Andrea Pubusa

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C’è il momento del dibattito e c’è quello della lotta. Così facemmo, ad esempio, nel 2016 al referendum contro la proposta renziana di sconquasso della Costituzione. Costituimmo il Comitato per il NO e ci impegnammo in una campagna senza risparmio per il rifiuto della proposta di stravolgimento della nostra Carta. Non abbiamo perso tempo in dibattiti con i sostenitori del SI’, che avevano stampa dominante e media a loro favore. Abbiamo vinto e abbiamo concorso a disarcionare Renzi, riducendolo a una posizione marginale nel panorama politico del Paese.
Ora la situazione è per certi versi simile, ma su una questione più grave, la guerra e il riarmo. Dobbiamo combattere con decisione chi è per uno sbocco militare della grave crisi attuale. E’ condivisibile pertanto la posizione dell’ANPI[3], del Coordinamento per la democrazia costituzionale[4], della CGIL e del Papa, largamente maggioritaria nel popolo italiano. Bisogna arginare le pulsioni belliciste delle élites, della stragrande maggiorana dei media italiani e della RAI-TV perché creano un contesto favorevole alle avventure, e cioé all’idea che le controversie internazionali debbano risolversi con le armi e non con la trattativa sotto l’egida delle organizzazioni internazionali, e cioè principalmente dell’ONU rivitalizzata. Anche la guerra in Ucraina deve avere una soluzione negoziata che garantisca l’immediato cessate il fuoco, la sicurezza della Russia e dell’Ucraina, mediante la neutralità di quest’ultima, trovando un assetto federale o comunque autonomo delle zone russofone di confine. Vanno respinti i disegni volti a disarticolare la Russia sul modello iracheno o libico e quelle tese  a comprimere l’autodeterminazione dell’Ucraina, che dev’essere libera e indipendente. Va ripresa l’idea  della Casa comune europea lanciata nel 1988 da Gorbaciov[5] e presto affossata da USA, Nato e UE. Una linea, questa, alternativa a quella dominante oggi in Europa e in USA e del tutto opposta a quella del nostro governo. Draghi è espressione degli ambienti economico-finanziari-militari occidentali e il suo gabinetto, sorto in contrasto con l’indirizzo emerso dalle elezioni politiche del marzo 2018, prima cade e meglio è.
Dato il carattere essenziale e prioritario dell’impegno in questa battaglia pare una perdita di tempo ogni confronto con chi è favorevole o possibilista sul riarmo, l’invio di armi, il sostegno militare. Ogni associazione culturale deve decidere il che fare. Se discettare sul sì o no al riarmo o se schierarsi decisamente per il NO, che è l’unica posizione ragionevole e conforme allo spirito della  Carta oggi, come lo fu nel 2006 il NO alla revisione costituzionale Berlusconi-Bossi, e nel 2016 il NO alla revisione Renzi.
Questa posizione può apparire settaria e chiusa, e lo sarebbe se la discussione fosse astrattamente rivolta all’analisi di una situazione, mentre qui ed ora siamo in presenza di una spinta mai vista dal dopoguerra al riarmo e alla partecipazione indiretta alle operazioni belliche inviando armi all’Ucraina, peraltro già abbondantemente armata ed addestrata negli anni scorsi dalla Nato e dai paesi occidentali. Aiuto con l’invio di armi che contrasta con l’idea di una soluzione diplomatica in seno ad organizzazioni internazionali a ciò preposte, secondo quanto previsto anche dall’art. 11 della nostra Costituzione.
L’ondata bellicista e militarista di questi giorni richiede una mobilitazione immediata sul campo onde scongiurare un ulteriore avanzamento di questa deriva il cui unico esito è l’allargamento della guerra. Ecco perché dobbiamo essere sul campo subito con una posizione chiara e netta.

Fonte: Democrazia Oggi

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