A cura di Marco Billeci da Fanpage

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Oltre 300 accademici hanno sottoscritto un appello contro l’uso del Green Pass. Ha suscitato particolare clamore l’adesione dello storico Alessandro Barbero. Fanpage ha chiesto l’opinione di Tomaso Montanari, storico dell’arte e prossimo rettore dell’Università per stranieri di Siena. Questa opinione ci sembra particolarmente interessante e pertanto la prendiamo da Fampage e la rilanciano ai lettori come spunto per la riflessione

Oltre 300 accademici hanno sottoscritto un appello contro il Green Pass e in particolare contro il suo uso all’interno delle università. Ha suscitato particolare attenzione la firma, tra le altre, dello storico Alessandro Barbero. Nel testo, il certificato verde è definito “discriminatorio” e “in contrasto con i dettami della Costituzione”.

Professor Tomaso Montanari, lei non ha firmato la petizione, qual è la sua valutazione?

Capisco la critica al Green Pass, soprattutto sul piano delle discriminazioni e delle disparità di trattamento. Credo ci sia un clima troppo pesante verso chi avanza dubbi, mentre le critiche argomentate sono molto utili, specialmente in situazioni come questa, che presentano larghe aree di contraddizioni. La ragione per cui non lo avrei firmato è che lo trovo molto debole sul piano giuridico, mi pare che l’invocazione alla Costituzione sia sbagliata, perché la Carta protegge la salute come un diritto collettivo. Allo stesso modo le allusioni a scenari totalitari mi paiono fuori luogo. Nel complesso, l’appello mi sembra debole e anche un po’ sbilanciato verso la sponda No Vax.
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I suoi colleghi lamentano anche una compressione del diritto allo studio

C’è un problema di equità e di giustizia. Io penso che lo Stato dovrebbe avere il coraggio di pensare all’obbligatorietà del vaccino. Così il governo si assumerebbe la responsabilità di una scelta, renderebbe più chiaro il quadro e risolverebbe una serie di problemi che obiettivamente ci sono. Alessandro Barbero ha perfettamente ragione quando sostiene che è ingiusto dire da una parte che il vaccino non è obbligatorio e dall’altra rendere la vita impossibile a chi non lo fa. Questo è incomprensibile: se non c’è una base fattuale, scientifica e giuridica per renderlo obbligatorio, non c’è nemmeno per renderlo obbligatorio in modo strisciante, qui c’è una contraddizione. Per esempio mi dovete spiegare perché sul Frecciarossa serve il Green Pass e sui Regionali no, che vuol dire, che vanno protetti solo i ricchi, mentre la gente comune può morire? Non ha senso. L’obbligo vaccinale risolverebbe alla radice queste contraddizioni e solleverebbe tante famiglie sui dubbi, ad esempio, sulla vaccinazione dei figli. Invece lo Stato non dice una parola chiara e si alimenta un clima di caccia alle streghe e di intimidazione che non mi pare giusto.

Lei sa però che l’obbligo del vaccino presenterebbe molti problemi di funzionamento pratico, mentre il Green Pass è una misura che si sta dimostrando applicabile

So bene che l’obbligo sarebbe difficile da applicare, non si risolverebbe tutto con la bacchetta magica. Ma un collega che mi dice “io non vengo messo in grado di lavorare” o uno studente che dice “io non posso frequentare le lezioni” hanno delle ragioni, di fronte a uno Stato che non ritiene di mettere l’obbligo. Se tu non puoi mettere l’obbligo, allora non puoi nemmeno togliere dei diritti costituzionali, bisogna decidersi.

È anche vero, però, che veniamo da un anno e mezzo senza quasi lezioni in presenza. Il Green Pass è un mezzo per riprendere la normale attività delle università

Sì, purché non diventi una formula magica illusoria. Vedo che in alcune università dicono che se tutti in aula hanno il Green Pass, si possono togliere la mascherina. Questa è una sciocchezza: il Green Pass ad esempio contiene anche chi non si è fatto il vaccino perché non se lo può fare. E ancora, sappiamo benissimo che anche chi si è fatto il vaccino può trasmettere il Covid e  almeno il cinque per cento dei vaccinati può comunque prenderselo. Insomma, se il Green Pass dovesse servire a riempire gli autobus e togliersi le mascherine, ci stiamo suicidando. Mi sembra ci sia una continua confusione tra il piano amministrativo e quello scientifico. Per tornare all’appello dei colleghi, io non lo condivido e non lo ho firmato, ma ne comprendo alcune ragioni, che dovrebbero indurre il governo ad assumersi pienamente le sue responsabilità.

A ottobre lei diventerà rettore dell’Università per gli Stranieri di Siena. Sul tema del Green Pass, sta già riscontrando dei problemi nel suo ateneo?

Per ora no. Abbiamo due docenti che hanno firmato quell’appello, ma non so se sono vaccinati o no perché il testo è stato sottoscritto anche da colleghi che hanno fatto il vaccino e comunque questi dati non sono di dominio pubblico. Certamente, chi non ha il Green Pass non potrà entrare in università, rispetteremo la legge, su questo non c’è dubbio.

In queste ore, le parole del professor Barbero sono riprese da politici di destra ed esponenti del mondo No Vax. Quando un intellettuale interviene nel dibattito pubblico, non dovrebbe preoccuparsi anche di come viene recepito il suo messaggio?

Io ho una grande ammirazione per il professor Barbero, per la sua statura di studioso, per la sua efficacia divulgativa, per le sue idee coerentemente di sinistra. Anche sulla questione delle foibe, che si è aperta mio malgrado dopo una mia frase, ho trovato la sua posizione straordinariamente forte. Io credo che se anche gli studiosi – che sono abituati a lavorare con la complessità – si fanno intimidire e non prendono più posizione, perché hanno paura di essere strumentalizzati, è la fine. Noi dobbiamo cercare di dire le cose chiaramente, sapendo bene che potranno essere strumentalizzate, ma anche lavorando perché ci siano persone invece prive di pregiudizi che possano farsi un’idea autonoma. In una democrazia, i cittadini sovrani devono essere messi in condizione di farsi un’idea loro e la voce degli studiosi – qualunque sia il loro campo – è preziosa. Se poi Salvini o chi per lui vuole fare le card sui social con le frasi di Barbero è libero di farlo, ma è lui che come al solito distorce la realtà. Io credo che se l’alternativa fosse il silenzio del pensiero critico, saremmo messi molto peggio.
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Fonte: Democrazia Oggi

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