Rosamaria Maggio

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Ho letto il libro per bambini e ragazzi “Pane e ciliegie”, ed. Mondadori, ed ho scoperto un bel lavoro, per adulti e maestri oltre che per i bambini, destinatari scontati.
Con questo racconto romanzato, che attinge alle fonti storiche, primo fra tutti l’archivio storico del Centro di documentazione Ebraica di Milano, dove è custodito il Fondo, l’autrice racconta la storia vera del protagonista, Israel Kalk, ma anche e soprattutto documenta la vicenda di bambini, vittime delle leggi razziali e giunti profughi a Milano nel 1939.
Dico che è un libro anche per adulti, perché documenta, ancora una volta, le vicende della Shoah italiana ed europea. Alcuni eventi contemporanei ci ricordano quanto sia necessario mantenere viva la memoria ed anche la verità storica.
È poi un libro per maestri perché il racconto si sviluppa con l’attenzione di chi ha insegnato per tanti anni nella scuola primaria, Anna Sarfatti appunto, che è attenta alle problematiche dei bambini di cui racconta.
Ad esempio è la maestra che parla quando, descrivendo l’inserimento in classe dei profughi, esprime il disagio dei bambini più grandi nel momento in cui venivano inseriti nelle classi dei più piccoli, perché non conoscevano la lingua. Ho pensato che è ciò che ancora molti insegnanti o dirigenti fanno tutte le volte che si deve inserire un bambino straniero in classe. Si ignora il suo sviluppo psicofisico e lo si inserisce in una classe inferiore, pensando che il problema linguistico sia l’unico.
È sempre la maestra che parla quando Miryam, bambina di 14 anni racconta la storia del suo scoiattolo Ulì e della decisione di lasciarlo libero. È la scoperta delle esigenze dell’animale che prevalgono sul desiderio di tenerlo con sé, sul rispetto del diritto degli animali ad essere liberi che prevale sull’esigenza umana di possedere esserini in funzione dei propri desideri, anche in un momento così drammatico, dove l’isolamento per ragioni di sicurezza prevale su ogni desiderio infantile di socialità.
La storia è il racconto di Israel Kalk che incontrò per caso in un parco di Milano alcuni bambini che giocavano con suo figlio e che si rivelarono profughi provenienti dall’est europeo e destinati a trasferirsi in altri paesi e specificatamente per la maggior parte in Palestina, non appena ottenuti i documenti. Israel capì in poco tempo che tanti bambini avevano trovato rifugio in case malsane e che pativano la fame. Con l’aiuto di alcuni amici riuscì a raccogliere i fondi per finanziare una mensa per i bambini ed assicurare inizialmente almeno un pasto caldo al giorno.
Ancora è la maestra Anna che parla quando fa dire ad Israel, durante una riunione del Comitato per la mensa dei bambini, che vorrebbe fare di più, perché i bambini” hanno perso ogni sicurezza e la fiducia negli altri e nel futuro”. Cercheranno, da quel momento in poi, di assicurare ai bambini pranzo, cena ed indumenti.
Ma Anna è ancora maestra quando ricostruisce il momento storico in cui si svolgono i fatti.
Il 10 giugno 1940, l’Italia di Mussolini entra in guerra con la Germania nazista. Qualche giorno dopo l’emanazione del Decreto del 16 maggio, che prevede l’internamento degli ebrei stranieri in appositi campi italiani. Mentre il Comitato per la mensa dei bambini continua il suo impegno, molti padri e nonni dei bambini vengono internati nei vari campi predisposti in Italia.
Poi ci saranno i momenti in piscina, l’arrivo delle ciliegie alla mensa, la conta delle ciliegie.
Insomma, tutto il percorso curricolare entra in gioco.
Il racconto approfondisce il dramma dei campi di internamento, considerati “liberi” perché al loro interno le famiglie potevano vivere insieme, anche se sottoposte a costanti controlli.
Vi erano poi i campi di concentramento, prevalentemente nell’Italia centromeridionale; erano luoghi di detenzione, meno pesanti del carcere e servivano a togliere dalla circolazione persone che il governo fascista considerava nemici. Nel 1943 questi campi divennero i luoghi dove venivano concentrati gli ebrei da deportare. L’impegno di Israel Kalk di andare a trovare i detenuti e di inviare loro pacchi con cibo e abiti, consente ai bambini di apprendere i nomi dei paesi dove erano situati i campi. Clusone, Nossa, Romagnano Sesia, Vespolate, Castrovillari, Ferramonti di Tarsia ed altri consentono a Maestra Anna di fare anche un piccolo percorso geografico.
La maestra-autrice descriverà le vicende successive all’8 settembre del 1943, dopo l’annuncio dell’armistizio, le speranze ma anche le paure di molti ebrei, tra cui lo stesso Israel Kalk che riparerà in Svizzera, separandosi dalla famiglia che rimarrà in Italia fino alla liberazione, quando la famiglia si ricongiungerà.
Alcuni dei personaggi di cui si parla, dopo l’armistizio, furono trasferiti dai campi di internamento ai campi per la deportazione. Molti furono condotti a Milano da cui, il 30 gennaio, partirono in tanti dal binario 21 della stazione Centrale per Auschwitz. Non tutti poterono festeggiare il 25 aprile del 1945.
Il libro si chiude con un inno alla “liberazione dal nazifascismo”, al ritorno a casa, al ricongiungimento con le famiglie, al “Pane, ciliegie e…..Libertà ”.

Fonte: Democrazia Oggi

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