Andrea Pubusa

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Se esaminiamo la guerra in Ucraina senza pregiudizi per capire come può finire e chi deve farla finire, dobbiamo partire da prima del fatidico e disgraziato 24 febbario. La Russia, più o meno accerchiata dalla NATO dapertutto nella parte occidentale, contro i patti e le promesse assunti con Gorbaciov al momento della caduta del muro di Berlino, chiede che l’Ucraina non entri nella NATO. Una richiesta stravagante o limitativa dell’indipendenza e della libertà di scelta del governo ucraino? Stravagante no, limitativa sì, tuttavia, più o meno, quanto gli States hanno preteso da Cuba e hanno imposto al confinante Messico. Quindi del tutto in sintonia coi principi e con la pratica internazionale occidentale.
Sappiamo com’è andata nei rapporti USA-Nato-UE e Russia, ma immaginiamo anche come può finire. Salvo che le mire degli USA e della Nato non siano diverse, la guerra potrebbe finire accordandosi sulla sistemazionee del Donbass. Sì solo a questo si riduce oggi il contenzioso, perché l’indipendenza dell’Ucraina è fuori discussione e lo ha ammesso lo stesso Putin, il quale ha anche detto di non porre veti ad un ingresso di Kiev nella UE. D’altronde, con quel vastissimo sostegno che l’Ucraina ha ad occidente, pensare ad una compressione della sua indipendenza è pura fantasia o meglio follia.
E allora una prima domanda. Vale la pena mettere a rischio la pace mondiale per quei territori di confine? La risposta è ovviamente negativa. Il che non vuol dire ch’essi devono essere annessi senz’altro alla Russia. Eppure Putin dice che l’obiettivo della “operazione speciale” è il Donbass e anche Zelensky annette all’esito delle operazioni in quell’area un valore decisivo della guerra: si vince o si perde in Donbass.
Ma se è così, proseguire il conflitto, con quel terribile carico di morti e di devastazioni, sembra insensato, perché la storia politica e delle istituzioni, la pratica degli stati offre molti modelli di territori mistilingui dotati di speciale autonomia e legati agli stati vicini da relazioni pacifiche ed amichevoli. Una trattativa seria potrebbe muoversi in questa direzione e concludersi con un trattato internazionale asseverato dall’ONU e dalla maggiori potenze, quindi estremamente sicuro. Una garanzia totale per le popolazioni e i territori interessati, per l’indipendenza e la sicurezza di Ucraina e Russia.
Se non si fa così, vuol dire che gli obiettivi inconfessati sono altri, ben più pericolosi per la pace mondiale e devastanti per gli ucraini e i russi. Vuol dire che sulla pelle di questi popoli (e anzitutto di quello ucraino) si sta giocando una partita che vuole insidiare l’indipendenza della Russia, sul modello di quanto si è fatto già in Irak e in Libia, ad esempio. Ma questa prospettiva obbliga tutti a fuoriuscire dalla narrazione dei media nostrani e ci costringe ad un più preciso e deciso posizionamento nei confronti di questa guerra e dei suoi attori diretti e indiretti. Insomma, rende doverosa una mobilitazione contro la politica dei nostri governi ben più decisa e forte e coinvolge non solo la Russia, che ha invaso e deve cessare le ostilità, ma anche il governo ucraino, che metterebbe in gioco la inolumità dei suoi cittadini per obiettivi che interessano gli ambienti estremisti occidentali, ma travalicano quelli essenziali e non negoziabili del popolo ucraino.

Fonte: Democrazia Oggi

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