Andrea Pubusa

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Con Luigi Concas davvero si chiude una fase della storia recente dell’avvocatura. Scompare la figura del principe del Foro. Ci sono, per fortuna, ottimi professionisti, ma manca chi ha la palma d’essere il primo, il migliore. Anche con Concas si sono cimentati colleghi non inferiori a lui per abilità, dottrina ed efficacia, ma non tutti avevano insieme eleganza e dottrina pari alla sua. E lui curava questi aspetti in modo quasi maniacale, perché ambiva ad essere il primo e, in fondo, forse ancor di più perché amava intensamente la professione e la docenza.
Con Gigi ho avuto un bel rapporto, prima come prof., poi come collega in facoltà e nel Foro, seppure in settori diversi, infine, credo, come amico. Quando il Consiglio dell’Ordine lo ha onorato per i sessant’anni di professione, ho delineato un ritratto di Gigi, che ora ripropongo, commosso.

15 Marzo 2016

Andrea Pubusa

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A chi - come me - si è iscritto in Giurisprudenza a metà degli anni ‘60 sono capitate tante fortune. Ad esempio d’incontrare professori come Lino Salis, Franco Ledda, Umberto Allegretti, Vincenzo Bonocore, Enzo Cheli, poi giudice costituzionale, per citarne alcuni. E poi un giovane prof. che certo non poteva passare inosservato,  Luigi Concas, che allora però teneva un corso agli studenti di Scienze politiche, ancora inglobata in Giurisprudenza.
L’impatto col Prof. Concas non era facile. Faceva sempre l’avv. e sempre il prof. Sempre in toga e sempre in cattedra! Era difficile con lui, a primo acchito, avere una  relazione normale: in noi giovani incuteva soggezione la sua fama di avvocato, la sua cultura giuridica, il suo modo di fare. Ma il tempo ha sciolto questo diaframma e ha chiarito tante cose. Anzitutto, per noi allora giovani ”contestatori”, Concas si manifestò subito come un democratico, per la sua costante presenza nelle battaglie culturali progressiste. Mentre oggi la si scassa, allora la Costituzione in molte parti era ancora da attuare e lui era sempre dalla parte di chi premeva per l’adeguamento della legislazione, sopratutto sul diritto di difesa, ma non solo. Lo ricordo ancora agitare soddisfatto nell’andito della Facoltà una sentenza della Corte costituzionale (forse la sentenza n. 86 del 1968) che estendeva il contraddittorio nella istruttoria penale.  Ed era sempre invitato e presente ai dibattiti, organizzati talora dagli studenti, sui temi della democratizzazione e della modernizzazione del nostro ordinamento. Mi è rimasta impressa la sua partecipazione ad una assemblea sul terrorismo delle BR. Quando ancora il fenomeno era agli inizi e c’era chi non era con le BR ma neanche con lo Stato (”nè con le BR nè con lo Stato“), organizzammo un’assemblea in Facoltà in cui  presi (aderivo allora al Manifesto) una posizione ferma e appassionata contro la violenza terroristica. Lui, ovviamente, era sulla stessa sponda, ma alla fine del dibattito mi manifestò apprezzamento insieme ad un altro giurista di spicco, Antonio Porcella, allora docente di diritto  del lavoro a Economia, magistrato valoroso, futuro Presidente del Tribunale. Intuiva che solo una rete ampia di ferma reazione civile poteva tolgliere l’ossigeno al terrorismo.
Di Concas mi hanno sempre colpito alcuni tratti. Anzitutto ha sempre avuto il gusto delle garanzie, e questo, per me, è l’elemento che caratterizza il vero giurista. E Gigi lo è in sommo grado perché garantista impenitente. Ha poi l’indipendenza di pensiero propria dell’intellettuale vero. E’ un uomo libero. Non è un caso che Gigi non sia mai stato arruolato da nessuno, che non sia mai stato coinvolto in presidenze o CDA. Ormai quei ruoli si ricoprono solo se si risponde a chi (personaggio politico o gruppo) ti nomina o ti designa. Luigi sta a queste cose come il diavolo all’acqua santa. Un vero esempio nel degrado attuale dei molti prof. e maitre a penser a libro paga, sopratutto della Regione e del governo. Si può osservare che il prof. non avesse bisogno di prebende o gratificazioni, viste quelle importanti della professione e della cattedra. Ed è vero, ma questo aspetto spiega solo parzialmente la sua condotta. E’ sicuro ch’egli si è sempre sentito avvocato e che non avrebbe scambiato con nulla la toga, ma è più vero che è l’autonomia di giudizio che lo ha reso incompatibile con l’intruppamento. E - si badi - fino a qualche decennio fa c’erano anche raggruppamenti “nobili” e virtuosi: pensate ai gruppi della c.d. “Sinistra indipendente”  alla Camera  al Senato, che ha consentito al PCI di mandare in Parlamento i maggiori intellettuali dell’area democratica come Napoleoni o Rodotà.
L’indipendenza ha caratterizzato anche la sua opera di avvocato, rispettoso dei giudice e delle altre parti, ma, al tempo stesso consapevole e strenuo difensore, fino all’asprezza, della propria alta funzione.
In facoltà passava per essere severo ed ho, per molto tempo, condiviso con lui e Luminoso questa fama. In realtà, nessuno più di Concas sapeva  e sa quali delicate funzioni può svolgere un laureato in leggi, quante belle cose può fare, se è all’altezza, e quanti disastri, se è impreparato. Gigi ha sempre visto nel giovane studente l’avvocato, il giudice, il funzionario di domani. Il suo non era malanimo nei confronti dei giovani, ma responabilità verso di loro e verso la società, preoccupazione seria per il loro futuro, esortazione all’impegno serio. Non è un caso ch’egli in tutte le sue interviste torni sempre sui giovani, insista sulla necessità che studino, che siano all’altezza. Certo, nel lassismo imperante, molti al prof. esigente, preferiscono quello che ti dà la pacca sulla spalla e ti manda allo sbaraglio. Ma qui stiamo parlando di un prof. vero, come Gigi è sicuramente stato.
L’altro giorno l’Ordine degli avvocati lo ha premiato per i 60 anni di professione. Mai come per Luigi Concas questo riconoscimento  ha una valenza non solo temporale, pur importante, ma anche profondamente e pienamente sostanziale.
A cento, Gigi!

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Caro amico, a cento non sei arrivato, ma hai vissuto una lunga, bella vita all’insegna dell’impegno libero.

Fonte: Democrazia Oggi

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