eversione nei confronti del dettato costituzionale, tanto più in quanto il comportamento assunto in altre vicende nazionali, vedasi il caso dell’Ilva di Taranto, è sembrato più consono ad un’organizzazione dello Stato democratico ed ai doveri del Governo. Si deve osservare che, nel caso del processo per la sindrome di Quirra, invece, è evidente che, per lo Stato, i pastori e le famiglie dell’area valgano meno di quelle di altre parti d’Italia. Oppure si deve pensare che il problema nasce perché si tratta di delitti contro l’ambiente e contro la salute pubblica commessi direttamente dallo Stato, nello specifico dalla Difesa, in una zona ritenuta marginale e di scarso peso politico? Evidentemente ci sono cittadini che godono di maggiori diritti di altri, facendo venir meno il principio dell’uguaglianza nei diritti tutelati. Ma questo dimostra che è lo Stato che viola il dettato costituzionale a discapito di una parte dei soggetti in causa, ovvero a discapito delle popolazioni che hanno subito danni alla salute per il caso Quirra. Se questo è il comportamento dello Stato, che dire della Regione? Non solo non è mai intervenuta seriamente sulla questione sanitaria, già denunciata a partire dal 2001 dal Sindaco di Villaputzu del periodo, ma addirittura ha lasciato passare inutilmente il termine entro cui ci si poteva costituire nel processo come parte civile offesa.
Eppure, nel periodo 2010-2012 dalla Regione, ma soprattutto da uno degli assessori di Pigliaru, continuava a giungere una propaganda mediatica in favore della sovranità dei Sardi e persino dell’indipendenza: peccato che quando ci si poteva costituire in giudizio nelle sedi opportune, il meglio che si è dimostrato è un comportamento da fare invidia a Ponzio Pilato.
Su Lanusei e su Quirra giova fare una semplice precisazione: il risultato di questo processo era segnato fin dalla sua nascita promossa a suo tempo con grande coraggio dal procuratore Domenico Fiordalisi, ma la sentenza tutta “politica” di questo processo appena concluso è stata scritta direttamente e vergognosamente dal parlamento italiano il 24 giugno del 2014, con l’approvazione del D.L. n. 91, il decreto trasformato quindi in legge dello Stato che con un voto ha fatto diventare “zone industriali” tutti i territori dei poligoni militari, innalzando le soglie di contaminazioni dei suoli e delle falde acquifere fino a 100 volte rispetto a quelle rilevate.
Si è cancellato l’inquinamento con una legge e di colpo sono sparite ogni forma di lotta e di contestazione collettiva e sono passate nel dimenticatoio della storia tutte le proposte di bonifica dei territori militari inquinati. Una vergogna sulla nostra pelle, già accaduta anche in altri contesti nella storia recente italiana, basti pensare ai livelli di atrazina nell’acqua della Regione Lombardia negli anni ‘70 cancellati anche quelli con un artificio legale.
Il marcio è direttamente nel legislatore, quindi, non nell’elasticità del giudizio espresso dal tribunale.
Ma va detto in questa sede che della maggioranza di centrosinistra del Parlamento italiano che ha approvato quella legge facevano parte anche molti parlamentari sardi che hanno votato tutti a favore, buttando al macero anni di mobilitazione collettiva contro le servitù militari, con l’eccezione di un deputato di SEL e di quel piccolo gruppo del M5S allora all’opposizione. E non solo, se si riguardano le cronache del mese di giugno del 2014 si scoprirà che il centrosinistra alla guida della Regione, allora interamente renziano, si è limitato a fare due tweet di disaccordo, uno del Presidente Pigliaru e l’altro dell’assessore dell’ambiente Spano.
Un’indecenza su tutti i fronti! E allora, caro Amsicora, di che ci dobbiamo lamentare? Certo non di doverosa applicazione del principio di precauzione o dell’elasticità della pellem coleorum ricordata da Giustiniano, si tratta, ma più probabilmente di un giudizio legittimo alla caput penis.
Per questi motivi si rimanda tutti ad un approfondimento delle servitù militari in Sardegna che faremo nel prossimo seminario che svolgeremo presso la sede di via Piceno della Scuola di cultura politica Francesco Cocco.

Fonte: Democrazia Oggi

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