Gianna Lai

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Oggi si tiene il webinar su Renzo Laconi indetto dalla Scuola di Cultura Politica “Francesco Cocco”. L’incontro si inquadra nelle iniziative della Scuola volte a ripercorre la storia dalla nascita del PCd’I e del PSd’Az. Abbiamo già parlato di Gramsci con Gianni Fresu, uno dei più stimolanti studiosi del pensatore comunista, e con Noemi Ghetti, autrice di un interessante libro su Gramsci e le donne. Proseguirà con un webinar su Emilio Lussu, con Italo Birocchi che ne ha studiato l’attività di giurista, e su Mario Melis, con Antony Muroni, che sta dando alle stampe un saggio sul leader sardista. In questo modo, anche a distanza, come la pandemia impone, la Scuola intende svolgere la sua attività di alta formazione.
Pubblichiamo ora uno scritto di Gianna Lai, curatrice di un catalogo sulla biblioteca di Laconi, che funge da apertura del webinar di oggi.

Maria Luisa Di Felice, “Renzo Laconi Una biografia politica e intellettuale” Carocci editore Roma 2019: non essendo una storica, il mio sguardo resta quello di una lettrice interessata alla figura dell’uomo politico, dell’intellettuale, e alla vicenda del tempo in cui egli visse, sempre nuova da comprendere, scoprire, quando la storia narrata sa richiamare alla mente le nostre conoscenze, arricchendole di cultura profonda e originale.
In questo bel libro della prof. Di Felice, nella sua ampia trattazione, da Sant’Antioco a Cagliari a Firenze, e ancora Cagliari e Roma, l’arco di una vita particolarmente intensa, quella di Renzo Laconi, e fortemente determinata dall’adesione continua alle pressanti richieste dello studio e dell’impegno politico, così come vengono intese dagli uomini sensibili, per formazione e per capacità di interpretare lo spirito del loro tempo. Dalla laurea in filosofia all’insegnamento, al lavoro clandestino nel città di Firenze e tra i militari, al rientro in Sardegna per la formazione delle prime cellule comuniste, impegnate nella defascistizzazione dell’esercito. E narra, la professoressa Di Felice, il passaggio di Laconi all’organizzazione del movimento degli operai e dei contadini, nell’Italia liberata, non potendo prescindere l’impegno, in particolare per la costruzione del partito in Sardegna, dall’attiva e continua presenza tra i lavoratori. Dirigente regionale e nazionale tra i più giovani, chiamato a far parte della Consulta sarda e poi eletto all’Assemblea Costituente, si distingue per il suo lavoro nella Commissione dei 75, parlamentare poi, tra i più apprezzati, fino agli anni Sessanta. Nelle pagine del libro, la successione così rapida dell’intervento politico e così difficile, credo, da esporre, eppure chiaro ed ampio il quadro descrittivo di quell’operare in maniera organizzata, sì da restituire al lettore la vivacità e il dinamismo dell’azione che si svolge su più fronti. E l’andirivieni dalla Sardegna alla penisola, la descrizione di quell’ambiente, di quel momento storico, che vedeva crescere tra i comunisti tanti giovani pervasi da una passione nuova, e di come l’impegno personale divenga adesione alla politica attiva, quasi fosse dettata, imposta dalla storia dell’Italia in guerra e poi dal riscatto della lotta partigiana.
Densissimi quei paragrafi, “La formazione politica”, “La Costituzione, un programma politico”, per poi distinguersi ancora, e con grande evidenza, la figura di Laconi, in “Segretario regionale”, il contributo all’elaborazione politica del partito, questa volta verso la “riorganizzazione del movimento dell’autonomia e per la rinascita”. L’isola problema nazionale nella tradizione della questione meridionale di Gramsci, dove il giovane intellettuale avrebbe messo in pratica la funzione primaria del partito, il suo ruolo pedagogico, cioé, nei confronti delle classi subalterne. Allargandosi ancora, il quadro descrittivo, al grande cambiamento, “in quel decennio tutto andava cambiando rapidamente”, proprio in coincidenza con “gli anni della maturità di Laconi”: vicepresidente del gruppo comunista alla Camera, a fianco di Togliatti, “stagione nuova e gratificante da dirigente nazionale, alla quale aspirava da tempo”.
Questo dice nel suo libro la professoressa Di Felice dell’Università di Cagliari, che dobbiamo ringraziare per i suoi studi approfonditi su Renzo Laconi e per l’alto valore scientifico della sua ricerca volta a restituire, alla figura del protagonista, il posto centrale che merita nella storia dell’Italia antifascista e della Repubblica democratica. E che dobbiamo anche ringraziare per aver posto fine all’inspiegabile e pericoloso oblio della memoria su Laconi stesso, in tempi di abbandono della Storia e della storia della sinistra. Frutto pure dei revisonismi ammantati di modernità, volti a negare la funzione del PCI nel processo di emancipazione delle masse popolari in Italia, della Rivoluzione d’Ottobre nel mondo: una descrizione sempre episodica, anedottica e avulsa dal contesto storico, quello da cui solo può discendere l’analisi critica. Il contrario dunque della ricerca che, invece, produce sempre nuova conoscenza, come fa questo libro con il suo poderoso apparato di note e rinvio continuo a documenti e fonti storiche. Fino a comprendere lo stesso archivio di Renzo Laconi, le Carte personali e i suoi importanti Quaderni, “un autentico archivio nell’archivio” che, come tiene a sottolineare la professoressa Di Felice, ha “valore di documentazione storica”: i suoi lavori per un progettato volume sulla Questione sarda, ed uno studio su “Il movimento operaio del bacino carbonifero”.
Nodo centrale della Biografia, dunque, la problematica sul ruolo degli intellettuali e della loro formazione nel nuovo partito di massa. Come non si possa scindere la figura dello studioso da quella del politico, novità assoluta del togliattismo e del PCI, di fronte alle “nuove dinamiche sociali che mettono in moto i nuovi ceti”: intercettare l’adesione di operai contadini e intellettuali, secondo il legame, gramscianamente inteso, tra politica e cultura e politica e storia. Su cui fondare anche la propria consistenza elettorale.
Dalla ricostruzione alla guerra fredda, tra donne e uomini nuovi protagonisti della storia, il contesto che restituisce soggettività alla figura dell’intellettuale dirigente, il suo ruolo nelle lotte operaie e nelle Camere del lavoro e nelle sezioni del PCI, il contributo sulle riviste e sui giornali della sinistra. Per comprendere come incidano sulle scelte di governo, anche dall’opposizione, il partito e i suoi dirigenti, in quanto rappresentanza riconosciuta della classe operaia. La Costituzione il vero programma politico, che può dare risposte anche sulla crisi del parlamento in quegli anni: questa la modernità del pensiero di Laconi sulle istituzioni e sulla collocazione del partito in esse, per noi lettori democratici di oggi, un esempio della centralità della sinistra nello scenario del tempo.
Lavoro importante la Biografia su Renzo Laconi, per capire uomini e politiche del Novecento. Chiarezza di scrittura e particolare attenzione dedicata alla lingua, ampia visione storica nella sistematizzazione dei diversi piani in cui si articola il discorso, sempre ricondotto a unità dal sapiente ordine posto nella stesura del lavoro. Quasi un invito, per il lettore, a dedicare attenzione ai passaggi che egli ritenga più significativi per sé, nella congerie del nostro presente, tanto poi, da quel punto lì, sarà il filo del discorso storico a guidarlo con naturalezza verso le altre tematiche.
La tensione intellettuale del far politica, il tempo di Laconi all’ombra della Costituzione, cosa di più attuale nell’Italia di oggi, la nostra democrazia dimidiata dal liberismo vittorioso su tutti i fronti, in assenza della sinistra e del pensiero critico orientato verso l’eguaglianza?

Fonte: Democrazia Oggi

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