Antonello Murgia - Presidente ANPI Prov. Cagliari

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In vista del Congresso provinciale dell’ANPI  pubblichiamo, per alimentare il dibattito, un primo contributo di Antonello Murgia.

La stagione congressuale dell’ANPI si svolge in una fase delicata della vita politica nazionale, non tanto per il Covid che ha messo in maggiore evidenza carenze e problemi che già preesistevano, quanto per segnali che destano preoccupazione rispetto allo stato di salute della nostra democrazia.
Il gravissimo inedito, nella storia repubblicana, della devastazione della sede nazionale della CGIL è solo la conclusione violenta di un percorso tollerato in modo più o meno consapevole da istituzioni e media e organizzato dalla destra fascista (quella barricadera, ma anche quella in doppio petto che siede in Parlamento) con una serie di iniziative soprattutto di revisionismo storico. Uno dei ritornelli più gettonati dalla destra è: “il fascismo non c’è più dal 1945, che senso ha che ci sia l’antifascismo?” Che è un po’ come chiedere perché si usa il vaccino antipolio se la polio non c’è più. E che dire del Ddl, presentato in Senato dal capogruppo di FdI Luca Ciriani, che prevede di modificare l’articolo 604 bis del codice penale per introdurvi il reato di negazionismo delle foibe con il chiaro intento di mettere la mordacchia agli storici che contestano la ricostruzione fantasiosa che ne sta portando avanti la galassia neofascista? Se l’antifascismo rimane la nostra prima ragione di esistenza, questi fatti la giustificano ampiamente e la confermano come nostro compito principale oltre che, assieme alla Costituzione italiana, pietra di paragone che usiamo per leggere l’impegno nostro ed altrui.
Ma non è solo la violenza fascista a preoccupare: la proposta di Giorgetti della Lega di passaggio di Draghi alla Presidenza della Repubblica continuando a “guidare il convoglio” anche dal Quirinale, con l’istituzione di fatto di un regime semipresidenziale rappresenta uno strappo al dettato costituzionale. Strappo che consente tra l’altro a Giorgia Meloni di rilanciare: “Il Presidente va eletto dai cittadini”. E via a proporre una modifica della Costituzione che trasformi il regime in presidenziale vero e proprio. Ed è complicato difendere la centralità del Parlamento quando non solo i parlamentari, ma addirittura i ministri sono messi di fronte a fatti compiuti, come accaduto di recente, e costretti ad approvare documenti di loro stretta competenza senza averli mai potuti esaminare. E in un Paese segnato dalla crescita delle disuguaglianze, che lettura si può dare della riduzione delle tasse ma solo per chi guadagna più di 28.000 € l’anno? E che dire del d.d.l. per il mercato e la concorrenza 2021-2022 che il Consiglio dei Ministri ha approvato il 4 novembre e che inverte il paradigma sull’affidamento ai privati della gestione della cosa pubblica prevedendo l’obbligo di dimostrare il perché non dell’affidamento, ma del mancato ricorso ad esso? Questa concezione salvifica del mercato, propria dell’ultraliberismo, non è contemplata nella Costituzione e anzi contrasta col 2° comma dell’art. 41.
E’ da vicende come queste che nasce la necessità della proposta che facciamo con il progetto contenuto nel documento nazionale: la proposta di “Alleanza per la Costituzione”. Continuiamo a pensare i partiti come necessari per la dialettica democratica e non abbiamo nessuna intenzione di sostituirci a loro. Il compito che ci diamo è quello d’essere opportunità di dialogo e di confronto per realizzare “uno Stato pienamente antifascista”, come chiedemmo nel 2016 con le proposte che presentammo, assieme all’Istituto Alcide Cervi, al Presidente Mattarella e che finora non hanno trovato grande seguito. La Costituzione deve essere applicata integralmente, i diritti fondamentali incomprimibili devono essere garantiti dal bilancio dello Stato e non devono essere pregiudicati dal pareggio di bilancio che vi è stato introdotto, urge bloccare la tendenza a decostituzionalizzare i diritti sociali e riaffermare con forza il principio di solidarietà, pilastro fondamentale della nostra democrazia. Le Regioni non siano dei “poteri separati e conflittuali” e cessi la “propaganda di secessione delle Regioni ricche”. Le specificità territoriali non possono essere l’alibi per negare l’anima solidaristica della nostra Repubblica.
Il sospiro di sollievo per la battuta d’arresto di sovranisti e fascisti nelle recenti elezioni amministrative non basta affatto a considerarli sconfitti. C’è il macigno dell’astensionismo che va consolidandosi su livelli preoccupanti e c’è una legge elettorale che pochi in Parlamento hanno mostrato di voler cambiare: una legge elettorale viziata da evidenti profili incostituzionali, che non consente la piena espressione della volontà dell’elettore e che ha favorito la nomina, più che l’elezione, degli affiliati al potere di turno ivi compresi affaristi e pregiudicati.
La nostra proposta, di “grande alleanza democratica e antifascista per la persona, il lavoro e la socialità” mette al centro i valori della solidarietà e della prossimità, con lo scopo di trasformare la crisi, acuita dal Covid, in opportunità per il cambiamento rispetto ai “modelli economici e valoriali del recente passato”. Senza questo cambiamento di modelli, la piaga delle disuguaglianze, gravi già prima del Covid, non potrà che aumentare. E il Covid è stato impietoso nel mostrarci le nostre gravi inadeguatezze, prima con l’ecatombe favorita da una sanità pubblica sottofinanziata a favore di una medicina mercantile appannaggio dei potentati privati e poi con l’ingiustificata protezione degli interessi delle Case farmaceutiche che ha finora impedito quella sospensione dei brevetti indispensabile per andare ad una produzione quantitativamente sufficiente e di prezzo contenuto, al fine di garantire la rapida vaccinazione anche delle popolazioni dei Paesi meno sviluppati: perché anche dalla pandemia o ci si salva tutti assieme o non ci si salva.

Fonte: Democrazia Oggi

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