Mariarosa Maggio

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L’appello dei professori universitari che tanta polemica ha sollevato, mi da’ lo spunto per affrontare un tema molto importante.
Fra di loro grandi nomi, come ad esempio il prof. Barbero che accusa i politici, alla festa della Fiom, di essere ipocriti.
Alessandro Barbero, che apprezzo come storico, a mio modesto avviso, trascura che il legislatore non sempre può entrare nella vita dei cittadini a gamba tesa.
La normazione spesso segue le trasformazioni sociali ed a volte le precede.
Tanti sono gli esempi che, anche con riferimento al nostro paese, potremmo fare.
A volte il legislatore arriva in ritardo nel normare una situazione, come nel caso della eutanasia in cui, dalle firme per proporre il referendum sulla attuale normazione, si evince che il paese è pronto per una legge avanzata sul fine vita.
Penso alla legge sul divorzio o sull’aborto. Il legislatore ha forzato situazioni sociali proponendo visioni più moderne, anche se il paese tutto non aveva fatto totalmente proprie quelle istanze. (tanto che furono promossi 2 referendum per abrogarle).
Il legislatore quando si accinge a regolare in modo nuovo una fattispecie, deve porsi il problema di come i destinatari risponderanno all’innovazione. Non sempre infatti il cittadino accetta di buon grado la nuova regola e si adegua spontaneamente. Occorre valutare gli effetti sociali della nuova norma, la violazione prevedibile, le sanzioni, la loro applicabilità, l’accertamento delle stesse.
Pensiamo alle conseguenze del lockdown, all’impegno delle forze dell’ordine per farlo osservare, all’applicazione delle sanzioni. Ma il paese ha complessivamente risposto con una adesione spontanea senza provocare gravi conseguenze.
Ora nei confronti del Green pass, sembra esserci una reazione scomposta ed opposta, forse anche strumentalizzata, ma trasversale rispetto alle varie posizioni politiche e culturali.
La diatriba non si può né si deve liquidare con un incasellamento politico  – sono di destra- né culturale  – sono persone con bassi livelli di istruzione.
Il problema non deve essere sviato, ma dal mio punto di vista il conflitto ideologico, è proprio la prova del mio ragionamento.
Si pensa che basti essere animati da buoni proposito per fare una norma adeguata ed efficace.
Invece occorre prima valutarne le conseguenze.
Ad esempio i professori si dichiarano favorevoli all’obbligo vaccinale e dicono che il decreto legge sul Green Pass in via di conversione, sarebbe una risposta “ipocrita”, citando Barbero.
Ma si dimenticano che stabilire un obbligo vaccinale, può comportare varie insidie. Occorre superare tutti i dubbi scientifici, occorre valutare l’impatto sociale.
In passato di fronte a diverse pandemie, le reazioni sociali sono state diverse. Il paese era ovviamente meno informato dal punto di vista scientifico, né si rischiavano fakes news …forse, tuttalpiù non vi erano news.
Oggi di fronte all’impreparazione sociale ad accettare la obbligatorietà, si preferisce attendere piuttosto che far piovere dal cielo norme che potrebbero provocare rifiuto sociale, inosservanza, impegno repressivo e sanzionatorio. Rischiando conseguenze peggiori della mancanza di obbligatorietà. In questa direzione si stanno orientando la maggior parte dei paesi europei e mondiali.
Siamo quindi in quella fase persuasiva, di ricerca del consenso, dell’adesione spontanea sempre maggiore, così come è successo in altri settori che provocavano altrettanto dissenso o fratture sociali.
Comunque ben vengano i professori quando contribuiscono ad arricchire il dibattito.

Fonte: Democrazia Oggi

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