Andrea Pubusa

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Risultato pessimo nelle due grandi città sarde al voto. Il centrodestra vince al primo turno a Olbia e Carbonia. Qualcuno può obiettare che non è prorprio così, perché Morittu, neo sindaco del centro sulcitano, è del PD. Certo, ma il PD si è alleato con Udc di Oppi e Psd’az di Solinas, che sono nel centrodestra regionale. La controprova? I numeri, i risultati elettorali. La candidata della destra, Daniela Garau, ha preso un miseria di voti, 1914 pari al 12,95, ossia è stata votata dai fedelissimi della destra, mentre il grosso dei destrorsi ha votato Morittu, tant’è che la Garau, ironicamante, ha detto a Morittu che non gli ha lasciato elettori!
La scelleratezza dell’alleanza del PD è che con gli alleati naturali, Leu e 5 Stelle avrebbe vinto bene ugualmente. Il PD di Carbonia ha, dunque, messo in sella in città la destra delle trame invece di preferire gli alleati nazionali, ossia di formare una lista di centro-sinistra. Non è difficile vedere la linea generale: renziana più che lettiana. E chi sta in cabina di regia? Oppi, Solinas, Cabras, senza visibilie opposizione di Tore Cherchi. Un sindaco sotto tutela? Pare proprio di sì e del peggior notabiliato sardo e sulcitano. Bah! Ridurre la roccaforte del Movimento operaio e della sinistra sarda a oggetto di trattativa deteriore fra personaggi responsabili del degrado della politica in Sardegna è triste! Si è toccato il fondo.

Tonino Dessì

Dai risultati una Sardegna senza speranza

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Elezioni amministrative in Sardegna poco decifrabili in termini di prevalenza dell’uno o dell’altro schieramento o partito.
Affluenza superiore a quella della tornata continentale della scorsa settimana, ma circa il quaranta per cento di aventi diritto non ha votato.
Nella sola città di medie dimensioni, di rilevo anche simbolico, in cui la coalizione di centrodestra e quella fra centrosinistra e M5S si sono presentate canonicamente contrapposte, Olbia, ha vinto nuovamente Settimo Nizzi, di Forza Italia. Resta, come persona oltre che come politico, ancora l’interprete localmente più apprezzato dello spirito del capoluogo gallurese.
A Carbonia (dopo un’esperienza di governo M5S), il Centrosinistra anche al suo interno e il M5S si sono presentati divisi: ha vinto l’alleanza guidata dal PD, ma composta con alcune forze politiche che a livello regionale fanno parte della coalizione sardoleghista.
Centrosinistra a composizione “classica”, invece, ma esternamente sostenuto anche dal M5S, vincente a Elmas con la candidatura a sindaca di una consigliera regionale progressista apprezzata dagli elettori.
Il PD con la rispettiva coalizione locale ha un ottimo risultato a Dorgali (merito senz’altro anche dell’ottima candidata sindaca), battendo una lista espressione della precedente maggioranza M5S, ma un pessimo risultato a Capoterra (candidato un componente di rilievo del gruppo dirigente regionale del partito), dove non parteciperà neppure al ballottaggio.
Il restante panorama è costituito da liste a composizione prevalentemente locale, talvolta tendenti a un’ispirazione progressista, talaltra a un’ispirazione di centrodestra, più spesso espressioni di dinamiche circoscritte alle singole realtà civiche anche dove contrapposte.
Numerosi i comuni in cui si è presentata una sola lista, che ha vinto per superamento del quorum partecipativo, ma sempre nel contesto di una bassa affluenza.
La rappresentazione che sembra di intravvedere è quella di un’Isola in cui anche la vita politica democratica locale è, come dire, ridotta al livello della mera sussistenza, senza che si manifestino una corrente, un respiro di qualche ampiezza capaci di evidenziare un moto, una speranza di ripresa.
Perché così è del resto la condizione “sospesa” dell’intera Sardegna.

Fonte: Democrazia Oggi

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