Lidia Menapace ci ha lasciato

Andrea Pubusa

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Lidia l’ho conosciuta in quell’indimenticabie stagione, primi anni ‘70, in cui nascevano la rivista e il movimento del Manifesto. Faceva parte di quel formidabile gruppo di giovani dirigenti che volevano dare alla sinistra un volto libertario e insieme egalitario e comunista. Lei - come Lucio Magri veniva dal mondo cattolico, dalla sinistra DC, ed aveva seguito un percorso del tutto originale. Aveva insegnato alla Cattolica, da cui era stata allontanata per le sue idee, e si vedeva. Era docente di lingua italiana e si vedeva! Lidia aveva una precisione di linguaggio impressionante, era una donna semplice, ma di altissima cultura e questo le conferiva un fascino e un’autorevolezza naturale, nonostante fosse piccoletta. Per me e per tanti giovani di allora l’incontro con Lidia, Pintor, Magri, Rossanda, Castellina, Parlato, Milani e gli altri ha segnato la vita. Libertà ed eguaglianza, rigore morale, la politica come impegno militante sono stati i fondamenti di una formazione invidiabile. Per noi  che abbiamo fatto quella esperienza, gli incontri e le frequentazioni politiche giovanili sono state più entusiasmanti e importanti di quelle successive, divenute sempre più prosaiche e tristi.
Quel nucleo non è mai divenuto classe dirigente, è mancata così quella riforma intellettuale e morale che ha condannato l’Italia alla triste situazione attuale. Anzi la sconfitta di quel tentativo di riformare la sinistra italiana e il Paese ha portato alla scomparsa della sinistra organizzata, di cui non si intravede la ripresa.
Lidia, però, come Magri, Pintor e gli altri hanno mantenuto sempre la barra dritta. Un esempio. Sempre nei nostri cuori.

Lidia nel ricordo del Comitato per la democrzia costituzionale

Questa crudele pandemia ha fatto un’altra vittima, a noi molto cara. Si è spenta Lidia Brisca Menapace dopo una lunga e intensa vita. Nata a Novara nel 1924, si era poi trasferita a Bolzano. Partecipò alla Resistenza con il nome di “Bruna”. In seguito ha animato, sul finire degli anni Sessanta, il dissenso cattolico. Per questa ragione e per la scrittura di un saggio su Marx le venne revocato l’incarico che aveva presso l’Università cattolica di Milano, dove aveva partecipato alla nascita del movimento studentesco. La sua strada si incrociò con quella del Manifesto alla cui avventura partecipò fino in fondo, portando l’originalità dei suoi contributi teorici e politici. Fece parte del PdUP, ma non lo seguì nel ritorno nel Pci alla fine del 1984. Fu a lungo partecipe dell’Unione donne italiane e il femminismo è stata una costante nella sua attività politica e culturale. Come lo è stato il suo impegno per la pace nei movimenti pacifisti, che la portava anche a criticare tutte le terminologie di carattere bellico in uso nel linguaggio politico corrente. E la sua lotta contro i fascismi e i razzismi di ogni tipo, con una presenza attiva nell’Anpi. Ha ricoperto diversi incarichi istituzionali, da assessora a Bolzano a consigliera comunale di Roma, da consigliera regionale del Lazio all’elezione al Senato per Rifondazione Comunista, il partito cui è rimasta legata fino alla fine della sua vita. Una vita che è parte indelebile della storia del nostro paese e della democrazia italiana. Negli ultimi anni è stata grande la sua attenzione verso le giovani e i giovani, cui ha raccontato e consegnato la sua straordinaria esperienza.
IL Cdc si sente vicino ai suoi familiari e a tutte e tutti coloro che l’hanno amata e stimata. Sarai sempre nei nostri cuori e nelle nostre menti, cara Lidia.

References

  1. ^Bitti, l’immagine in miniatura del Paese? (www.democraziaoggi.it)
  2. ^Nessun commento (www.democraziaoggi.it)

Fonte: Democrazia Oggi

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