Gianna Lai

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 Verso la giornata della memoria

Oggi, ore 18.00 martedì 18 gen 2022, l’ANPI provinciale di Cagliari presenta via zoom il libro di Gobetti Erik sulle foibe. Presente l’autore.

Entra nella riunione in Zoom

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La storia dei territori di confine, “il confine orientale” e le sue popolazioni durante e dopo il secondo conflitto mondiale. “E allora le foibe?” di Eric Gobetti, 2020, nelle edizioni Laterza, a definire gli ampi contesti che determinarono quelle vicende, dall’occupazione nazifascita alla sconfitta militare dell’Italia. E l’esodo degli istriani, fiumani e dalmati, a seguito della modifica dei confini, come è avvenuto per “le decine di migliaia di profughi dalla Grecia, Francia e Tunisia … vittime del fallimento del fascismo e della sconfitta dell’Italia in guerra”. E poi l’instaurazione di un regime comunista in quei territori.

Capire quelle vicende tornando alla nostra contemporaneità e partire dalla ricerca e dalla lettura e interpretazione delle fonti, contrastando ogni forma di impalcatura ideologica atta a impedire la ricostruzione stessa degli eventi. “Perché si sceglie di usare politicamente un fenomeno storico?” domanda l’autore, confutando innanzitutto la mancanza di un contesto reale in quella narrazione, mai confortata dall’uso di documenti, da un lavoro d’archivio che sia appena testimoninza di ciò che a gran voce si proclama come verità assoluta. Si tratta di modi “che fanno parte del bagaglio memoriale dell’estrema destra”, ecco la prima risposta dello studioso, non di ricerca tesa ad avvicinare il più possibile alla verità chi scrive e chi legge. Piuttosto a riportare al presente una ricostruzione di quei tempi, senza che ci sia la comunità scientifica a riconoscerle un minimo di attendibilità: così, ci fa notare il libro, certi nuovi “divulgatori” in Tv, nella figura in particolare del giornalista Paolo Mieli col suo spropositato numero di vittime attribuito alle foibe. Per dimostrarne ferocia e sollecitare ulteriore condanna dei partigiani titini e della Repubblica Popolare Iugoslava di Tito, forse addirittura contro un preteso comunismo dei giorni nostri. Sicchè quel 10 Febbraio, Giorno del Ricordo, a far da contraltare alla Giornata della Memoria: ancora occasione di scontro, di attacco ai partigiani, non certo seria ricostruzione dei fatti alla luce di un contesto reale. Esattamente come fa l’estrema destra, mettendo in atto tutte le forme possibili del negazionismo di fronte alla Shoah e ai campi di concentramento nazisti.

Tocca a Eric Gobetti, percorrendo la storia del nostro presente, proseguire nella costruzione di un lavoro cui l’intera comunità scientifica riconosce valore, prima di tutto per il suo impegno di rapportarsi agli altri studi sull’argomento, alla stessa ricerca che avviene dentro l’Università, a Cagliari più volte invitato, Gobetti, nei seminari promossi dai proff. Claudio Natoli e Maria Luisa Di Felice, studiosi della storia del fascismo e della Resistenza. Ma questo libro stesso espressione di un “team di storici italiani e sloveni con l’obiettivo di analizzare insieme le delicate vicende storiche che hanno coinvolto i due popoli, nell’arco cronologico 1880 -1956”. Una commissione che, dal 1993 al 2000, produce infine un documento sottoscritto dai due paesi, purtroppo “ignorato in Italia, superato dalla politica della memoria, che prende, in quegli stessi anni, una direzione diversa”.

Allo stesso modo non si sottrae lo storico a evidenziare l’altro corno del dilemma che attraversa la nostra contemporaneità, se il fascismo sembra davvero non voler mai passare: dai crimini fascisti all’estero, rimasti impuniti con la mancata estradizione, responsabili le autorità italiane, di “centinaia di sospetti di cui gli ex paesi occupati chiedevano la consegna”, fino alle forme assunte dai movimenti neofascisti e neonazisti, ben noti a Eric che se li trova di fronte a contestarlo durante la presentazione dei suoi libri.

Ma è “il fenomeno storico nella sua complessità” ad appassionare lo studioso, la ricerca e l’approfondimento della riflessione,“attenendosi alle fonti”. E poi “dovere professionale e responsabilità”, destinato questo libro “a chi non sa nulla delle foibe”, per “contribuire alla conoscenza di quegli eventi dolorosi”. A partire dalle questioni di metodo che l’autore sembra porsi nel paragrafo 1, le foibe e l’esodo fenomeni storici distinti di uno specifico contesto anche geografico: “da dove vengono i protagonisti? Quel che noi italiani chiamiamo confine orientale, oggi diviso fra tre stati, Italia, Slovenia e Croazia, legati da “destino comune nella prima metà del Novecento, a causa di un ripetuto e violento mutamento di confini statali”. Un cenno alla sua storia a partire dai romani, fino a giungere a Venezia, al predominio asburgico e al loro passaggio all’Italia dopo la grande guerra. E ancora, per questioni di metodo e di comprensione della ricerca, il fascismo che “istituzionalizza progressivamente l’assimilazione forzata”, fino a giungere al secondo conflitto mondiale, “la guerra parallela” condotta contro la Grecia e nei Balcani e la sconfitta italiana, ad opera del movimento di Resistenza locale. Così si costruisce la storia, vuole intendere Eric, in tale contesto di violenza e di guerra scatenata dai nazifascisti, che particolarmente infierisono contro le popolazioni locali, come nel resto dell’Europa occupata. La narrazione storica dei fatti e poi ancora violenze perpetrate dagli occupanti dopo l’8 settembre 1943, quando si situa la vicenda delle foibe, anche allora la propaganda nazifascista ad accusare i partigiani titini di averle usate per occultare i cadaveri dei nemici.

Avanti e indietro nella storia a ricordare l’uso politico di questa vicenda, “l’equiparazione con l’Olocausto che si sta affermando sempre di più” e i film dedicati, “Rosso Istria” e “Foiba rossa”. Fino al concetto di “pulizia etnica”, usata dagli stessi Mattarella e Napolitano nella Giornata del Ricordo, attribuito ancora alla Resistenza comunista contro gli italiani tout cour, e che nasce invece nelle guerre iugoslave dei recenti anni Novanta. Ad essere uccisi dai partigiani titini, non la popolazione civile ma i fascisti occupanti, responsabili a loro volta di crimini efferati: i comunisti sloveni e croati affiancati spesso, nella lotta al nazifascismo, dagli stessi partigiani italiani.

E poi il conto dei morti, come se gonfiare le cifre serva ad aumentarne l’importanza. Dice lo storico, probabilmente impossibile giungere a una risposta definitiva su tali numeri, a causa delle identità miste e variabili delle popolazioni di quei luoghi in un contesto di guerra. Sicuramente parte di una colossale resa dei conti, in una certa misura, comune a tutto il territorio europeo: in Iugoslavia, insiste Gobetti, la gran parte delle vittime composta da militari o da persone processate o in attesa di giudizio per collaborazionismo e crimini di guerra.

E foibe e esodo e il loro significato. L’esodo che non è espulsione, ma piuttosto conseguenza della delimitazione della nuova frontiera, dopo la fine del conflitto. Una puntuale descrizione degli eventi, come già sulla parte dedicata alla guerra nazifascista e all’ 8 Settembre, la volontà di espatriare, di fronte alla scelta socialista del territorio iugoslavo. Motivazioni ancora complesse, ma nel contesto di un’Italia fascista che ha perso la guerra: a pagare sopratutto gli italiani del confine orientale, che hanno voluto abbandonare i luoghi di origine.

Una ricca bibliografia ragionata a contribuire a fare di questo libro la lettura basilare per la conoscenza della storia del “confine orientale”, dato che, a differenza di quanto si crede, la storiografia si è ampiamente dedicata a questo complesso di fenomeni, così significativi per la storia italiana ed europea. A partire sopratutto dagli anni Novanta e Duemila, quando si sono addirittura moltiplicati gli studi, anche attraverso ricerche di storia locale che hanno coinvolto, anche a livello popolare, intere comunità di quei territori.

E l’Anpi, nei seminari promossi sull’argomento, come quelli del 2016 e del 4 febbraio 2020, ribadisce che è “compito della ricerca e non della politica”, ricostruire e indagare su quegli eventi: questo fa egregiamente il libro di Gobetti, assumendosi il compito di creare vera conoscenza attraverso la lettura critica, lo sguardo attento dello storico sul nostro più recente passato.

 

Fonte: Democrazia Oggi

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