Amsicora

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Piove, governo ladro!“, la penso così o quasi. Non è certo il destino cinico e baro ad averci dato un governo espressione di un indirizzo politico contrastante da quello emerso dalle elezioni del marzo del 2018. E’ stato Mattarella che ha guidato la barca e come già aveva fatto Napolitano la indirizzata verso un porto sbagliato. E ci è andata anche bene perché non è premier il buon Cottarelli, che sua maestà, dopo le elezioni politiche, si è tirato fuori dal cilindro nella sorpresa generale, ivi compreso lo stesso stupefatto Cottarelli. Ora, voi, che siete diventati tutti costituzionalisti, sapete che il governo deve nascere dal parlamento e che il buon Cottarelli tutto era fuorché espressione di una qualsiasi possibile maggioranza. E così entrato dalla porta principale e’ uscìto alla chetichella da quella posteriore col suo zainetto in spalla. Non aveva neanche un voto nelle camere, benché non manchino nelle due aule i trasformisti, anzi i trapezzisti pronti alle giravolte più azzardate. Come ha fatto a inventarselo il capo?
La consuetudine costituzionale, che è forte quanto una norma, da metà dell’Ottocento dice che dev’essere incaricato a formare il governo il leader del partito di maggioranza assoluta o relativa. Poche chiacchiere, allora - lo sapevano tutti anche noi - era Di Maio. Si è iniziato così ad attorcigliare le cose ed il risulato è che oggi Di Maio, che aveva stravinto le elezioni, conta meno, molto meno del leader (si fa per dire!) del PD, che le aveva straperse. Il seguito è frutto di quella mala partenza e di quella grstione. E Mattarella che c’entra? C’entra, c’entra, perché, fallito il primo governo perché innaturale, avrebbe dovuto sciogliere le camere e andare a nuove elezioni. Ma vogliamo esser buoni e indulgenti con lui? Se non allora quando lo scioglimento? Quando Renzi ha iniziato i suoi intrighi contro Conte. Bastava dire ai quattro venti - come era corretto - che, fatto fuori Conte, si sarebbe tornati alle urne e il mal di pancia sarebbe, come d’incanto, passato senza pastiglie. Invece Mattarella ha formato un governo di unità nazionale reinventando il culto della personalità. Santini e madonne piangenti hanno invaso l’etere e la carta stampata: è arrivato il meglio da ogni: superMario, l’inarrivabile, l’infallibile, e sono arrivati i migliori! E sono arrivati i guai. Come ai tempi di Monti, quando Napolitano non incarico’ Bersani, che aveva vinto d’un soffio le elezioni. Piove, governo ladro!, il covid ha ripreso a galoppare, la disoccupazione a crescere, i prezzi ad aumentare, gli esperti ad essere incerti, gli scienziati ad essere confusi, i presidi a non sapere che pesci prendere, i sindaci a fare di testa loro, i presidenti di regione a disfare l’unità d’Italia e a ricreare i gli antichi stotici staterelli, Solinas, pensando di essere indietro di un secolo (o a carnevale), si è sposato con bombetta e bastone! E dire che nel frattempo c’è stato il rock ‘n roll, i Beatless, il ‘68!
Draghi risulta così il migliore dei peggiori. Ci fa dar ragione perfino a De Luca! E Mattarella con lui. E così il paese è così impazzito che si pensa che su 70 milioni di abitanti non ce ne siano due, con la testa a posto, capaci di sostituirli. E tutti ne invocano la permanenza. Si potrebbe fare come in Russia: Draghi al Colle e Mattarella a capo del governo oppure lasciare tutto com’è! isalta fuori, l’immarcescibile B! Ve l’immaginate la sua foto in ogni caserma e in ogni scuola! Non ci avevo pensato, ma l’impossibile nella mia testa inizia a sembrare saggezza, la follia ragionevolezza. Forse è meglio restaurare la Monarchia, all’inglese, se preferite.

Fonte: Democrazia Oggi

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