Fernando Codonesu a domanda del direttore risponde

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Fernando Codonesu, oggi presidente della Scuola di Cultura Politica “Francesco Cocco” di Cagliari, è stato nel Movimento studentesco dell’Universita’ statale di Milano, dove ha conseguito due lauree. Erano i tempi in cui Gino Strada faceva le sue prime seperienze politiche. Forte dunque la curiosità di sentire da Fernando parole su Gino Strada, fuori dalle rituali commemorazioni.

D. Fernando, siamo tutti addolorati e increduli per la morte di Gino Strada, un personaggio straordinario davvero o, più semplicemente, un vero compagno. Tu studiavi a Milano ai tempi del Movimento studentesco, quindi certamente lo hai conosciuto…
R. Si, l’ho conosciuto, ma non approfonditamente.
Certo conoscevo quasi tutti gli esponenti del Movimento Studentesco di Città Studi a Milano, ma avevo molta più familiarità con gli studenti e i vari leader di Fisica e Ingegneria, la mia facoltà.

D. Di cosa si occupava Gino allora?
R. Dirigeva Fronte Popolare, la rivista del Movimento, e anche io scrivevo lì di tanto in tanto.

D. Insomma era un dirigente…
R. Sì, contava molto perché la direzione del giornale voleva dire essere a contatto diretto con il trio Salvatore Toscano, Luca Cafiero e Mario Capanna, i leader riconosciuti del movimento studentesco poi confluito nel MLS, Movimento Lavoratori per il Socialismo.

D. Si occupava solo del giornale?
R. No, amo ricordare che il famoso servizio d’ordine del Movimento, quello noto come i “Katanga”, messo in piedi da Luca Cafiero, filosofo, con l’ispirazione del noto comandante partigiano Giuseppe Alberganti che assunse poi il ruolo di presidente del MLS, aveva come vice proprio Gino Strada, una persona che più buona e mite non si poteva trovare. Dico questo perché per noi il servizio d’ordine era finalizzato a proteggere i cortei, evitare provocazioni di qualunque tipo, presenze di facinorosi e preservare il carattere pacifico delle manifestazioni, tutt’altro quindi che un’organizzazione di picchiatori o di tipo paramilitare.

D. Gino ha sempre dato l’impressione di non essere un personaggio ‘ideologico’. E’ sempre parso un uomo del fare…
R. Proprio così. Faceva parte del gruppo di Medicina che seguendo Maccacaro, quello che aveva fondato Medicina democratica, ne avevano rafforzato la penetrazione ideale non solo nell’università e nel dibattito politico culturale, ma anche nei luoghi di lavoro: si deve a loro la nascita di Medicina del lavoro con tutto ciò che ne conseguì.

D. Un gruppo eccezionale, di altissimo livello…
R. Di quel gruppo ricordo soprattutto quello che per me era il più brillante di tutti e che era in grado di parlare di tutto, Fabio Guzzini, che poteva diventare un grande leader ma che, come Gino Strada, scelse di fare il medico, un grande medico come lo sono stati entrambi.

D. Avevano un solido retroterra idelogico o meglio ideale, ma hanno tradotto le loro aspirazioni in opere…
R. Gino Strada era una persona molto concreta perché, a differenza di altri, veniva dalla realtà operaia e lavoratrice di Sesto San Giovanni e questo, innegabilmente, dà solide  basi per distinguere nettamente e definitivamente da che parte stare al mondo.
Ne hanno già scritto approfonditamente sul Fatto sia Nando Dalla Chiesa che Gianni Barbacetto, entrambi esponenti di rilievo del Movimento. Direi le stesse cose dette da loro per cui è meglio non ripetere.

D. Certo, ma puoi fare altre considerazioni, ti avrà incuriosito la straordinaria creatura di Gino, Emergency…
R. Tutta la sua esperienza con Emergency è nata dopo che ho lasciato Milano, ma è un’esperienza che ho sempre seguito, anche se da lontano.

D. E’ stata un generazione che ha espresso grandi personalità…
R. Proprio così. Gino è uno di quei tanti giovani del ‘68 ben rappresentati nel film La meglio gioventù di Marco Tullio Giordana. Quella gioventù che ha continuato a riversare i propri sogni e le proprie idealità nella vita di tutti i giorni: nel lavoro, nelle professioni, nella scuola, nella sanità, sempre cercando di combattere le ingiustizie, le prevaricazioni, le discriminazioni e spendendosi per chi è più fragile e vulnerabile, per chi ha meno e vive ai margini.

D. A me ha sempre ricordato quelle grandi figure del passato amate dal popolo, senza andare lontano Antioco, il medico nero, esiliato a Solci e martirizzato perché dalla parte dei poveri.
R. Patty Smith, la grande cantautrice statunitense, Gino lo ha definito un ’santo laico’: per me era una persona straordinaria, coerente e testimone di un senso dell’esistenza che ha caratterizzato quel periodo straordinario della nostra vita.

D. Una perdita grave, certe persone non dovrebbero morire…
R. Per la sua morte permettimi una citazione cara alla nostra generazione. Diceva Mao Tze Dong “Tutti devono morire, ma non tutte le morti hanno uguale valore. La morte di chi si sacrifica per gli interessi del popolo ha più peso del Monte Tai, ma la morte di chi serve i fascisti, di chi serve gli sfruttatori e gli oppressori, è più leggera di una piuma”.
Ecco, Gino Strada appartiene alla prima categoria. Per quello che è stato e che ha fatto si può proprio dire che la sua morte è più pesante del Monte Tai.
In realtà, per l’esempio che ci ha dato, mi piace pensare che la sua è stata una vita che ha lasciato belle tracce di sé per tutti: a me piace ricordarlo così.

Fonte: Democrazia Oggi

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