Antonello Mascia
Resp. Ass. Mazziniana “S: Ghirra” Cagliari

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Oggi 7 gennaio, anniversario dell’adozione del tricolore, da parte della Repubblica Cispadana, ricorre la giornata nazionale della bandiera, istituita con la legge n. 671 del 31/12/1996.
In precedenza l’ Assemblea Costituente, con voto unanime e senza sostanziale discussione, aveva approvato l’art. 12 della Costituzione, con il quale si stabiliva che il tricolore italiano , verde, bianco e rosso, era la bandiera della Repubblica; in questo modo si è voluto sottoporre alla rigidità della procedura di revisione costituzionale la scelta di una nuova eventuale bandiera, rafforzando il significato della norma stessa con l’inserirla tra i principi fondamentali del testo costituzionale.
La ragione di ciò deve ricercarsi nel fatto che i tre colori hanno accompagnato lo svolgersi del nostro Risorgimento, che è stato in primo luogo la proclamazione dei principi nati dalla Rivoluzione francese, che in Italia potevano affermarsi solo con la liberazione dallo straniero, che, direttamente o indirettamente, occupava buona parte del territorio nazionale, e con l’eliminazione di due staterelli ormai anacronistici, quali quello pontificio e il Regno delle Due Sicilie.
Vi è quindi un legame indissolubile tra la bandiera tricolore e i valori che stanno alla base della Costituzione repubblicana in quella parte sempre valida, aldilà delle contingenze che possono portare alla modifica di altre norme.
Il tricolore ha accompagnato le battaglie risorgimentali, nelle quali, come giustamente scriveva Bellieni, i sardi si sono indissolubilmente legati agli altri italiani; il tricolore è stato sventolato, accanto alle bandiere rosse, anche dai partigiani comunisti; il tricolore, sia pure con lo stemma sabaudo, è stato portato dai soldati italiani, entrati il 20 giugno 1944 a Roma, insieme ai soldati angloamericani.
Quanto sopra descritto dimostra che i colori della bandiera nazionale ci uniscono tutti, oltre le differenze di schieramenti politici.
Opportuna, di conseguenza, l’ istituzione della giornata del 7 gennaio, anche se viene da domandarsi se, nonostante la buona volontà di Presidenti della Repubblica come Ciampi e Napolitano, la ricorrenza non si trascini in meri rituali; del resto la stessa legge istitutiva è sembrata voler ridurre il significato della giornata,stabilendo che la stessa non possa essere considerata festiva.
Stessa sorte è, del resto, toccata alla giornata del 17 marzo, istituita con la legge n.222 del 23 novembre 2012, per solennizzare l’unità nazionale, la Costituzione, l’inno e la bandiera, giacché si è stabilito che non possa essere celebrata con oneri finanziari aggiuntivi e non possa essere parificata alle altre solennità civili previste dalla legge del 1949.
In sostanza 7 gennaio e 17 marzo sono figlie di un dio minore.
E^ triste che negli anni scorsi il Presidente nazionale dell’ Associazione Mazziniana è dovuto intervenire, elevando la sua protesta per lo scarso rilievo dato alla ricorrenza del 17 marzo, ricevendo peraltro critiche da parte di qualche mazziniano, che rifiutava di riconoscersi in quella data, essendo la stessa anche la data della proclamazione del Regno d’Italia, critiche che, si parva magnis licet componere, sono state rivolte anche al sottoscritto la primavera scorsa.
Riferendomi al senso di quanto scritto prima, e proprio in quanto laici e non dogmatici, dobbiamo saper cogliere il significato essenziale degli avvenimenti, separandolo da quanto vi è di contingente negli stessi.
Il 17 marzo noi mazziniani celebriamo l’ Unità d’Italia, ricordando Mazzini , che l’ auspicò prima di tutti, e non le contingenti situazioni, tanto più che abbiamo nel paese problemi gravi, se non gravissimi, ma per fortuna non una questione istituzionale, essendo la stessa definitivamente chiusa il 2 giugno del 1946.

Fonte: Democrazia Oggi

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