Auguri a tutti e a tutte, speriamo di avere le forze per batterci efficacemente contro le ingiustizie e le guerre, per l’uguaglianza, per la fraternità, seguendo il messaggio del bambinello. 

A Natale penso più intensamente alle disgrazie che colpiscono molte popolazioni, molti uomini, donne come noi, e bambini come i nostri. E ci sono tante cose che non capisco, sopratutto dell’animo umano. Per esempio, la folkloristica cerimonia di matrimonio di Solinas. Ma mentre mi appresto a farmi una bella risata, vengo frenato da un’altra notizia. Leggo sul giornale: il Cto sospende l’attività, il sindaco Iglesias Mauro Usai ha subito avviato la protesta in tenda occupando l’ingresso della struttura a difesa della sanità nel Sulcis Iglesiente. E non se n’è andato fino a quando non ha avuto “risposte concrete da parte della Regione e dall’Ats, in merito al ritiro immediato del provvedimento di chiusura del reparto di chirurgia“.
Ha fatto bene. Di fatto si trattava della chiusura dell’unico ospedale del territorio e dunque la chiusura era un vero e proprio attacco ai livelli essenziali di assistenza ad Iglesias e dintorni. Si voleva sopprimere il laboratorio analisi per gli esterni o la radiologia e la chirurgia d’elezione, con la scusa della mancanza del personale.
Secondo Usai in questo modo “si mette in discussione non solo il diritto alla salute ma anche proprio la vita delle persone che per un motivo o per un altro si devono recare all’ospedale“. Un attacco alle persone, agli uomni, donne e bambini iglesienti.
Parole sante! Fin qui tutto chiaro, comprensibile, condivisibile.
Ciò che non capisco, invece, è come mai il sindaco così solerte nel difendere le strutture sanitarie iglesienti non si è accorto che RWM ha moltiplicato artatamente i progetti, anziché farne uno solo per evitare la VIA - valutazione d’impatto ambientale - sul raddoppio dello stabilimento che produce bombe a cavallo tra il territorio di Domusnova e quello di Iglesias. E così mentre è premuroso verso gli ospedali della sua città, insieme alla sindaca di Domusnovas, non lo infastidisce neppure (non dico provare orrore!) che le bombe made in Iglesias e Domusnovas facciano esplodere gli ospedali (scuole e asili) nello Yemen. E la prima reazione, sua e della sindaca di Domusnovas, all’annullamento, da parte del Consiglio di Stato, di quella concessione truffaldinaa a incrementare la produzione di bombe, non è stato un sospiro di sollievo, ma l’annuncio che è già al lavoro per assicurare che gli ordigni, da lanciare su ospedali ed altro in Yemen, vengano prodotte senza ritardo, concedendo al più presto una nuova autorizzazione.
Sanno questi strenui difensori a intermittenza della salute e della vita umana che il Parlamento europeo già il 4 ottobre del 2018 ha approvato una Risoluzione sulla situazione nello Yemen? E sanno cosa dice? In essa il Parlamento europeo denuncia una grave crisi umanitaria tale da annoverare l’offensiva della coalizione a guida saudita – sulla base di una relazione dell’Alto commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani dell’agosto 2018 fra i crimini di guerra.  In particolare – si legge nella Risoluzione - “nel giugno 2018, la coalizione guidata dall’Arabia Saudita e dagli Emirati arabi uniti (EAU) ha avviato un’offensiva volta a conquistare la città di Hodeida“, che “secondo l’organizzazione Save the Children […] ha causato centinaia di vittime tra i civili“. […] “Il 9 agosto 2018 un attacco aereo sferrato dalla coalizione guidata dai sauditi ha colpito uno scuolabus in un mercato nella provincia settentrionale di Saada, uccidendo varie decine di persone tra cui almeno 40 bambini, la maggior parte dei quali di età inferiore ai 10 anni”. “Due settimane dopo, il 24 agosto, la coalizione guidata dai sauditi ha lanciato un nuovo attacco in cui hanno perso la vita 27 civili, per la maggior parte bambini, che stavano fuggendo dalle violenze nella città assediata di Hodeida, nel sud del paese“; inoltre, “la campagna guidata dai sauditi e gli intensi bombardamenti aerei, compresi gli attacchi indiscriminati in zone densamente popolate, aggravano l’impatto umanitario della guerra; che le leggi di guerra vietano attacchi deliberati e indiscriminati contro i civili e obiettivi civili quali scuole e ospedali“.[…]. “Alla luce delle conclusioni del gruppo di eminenti esperti indipendenti internazionali e regionali, detti attacchi possono costituire crimini di guerra e che le persone che li commettono possono essere per tale motivo perseguite“. […] “Dal marzo 2015 più di 2.500 bambini sono stati uccisi, oltre 3.500 sono stati mutilati o feriti e un numero crescente di minori è stato reclutato dalle forze armate sul campo; che le donne e i bambini risentono in modo particolare delle ostilità in corso; che, secondo l’UNICEF, quasi due milioni di bambini non sono scolarizzati, il che compromette il futuro di un’intera generazione di bambini yemeniti come conseguenza dell’accesso limitato o nullo all’istruzione, rendendo tali bambini vulnerabili al reclutamento militare e alla violenza sessuale e di genere“. Per queste ragioni, prosegue la Risoluzione, “nell’agosto 2018 una relazione dell’Alto commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani ha concluso che vi sono ragionevoli motivi per ritenere che tutte le parti implicate nel conflitto nello Yemen abbiano commesso crimini di guerra“, giacché vengono utilizzate “armi pesanti in zone edificate e densamente abitate, attaccando anche ospedali e altre strutture non militari“.
Basta questa sintesi molto parziale del documento, che delinea un vero e proprio film degli orrori, per comprendere quanto l’esportazione di ordini alla Arabia saudita, compresi quelli fabbricati a Domusnovas e (si vorrebbe) ad Iglesias, si configuri come un’attività contro il dettato della nostra Costituzione ( art. 11) e delle nostre leggi (185/1990) nonché dei Trattati internazionali (Arms Trade Treaty – ATT votato dall’Assmbea generale dell’ONU nel 2013).
I sindaci di Iglesias e Domusnovas riflettano: anche gli yemeniti vogliono salvare ospedali, scuole e asili, proprio come gli iglesienti!

Fonte: Democrazia Oggi

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