oAndrea Pubusa

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L’arresto di Puigdemont ha suscitato prese di posizione dure nel variegato mondo indipendentista isolano. La Confederazione Sindacale Sarda CSS condanna il fatto senza appello quanlificandolo “vile atto internazionale”. La Css auspica che la rrichiesta di estradizione in Spagna sia rigettata.
La CSS ha inviato un messaggio di sollecito al Presidente della Giunta sarda Cristian Solinas, nonché Segretario Naz. le del PSD’AZ, perché prenda posizione sull’intera vicenda, denunciando l’assordante silenzio ed il mutismo di una Giunta che nel proprio programma afferma i valori identitari e di appartenenza ad una Europa dei Popoli, dove devono trovare spazio e riconoscimento le piccole Patrie e le Nazioni senza Stato, come la Sardegna, la Catalogna, la Corsica e altre minoranze che rivendicano la loro identità.
Insorge anche Paolo Maninchedda che accusa gli umori manettari del governo italiano.
In realtà, la questione è molto meno truculenta. Puigdemont ha violato la costituzione spagnola, lo ha fatto consapevolmente, avendo un disegno indipendentista. L’organo competente dello Stato spagnolo lo ha condannato, come farebbe qualsiasi Corte di qualsiasi ordinamento che abbia un minimo di serietà e di effettività.
L’estradizione ed il resto seguono le regole dei trattati e degli accordi internazionali. Quindi, caro Paolo, nessuna voglia di manette, la semplice applicazione delle leggi e delle regole interne e internazionali del caso. Tant’è che l’ex presidente catalano, che è anche parlamentare europeo, è stato subito liberato. Non si tiene in carcere gente che non può reiterare il reato e Puigdemont oggi non può replicare quanto ha fatto qualche anno fa in Catalogna.
Semmai vien da chiedersi se ha senso che la Spagna insista sulla via giudiziaria in una vicenda che è spiccatamente politica. Anche perché la storia insegna che la repressione giudiziaria rallenta, ma non spezza un percorso che abbia salde ragioni storiche e politiche.
Nel suo comunicato la CSS auspica un’Europa dei popoli, dove le piccole patrie e le nazioni senza Stato possano trovare collocazione. Ecco questa è un’idea su cui lavorare, anche se non conduce all’indipendenza, ma semmai ad una diversa interlocuzione con altri popoli ed altri ordinamenti. Lo avevau capito già Giommaria Angioy, che nel 1796  voleva ricontrattare con la Corona la posizione e le prerogative del Regnum Sardiniae e lo aveva ben capito Emilio Lussu che ai separatisti nostrani  opponeva la costruzione di un ordinamento democratico e federale.
Libertà dunque per Puigdemont, ma alla larga dai “cavadenti da fiera”, come il Capitano dei Rossomori chiamava senza amicamenti i separatisti nostrani.

Fonte: Democrazia Oggi

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