Andrea Pubusa

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Francesco nella sua enciclica capioolge in certo senso l’ordine della celebre triade della Grande Rivoluzione e mette per prima la fratermità, non a caso l’ultima e  la più negleta delle tre. A ben vedere liberteé si può intendere in vario modo e ognuno se la gira a suo comodo. Sono per la libertà gli oppressi, ma los ono anche coloro che li opprimono. I primi ritengono che la libertà debba anzitutto essere libertà dal bisogno come base di tutte le prerogative della persona verso gli altri e verso lo Stato. Anche gli oppressori, con molte sfumature, ritengono che la loro libertà non debba incontrare intralci e condizionamenti nè di ordine legislativo nè di natura sociale. Quante polemiche contro i lacci e i laccioli dello Stato, che altro non sono, generalmente, che limiti alla libertà dei ceti dominanti in favore di quelli subalterni o delle imprese in materia ambientale o di salvaguardia della salute dei lavoratori.
E l’egalité quante declinazioni ha avuto? Non si contano. E’meno felssibile della liberté, ma, per esempio, anche in una versione avanzata come la ugufglianza dei punti di parte, come pari opportunità, a quante e a quali disuglianze conduce. Solo che anche l’espereinza storica insegma che coniugare eguaglianza e libertà è complicato, perché la prima non può essere piena se non si linta la libertà dell’impresa o non si toglie a chi ha in eccesso. Il movimento comunista ci ha provato ma ha messo capo al c.d. socialismo reale, dove si era formata una casta di privilegiati  con una compressione ingiustificata delle libertà formali.
E la fraternité? La afraternité è rimasta negleta perché è quella che si presta meno a interpretazioni ambigue. La fraterinté è più della solidarietà che implica, negli ordinamenti, il Welfare sciluppato al massimo grado. Ma è solo solidarietà? O è qualcosa di più? Sì è di più, ma sopratutto è diversa. Nella fratellanza - ce lo dice Franvesco - c’è amore per gli altri. Non c’è solo il desiderio che gli altri vivano accettabilmente bene, c’è l’immedesimazione nell’altro, emerge il concetto di umanità e dunque di amore sociale. Non accogli il migrante perché sei solidale con lui, perché vuoi che sia liberato dal bisogno, che è già molto, no lo aggli perché ritieni che sia parte dell’umanità di cui anche tu come lui sei parte.
Ho sempre pensato che la fraternité non abbi avuto il successo nominalistico di lberté ed egualité perché lo Stato come entità acorporea non può amare, può al più garantire e promuover diriti e uguaglianza (ed è già molto) fraternité implicaa una rivoluzione morale, la creazione dell’uomo nuovo, liberato dall’ego e completamente immerso nel moi, che professava anche l’umanesimo marxista.
Franceso tira la palla avanti e rilancia questa sfida per il futuro, una sfida tanto ardua perché imlpica una rivoluzione integrale, che investe non solo le istituzioni e i rapporti sociali ed economici, ma invetse l’uomo come singolo e come parte dell’umanità.
Ho sempre pensato che se Cristo fosse vissuto oggi sarebbe stato crocifisso prima di compiere 33 anni, ora, leggendo la lettera di Francesco, penso che se non l’avesse  firmata, sarebbe stata dai più liquidata come il delirio di un estremista, un po’ fanatico. Credo che comunque, sotto sotto, la maggior parte degli osservatori e dei politici così la giudichino. Questa convinzione mi induce anche a pensare che quella palla lanciata da Francesco noi dobbiamo spingerla con forza avanti perché è un mezzo di liberazione, non solo religioso, ma lsico.

References

  1. ^Francesco: da soci a fratelli (www.democraziaoggi.it)
  2. ^Nessun commento (www.democraziaoggi.it)

Fonte: Democrazia Oggi

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