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In Italia si perde tempo in chiacchiere e si inventano le cose più bizzarre. Misteri della politica! Miracoli del governo di superMario! Prendete il green pass. Ci stanno importunando giorno e notte con notizie, dibattiti, dichiarazioni quando l’evidenza, 130 mila morti, dicono che ci vuole una legge che stablisca l’obbligo finché la pandemia non sarà sconfitta. Introducono l’obbligo di green pass che è un succedaneio dell’obbligo vaccinale, un obbligo di vaccinazione surrettizio.
Sul fine vita, idem come sopra. La legge è a un binario morto. Eppure il 24 settembre scadrà il termine concesso al Parlamento dal presidente della Consulta Giorgio Lattanzi per colmare il “vuoto normativo costituzionalmente illegittimo” su questo argomento. Una specie di “ultimatum” della Corte Costituzionale, che chiamata a pronunciarsi sul caso di Marco Cappato e DJ Fabo si era resa conto, appunto, di trovarsi di fronte alla mancanza di leggi di riferimento sulla questione. La richiesta della Consulta risale ormai all’ottobre scorso, ma i legislatori restano nell’impasse: ci sono cinque proposte di legge depositate, ma il dibattito non è in calendario nemmeno per settembre.
Una paralisi tutt’altro che casuale, vista la delicatezza del tema. Le divisioni, aspre fino allo scontro frontale, ci sono non solo fra i partiti, ma all’interno dei partiti. E sembra tramontato anche l’escamotage di intervenire solo modificando l’articolo 580 del c.p. (reato di aiuto al suicidio): l’aveva proposto al Comitato ristretto delle commissioni Affari sociali e Giustizia della Camera, il relatore del M5S Giorgio Trizzino, e condivisa da altre forze politiche (Fi e Pd).
La situazione rimane quindi bloccata e prevedibilmente lo resterà nei prossimi mesi. Non c’è da stupirsi, se si ricorda la difficoltà con la quale, a fine 2017, vide la luce la legge 219/2017 sul consenso informato e disposizioni anticipate di trattamento. Una legge esito di un dibattito più che ventennale, a suo modo rivoluzionaria perché afferma in maniera inequivocabile la dignità della persona-paziente e il suo diritto a essere co-protagonista delle decisioni sui trattamenti sanitari. La 219/2017, peraltro tuttora largamente inapplicata, non è stata che un primo passo e non affronta in alcun modo il nodo dell’eutanasia, o delle decisioni sul fine vita. Rimanda quindi anch’essa al successivo intervento legislativo, quello ora impantanato nei veti incrociati del Parlamento.
Ora è evidente l’urgenza di legiferare su questo argomento, che da tempo tocca il tessuto vivo della società, interrogando la coscienza e la consapevolezza del singolo cittadino, suscitando dubbi e dilemmi etici, ma anche creando difficoltà pratiche, concrete, nei rapporti tra cittadini e istituzioni. Difficoltà che spingono a volte verso soluzioni tanto sofferte e radicali quanto, forse, evitabili in presenza di alternative normativamente chiare, dignitose e praticabili.
D’accordo, non è un nodo da sciogliere a colpi di accetta. si può anche ammettere che non debba essere una scelta individuale, solitaria, anche per le implicazioni patrimoniali che spesso ha la morte, ma un percorso semplice e rapido che salvaguardi la volontà e la dignità del malto, è necessaria. Come ha sottolineato anche don Cannavera in una bella intervista a L’Unione sarda,  non si possono voltar le spalle di fronte ad un problema, che investe ogni giorno migliaia di cittadini, come malati, come familiari, come operatori sanitari, che si trovano a navigare in acque infide e sconosciute, dove il legislatore non ha per ora saputo costruire punti di riferimento precisi. Possiamo lasciarli ancora soli?

Fonte: Democrazia Oggi

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