Andrea Pubusa

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L’altro giorno il presidente della Repubblica Mattarella si è recato alla Base Nato di Lago Patria, in provincia di Napoli, per celebrare i 70 anni della Nato, dove ha dichiarato: «I risultati del lavoro della Nato sono evidenti, primo tra tutti gli oltre 70 anni di pace nel continente europeo. L’Alleanza Atlantica è una pietra angolare della politica di sicurezza, nel coordinamento sempre più ampio con l’Unione europea che intende sempre più contribuire alla stabilità e all’affermazione dei principi dello stato di diritto». L’affermazione non ha avuto alcuna contestazione perché risponde ormai al senso comune. Ma è proprio così? Al tempo dell’entrata dell’Italia nella Nato ci fu una forte opposizione dei comunisti e dei socialisti. Si può avanzare oggi qualche osservazione critica?
In realtà, bisogna vedere quale era la situazione precedente e se fino allora c’era in campo quaalche credibile prospettiva diversa. Or, è ben noto che si usciva dalla guerra contro il nazifascismo, vinta dagli alleati, fra i quali c’era anche l’Unione sovietica, che aveva dato alla vittoria un contributo rilevante, costato oltre venti milioni di morti. Stalin, insieme a Roosevelt e Churchill sedette al tavolo della pace, contribuendo a definire l’assetto postbellico. Il presidente americano, che aveva sostenuto anche finaziariamente e con l’invio di armi. la resistenza dell’URSS,  era orientato a mantenere l’alleanza anche nella ricostruzione, ritenendo che il diverso regime sociale non fosse di per sé di ostacolo alla collaborazione. Certo, la storia non si fa con i se ed i ma, tuttavia è legittimo chiedersi quale sarebbe stato il mondo, senza la rottura, avvenura dopo la morte di Roosevelt e l’ascesa alla presidenza di Truman. Sicuramente non ci sarebbe stata la guerra fredda, pur nell’ambito delle zone d’influenza predeterminate; è versosimile che avrebbero continuato, ad esempio in Italia,  i governi di unità nazionale, che, del resto avevano già positivamente operato nella transizione dalla monarchia alla Repubblica e in Assemblea costituente. La svolta di Salerno di Togliatti s’inseriva in questa prospettiva, che prendeva realisticamente atto degli accordi di pace delle tre grandi potenze vincitrici.
La N.A.T.O., invece, è frutto di un progetto post bellico radicalmente diverso, e cioé origina dalla rottura della alleanza contro il nazifascismo e dall’avvio della c.d. Guerra fredda. In Italia questa svolta ha determinato l’accantonamento del progetto di vero rinnovamento del paese sulla base del dettato costituzionale. Non a caso Calamandrei parlò di “ostruzionismo costituzionale di maggioranza” nella prima legislatura. Non fu istituita la Corte costituzionale, fu salvata così gran parte della legislazione fasvista, e ci fu un continuismo nell’amministrazione, nella quale furono mantenuti, anche in funzioni importanti, i vecchi quadri del ventennio e furono teniti fuori i partigiani o gli intellettuali che avevano partecipato attivamente alla Resistenza. La Costituzione non è stata modificata, anche perché fu battuta la legge truffa, ma ne fu smorzato lo spirito e la carica “rivoluzionaria”. La repubblica italiana non è stata mai fondata sul lavoro e la tensione verso l’uguaglianza sostanziale è stata fin dall’inizio espunta dai programmi di governo, protesi invece verso una transizione moderata a favore delle imprese e dei vecchi gruppi dirigenti.
La Nato fu un presidio del moderatismo, contribuendo fra l’altro a favorire la chiusura in se stessa dell’URSS. Non si può fare la storia controfattuale, ma pare ragionevole affermare che il roosveltismo avrebbe reso il mondo migliore, più pacifico e collaborativo senza bisogno degli strumenti della guerra ferdda, primo fra tutti la Nato. Il 1° marzo 1944 F.D. Roosevelt parlò alla sessione congiunta del Congresso riunito affermando: “La Conferenza di Crimea [Jalta] è stata uno sforzo riuscito delle tre nazioni [USA, URSS e Gran Bretagna] che guidano le nazioni nel trovare un terreno comune per la pace. Dovrebbe significare la fine del sistema di azione unilaterale, delle alleanze esclusive, delle sfere di influenza, dell’equilibrio di potere e di tutti gli altri espedienti tentati da secoli e che sono sempre falliti. Proponiamo di sostituire tutto questo con un’organizzazione universale a cui tutte le nazioni amanti della pace avranno finalmente la possibilità di aderire”.

Fonte: Democrazia Oggi

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