Lo storico De Luna (UniBo) ci “spiega” sulle pagine del giornale atlantista radicale e interventista “La Repubblica” che la Resistenza non è stata pacifista.
Il problema non sono tanto le parole di De Luna, che appaiono sensate e non di tipo scandalistico. Ma il quadro nel quale sono inserite, a partire dal titolo e dall’insieme dei discorsi in cui quello di De Luna risulta inserito in modo strumentale, serve a contrapporre in modo storicamente arbitrario e culturalmente vacuo pacifismo e resistenza.
I commentatori repubblichini sembrano non sapere che il pacifismo in Italia si è sviluppato in diverse correnti e che, nella sua fase più importante degli anni Ottanta, è stato il luogo di una elaborazione politica legata a un’idea di partecipazione democratica, non istituzionalizzata e non violenta, in opposizione al vecchio pacifismo anni Cinquanta dominato dal PCI. Il punto centrale di questa elaborazione era il superamento degli assetti della guerra fredda nati dalla Seconda guerra mondiale. Inoltre, negli anni Ottanta, in Italia, il pacifismo si è sviluppato in contrapposizione ai movimenti politici degli anni Settanta, intrisi di operaismo rivoluzionario, culto della rivolta e della guerra civile e convinti di essere continuatori della Resistenza come movimento rivoluzionario. Lo stesso nome delle Brigate Rosse attinge in modo abusivo da quella mitologia e vuole appropriarsene. Inoltre, la grande stampa borghese (Repubblica, Corsera, La Stampa ecc.) nel corso di questi ultimi 30 anni ha avvallato l’idea della Resistenza come forma di guerra civile e ha dato spazio a un revisionismo storico che ha messo l’accento sulle vittime della Resistenza con l’intento di squalificarla. Oggi, da questa tradizione di mistificazione, Corsera e Repubblica attingono ancora per strumentalizzare la Resistenza in senso bellicista.
Nessuno ha mai pensato che la Resistenza antifascista fosse pacifista. Semplicemente non poteva esserlo. Non era quello il quadro storico e teorico in cui ci si poteva collocare in quel momento. Era essa stessa un frutto della guerra. Un calice amaro che ha segnato la vita di molte famiglie italiane che si sono sacrificate nella lotta al nazi-fascismo.
L’eredità della Resistenza però non è la guerra ma la pace.
Non è il militarismo ma il pacifismo
Non è il culto della soluzione bellica ma della via pacifica.
Il pacifismo e la Resistenza sono però legati.
Il pacifismo è nato anche dall’elaborazione di quella esperienza.
Il pacifismo è stato una forma nuova di resistenza civile che ha combattuto la violenza come forma di espressione politica interna e internazionale, ha lottato per il disarmo e per una compiuta democrazia.
Dunque, è con orgoglio che ci possiamo considerare partigiani e pacifisti.

Fonte: Democrazia Oggi

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