Andrea Pubusa

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La lettura delle opere complete di un autore consente di apprezzarne meglio il percorso e l’organicità del pensiero, le coerenze e le eventuali contraddizioni. Così, rileggendo le opere complete, la scelta socialista di Lussu appare come un’evoluzione, la maturazione di un pensiero già orientato in quella prospettiva fin dai tempi dell’Altopiano.
Lussu vede irrompere nella storia il popolo sardo come soggetto collettivo, un soggetto che acquisisce una visione di classe di fronte alla guerra, vede che questa la fanno solo operai, contadini e pastori; sono solo loro a combattere di qua e di là della trincea. Capiscono sul campo, sulla loro pelle che quella è una guerra imperialista, dove loro sono carne da macello agli ordini di comandanti inetti al servizio di governanti corrotti e nemici dei ceti popolari
Lussu è lì, nel mezzo di quella tragedia, che vede la questione sarda  come questione di pastori e contadini, da unire ai minatori e agli operai. Il blocco sociale alternativo è lo stesso individuato da Gramsci per la rivoluzione italiana e da Lenin per quella sovietica, anche se acquista centralità la lotta dei contadini e dei pastori. Verrebbe da dire più Mao che Lenin.
Il programma del Psdas - Partito sardo d’azione socialista (1948) nelle sue tesi ispirate da Lussu rispecchia questa impostazione sul blocco sociale rivoluzionario anche se rivendica una libertà di movimento di se stesso e degli altri partiti rivoluzionari e socialisti “a seconda delle diverse situazioni, a seconda delle condizioni ambientali“.  “Il Psdas non può considerare la rivoluzione societica come una rivoluzione-tipo per tutti i popoli, ciascuno dei quali esprime il suo proprio ambiente storico” (Tesi VII della mozione Lussu al Congresso Psdas ). “La vittoria proletaria e popolare” è considerata una vittoria del popolo sardo “in qualunque parte del mondo si affermi, per le vie più dissimili” (tesi II ). Anche qui l’impostazione di Lussu è più vicina, in linea generale, quanto ad autonomia dal modello sovietico, a quella di Mao e di Fidel, perché il Psdas è per una battaglia socialista “per l’emanipazione del lavoro dal capitale” (tesi I) nei modi previsti dalla Costituzione repubblicana (tesi XII e XV) ), nata dalla Resistenza al nazifascismo. Questa consente  infatti uno sviluppo socialista e libertario, partendo da una rivoluzione democratica, ossia da una fase in cui, “spodestata la grande borghesia capitalistica e agraria“,  si passa alla prospettiva socialista (tesi XV).  Si sente qui l’impostazione propria di Giustizia e Libertà, il movimento cui Lussu aderì in esilio. E qui si coglie un un  punto centrale cui il Capitano fu intransigentemente fedele per tutta la vita: lotta per il socialismo nella libertà per una società di eguali, “per affermare una società di uomini liberi e uguali in cui abbia termine lo sfruttamento dell’uomo sull’uomo”. La “meta è pertanto una società socialista” (Tesi I). E, naturalmente, questa rivoluzione democratica contempla come elemento indefettibile l’idea autonomistica , che “esprime …la critica alla politica generale. economica finanziaria e sociale, praticata dallo Stato centrale burocratizzato“, al sevizio “dei gruppi capitalistici affaristici e agrari” dominanti (tesi XXI).
Guardando le cose col senno del poi, sembra un’anticipazione della via italiana al socialismo di Berlinguer, anche se Lussu rimane  senza tentennamenti legato alla prospettiva socialista che gli eredi del PCI abbandonano fino a passare, armi e bagagli, nell’altra sponda, quella neoliberista. Oggi questa è la deriva della sedicente sinistra italiana. In questo contesto Lussu sembra un uomo d’altri tempi, un personaggio utilizzabile da tutti, da commemorare nei riti elettorali o domenicali. Ma è proprio così? O il Capitano e’ ancora irriducibilmente alternativo e ci indica ancora una direzione di fondo rivoluzionaria: il socialismo come società libera dal bisogno e dal dominio dell’uomo sull’uomo? Certo, dai tempi di Lussu, molte cose sono mutate, molto c’è da rivedere, molti contenuti da riattualizzare, ma chi può negare che il mondo ha oggi più che mai bisogno di uguaglianza e di liberazione e che, in questa prospettiva, il rigore morale e la strada indicata dal Capitano sono ancora e permanentemente quelle giuste. Da Lussu viene ancora un monito e uno stimolo: il socialismo è possibile e necessario: La società capitalistica con le sue immani ingiustizie è oggi vincente, ma non eterna. La si può e la si deve battere.

Fonte: Democrazia Oggi

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