Fernando Codonesu

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Da mesi, nel dibattito politico e non solo, il PNRR (Piano nazionale di ripresa e resilienza) la fa da padrone e non si parla d’altro. Da questo piano pare che dipendano le sorti del sistema economico, politico e sociale dell’Italia.
E forse anche la vittoria del titolo europeo da parte dei ragazzi di Mancini!
Io non ne sono affatto convinto, anzi credo che questo piano sia ampiamente sopravvalutato sui possibili effetti indotti nell’economia e nella finanza e,  a ben guardare, rischia di avere alcuni riflessi deleteri proprio per l’economia e per lo sviluppo dei servizi generali che dovrebbe concorrere a garantire al nostro paese.
Insomma, i 209 miliardi del Recovery Fund, di cui 87 circa a fondo perduto, sono veramente poca cosa, una vera e propria miseria, se confrontati con la miniera d’oro dell’evasione fiscale in Italia, valutata nel range 120 – 180 miliardi di euro all’anno, tutti gli anni.
Ma dell’evasione fiscale non si parla più: è un tabù, sparito dai radar della politica italiana.
Innanzitutto va riconosciuto il merito del governo precedente, a Conte in primis e al suo ministro Gualtieri di essere riusciti, nell’incredulità generale di alcune forze politiche italiane ascrivibili ahinoi al centrosinistra e nell’ostilità manifesta del centrodestra, nella ‘mission impossible’ di cambiare l’orientamento dell’Europa, che fa ben sperare per i prossimi anni, e di ottenere per l’Italia la cifra monstre di ben 209 miliardi di euro, diventati poi 237 con apporti nazionali.
Come è ampiamente noto, ma ribadirlo anche in questo contesto non nuoce, una parte di questi finanziamenti sono a fondo perduto, circa 87 miliardi di euro, e la restante parte è un prestito a tasso più che agevolato, che va restituito.
Per la difficile missione in Europa c’era solo la squadra governativa guidata da Conte e Gualtieri a difendere le ragioni dell’Italia, ma non appena si è capito che il tesoro europeo si stava concretizzando, subito sono entrati all’opera  da un lato gli strateghi della caduta del governo e dall’altro lo schieramento dei 40 ladroni tutt’ora permanentemente all’opera per spartirsi il “malloppo”.
Come ben sappiamo, al governo non c’è più Conte e il colore giallo-rosa (rosso?) di qualche mese fa non è che un timido ricordo.
Il colore politico governativo dominante oggi è il verde lega e il nero dei cosiddetti fratelli (di … Italia), che anche dall’opposizione concorrono vivamente a pennellare le politiche dell’esecutivo.
Draghi è la sintesi del tutto, con la benedizione della confindustria di Bonomi, la quintessenza di un governo apparentemente di unità nazionale, ma in realtà nettamente schierato a destra.
Nei proclami delle forze del centrodestra, di Bonomi e compagnia, nonché di vari epigoni che teoricamente si collocano tra quelle forze dette di centrosinistra il PNRR farà tutto: rimetterà in sesto l’economia italiana, farà aumentare come non mail il PIL e la ‘crescita’ continuerà ad essere il mantra dello sviluppo economico senza limiti, e … si vincerà la guerra del cambiamento climatico, la decarbonizzazione sarà a portata di mano pur di passare attraverso il gas e il nucleare (che follia!) e … riporteremo la pace tra tutti i popoli del mondo grazie alle politiche di Biden, dell’Europa e di Draghi.
Un bel narrare, non c’è che dire!
Se risulta complesso fare ragionamenti scientifici sui temi appena accennati proviamo  almeno a fare alcune semplici verifiche empiriche!
Intanto la Commissione Europea, nelle anticipazioni di Gentiloni, ha rivisto le previsioni economiche al rialzo. Per il contesto italiano si sottolinea che l’attività si è dimostrata “più resistente del previsto”, soprattutto grazie al settore manifatturiero e al cosiddetto ’sentiment’ delle imprese e dei consumatori.
Si osserva, inoltre, che i consumi privati  dovrebbero rimbalzare notevolmente, grazie al “miglioramento delle prospettive del mercato del lavoro e dalla graduale riduzione dei risparmi accumulati”, ma si mette pure sull’avviso che “il ritorno delle entrate turistiche avverrà in maniera graduale”.
Si dà per scontato che i risparmi accumulati dalle famiglie in questo anno e mezzo verranno tutti riversati nei consumi, ma consumi di che tipo e perché non è dato sapere.
Ancora una volta si tratta di auspici o desiderata: più marketing che sostanza.
Infatti, a livello globale continuiamo a vivere in un mondo caratterizzato dall’aumento vertiginoso della ricchezza nelle mani di pochi e della povertà per tanti, per miliardi di persone. Abbiamo oltre un miliardo e mezzo di esseri umani senza acqua e due miliardi senza energia elettrica. La fame e la miseria aumentano in tanti luoghi della terra e la schiavitù è presente tra noi nell’indifferenza di tutti, anche a casa nostra, in questa Italia e  qui in Sardegna. Purtroppo si continua a non voler vedere e si gira lo sguardo altrove!
E non solo. Gli studiosi ci dicono che a causa del cambiamento climatico è più che probabile lo spostamento di almeno un miliardo di persone entro al fine del secolo, altro che le piccole migrazioni in atto; per non dire degli impegni mondiali farlocchi sull’ambiente quando le emissioni continuano ad aumentare, non sono mai diminuite e sono oramai irreversibili.
Se guardiamo la nostra economia diciamo con franchezza che l’Italia non cresce da oltre 20 anni e gli effetti del PNRR ancorché positivi non saranno sufficienti per  invertirne la tendenza e soddisfare almeno una piccola parte delle aspettative che vi si sono riposte.
Nell’ubriacatura generalizzata derivante dal recovery plan ci si dimentica colpevolmente, senza distinzione alcuna tra destra e sinistra, che il Recovery Fund dell’Italia, quella che possiamo definire come la nostra miniera d’oro, è sotto il materasso degli evasori fiscali nazionali.
Una enorme montagna di denaro stimata tra 120 e 180 miliardi di euro annui che si lascia andare, senza uno straccio di lotta efficace contro l’evasione e l’elusione fiscale.
Si capisce che la lotta all’evasione fiscale può presentare difficoltà, ma abbiamo un corpo speciale dedicato, la Guardia di Finanza, che può e deve fare di più, pur di dargli questo compito come prioritario rispetto ad altre incombenze.
E purché le forze politiche, se vogliono riacquistare un minimo di credibilità rispetto all’opinione pubblica, alla società civile e all’elettorato, facciano delle leggi efficaci al riguardo, che sanzionino e puniscano in maniera esemplare sotto il profilo civilistico e penale l’evasione, come reato odioso contro tutti, a differenza dell’oggi che vede lo Stato in grado di recuperare appena l’uno per cento dell’evasione rilevata.
Anche qui il perché è semplice: la legislazione favorisce scientemente gli evasori e vanifica gli sforzi della Guardia di Finanza.
Anche ragionando sulla cifra minima dei 120 miliardi di evasione, basterebbe recuperarne il 70% all’anno per avere tutti gli anni, non solo una tantum come nel caso in esame del PNRR, lo stesso ammontare del contributo europeo a fondo perduto.
Un centrosinistra rifondato dovrebbe ripensare le proprie politiche con il recupero di queste risorse perché ci sono, tutti sanno dove si trovano e la Guardia di Finanza sa come si possono recuperare: è solo una questione di volontà politica su cui tutti nicchiano!
Recuperare queste risorse, almeno il 70% equivale a 84 miliardi di euro all’anno per tutti gli anni a venire, come si vede, altro che Europa!, quale condizione indispensabile per garantire che servizi generali come la scuola, la sanità, i trasporti, il credito, le strade, la sicurezza, il welfare, gli asili nido, le forze dell’ordine, ecc., ecc. permettano a tutti il pieno godimento dei diritti sanciti dalla Costituzione.
Un programma, questo, che permetterebbe di invertire la tendenza demografica negativa in atto da tempo, con la costituzione di nuove famiglie, una ripresa delle nascite e la prospettiva per i nostri giovani di restare qui in Italia per poter realizzare i propri sogni e non andare all’estero per viverci definitivamente e non tornare più nel proprio paese, se non sporadicamente per brevi periodi di vacanza.
Questa è la politica da fare, il resto, tutto il resto, è chiacchiericcio di cui si può fare a meno.

Fonte: Democrazia Oggi

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