Andrea Pubusa

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La riforma della giustizia è uno degli impegni che l’Italia si è presa con l’Unione Europea per ottenere i circa 200 miliardi di euro di finanziamenti del Recovery Fund. E’ pertanto una riforma eteroderetta e necessaria Per elaborare proposte di riforma, Cartabia ha istituito delle specifiche commissioni composte da esperti. Cosa si prevede?

Il processo civile
L’obiettivo finale della riforma del processo civile è, come richiesto dalla Commissione Europea, ridurre del 40 per cento i tempi dei procedimenti civili entro i prossimi cinque anni. La Cartabia, per accelerare e semplificare le procedure, ha intenione di estendere gli istituti della mediazione e della negoziazione assistita, due metodi alternativi di risoluzione delle controversie attraverso un accordo di natura privatistica tra le parti in lite, che alleggerirebbero dunque il carico di lavoro dei giudici ordinari.
Altre modifiche sono previste nelle controversie in materia di famiglia e minori e con il contingentamento dei tempi: la richiesta sarebbe quella «di anticipare già dalla prima udienza le attività istruttorie», di estendere «il tempo limite del giudice di fare una proposta conciliatoria», di aumentare «le competenze dei giudici di pace e i tentativi di scoraggiare i ricorsi» e di facilitare le udienze telematiche da remoto, sperimentate nei mesi di lockdown.
Sulla riforma del processo civile non sembrano esserci contrasti rilevanti tra i vari partiti che compongono l’attuale maggioranza. Più complicata è invece la situazione della riforma del processo penale.

Il processo penale
Si punta anche qui alla riduzione dei tempi: l’impegno che l’Italia si è assunta con l’Europa per l’erogazione dei fondi del Recovery Fund è infatti la riduzione di un quarto dei tempi medi del processo penale entro i prossimi cinque anni. Come nei giudizi civili, anche nei giudizi penali la durata media dei procedimenti in Italia è infatti superiore, e di molto, alla media europea.
Una delle questioni più difficili da risolvere nella riforma del processo penale è la prescrizione, cioè l’estinzione di un reato a seguito del trascorrere di un determinato periodo di tempo. È una forma di garanzia per gli imputati contro l’eccessiva lunghezza dei processi ed è uno strumento che lo Stato può utilizzare quando non è più interessato a perseguire alcuni reati. Tutti i reati possono finire in prescrizione, tranne quelli che prevedono l’ergastolo (principalmente l’omicidio).
La riforma della prescrizione, contenuta nel disegno di legge anticorruzione, il cosiddetto “Spazzacorrotti”, è stata fortemente voluta da Bonafede e dal Movimento 5 Stelle: prevede il blocco assoluto della prescrizione dopo la sentenza di primo grado, sia in caso di condanna che di assoluzione.  Il “Lodo Conte Bis”, presentata dal deputato LEU Conte, prevede il blocco della prescrizione solo dopo una sentenza di condanna di primo grado, e prevede che i tempi di prescrizione siano calcolati dall’inizio del processo nel caso in cui, dopo una condanna in primo grado, ci sia un’assoluzione in secondo grado. In caso di due condanne, una in primo grado e una in appello, la prescrizione viene invece definitivamente bloccata.
La commissione ministeriale istituita da Cartabia ha fatto delle proposte. La prima ipotesi di riforma prevede che il corso della prescrizione (e quindi il suo conteggio) si interrompa per due anni dopo la condanna di primo grado e per un anno dopo la condanna in appello. Se entro quelle scadenze non arrivano le successive sentenze, la sospensione cessa e il calcolo riparte comprendendo retroattivamente il periodo in cui si era interrotta.
La seconda chiede di interrompere la prescrizione con l’inizio dell’azione penale (quando cioè il pubblico ministero richiede al giudice di procedere) e non con l’inizio delle indagini come avviene ora. Prevede anche che scatti l’improcedibilità se si superano determinati limiti temporali in ogni fase del processo: se i processi non si dovessero cioè concludere entro tempi prestabiliti (4 anni in primo grado, 3 in appello e 2 in Cassazione) interverrebbe l’improcedibilità, dunque complessivamente dopo nove anni. In pratica, la prescrizione sarebbe determinata dalla durata del processo, e non più dal tipo di reato.
Oltre alle proposte sulla prescrizione, la commissione ministeriale ne ha presentate anche altre: allargamento dei riti alternativi, riduzione della possibilità da parte dei pubblici ministeri di impugnare le sentenze in appello sia in caso di condanna che di assoluzione, introduzione di principi di maggior rigore per contestare la condanna di primo grado da parte dell’imputato, estensione dell’istituto della “tenuità del fatto” (quando, a certe condizioni, si stabilisce che il reato c’è stato, ma viene meno la punibilità di chi l’ha commesso), maggiore controllo del giudice per le indagini preliminari (Gip) sul lavoro del pubblico ministero, modifiche sul tempo limite per le indagini.

La riforma del CSM
Entro la fine dell’anno è prevista infine l’approvazione della legge delega per la riforma del sistema elettorale e del funzionamento del Consiglio superiore della magistratura, l’organo di autogoverno della magistratura.
La riforma ha a che fare con il sistema di elezione dei componenti del CSM e con il rinnovo dei suoi membri per cercare di arginare, tra le altre cose, il peso delle correnti al suo interno. L’obiettivo dichiarato dal governo è quello di garantire «un esercizio del governo autonomo della magistratura libero da condizionamenti esterni o da logiche non improntate al solo interesse del buon andamento dell’amministrazione della giustizia».
La riforma arriva dopo lo scandalo dell’indagine su Luca Palamara, l’ex consigliere dell’organo accusato un paio di anni fa di corruzione, e il cui caso continua ad avere lunghi strascichi, e dopo il recente caso sulla fuga di notizie che coinvolge l’avvocato Piero Amara.
La riforma della Giustizia potrebbe essere complicata dai referendum sulla Giustizia che saranno presentati dalla Lega di Matteo Salvini con il Partito Radicale.
Riassumto il quadro delle posizioni in campo, che dire?
Anitutto che le lungaggini del processo nascono dall’eccesso dei procedimenti. Il primo tema è dunque ridurne il numeroOra a ben vedere molte cause della moltiplicazione dei contenziosi sta fuori dalle aule di giustizia. Per esempio, in penale, chi realizza una recinzione senza o in difformità del permesso soggiace ad una procedura amministrativa, che mette capo solitamente ad un processo davanti al Tar e ad un processo penale. Un po’ troppo, non vi pare? Basterebbe una seria sanzione pecuniaria e la certezza della demolizione per sanzionare adeguatamente il fatto e scoraggiarne la realizzazione abusiva. Il segreto sta però l’amministrazione. Per rendere efficace la dissuasione occorre un’amministrazione precisa e puntuale. Perchè in Francia e in Germanoa ci sono molto meno contenziosì? Perché l’amministrazione funziona e nessuno fa abusi se sa che avrà una immancabile sanzione pecuniaria e una sicura demolizione. Proprio ciò che manca in Italia. Qui salvo casi eccezionali non si butta giù nulla e  non si paga nulla. Anche la sanzione penale spaventa poco. Spesso interviene la prescrizione, altre volte la pena è sospesa e, dopo qualche anno, puoi avere la riabilitazione. Tante procedure per nulla.
A ben pensarci anche il civile ha spesso origine da deficit dell’amministrazione. Le forze dell’ordine e la struttura comunale si mantiene del tutto estranea alle contestazioni che talora sorgono fra cittadini. Basterebbe un intervento chiarificatore e pacificatore e tanti giudizi civili e penali sarebbero scongiurati. La gran parte del contenzioso nasce da questa assenza dell’autorità puibblica. Tutto viene demandto al giudice, che diventa il terminale di tutte le inefficienze del sistema pubblico, con stimolo alle furbizie dei privati. In ogni contenzioso, di solito, c’è una parte che ha interesse e tirarla per le lunghe ed è quella che prolunga le procedure, spesso con tattiche dilatorie.
Le procedure possono essere sempre migliorate, ma la velocizzazione dipende sopratutto dalla diminuzione del numero dei processi.
Funzionano meno le  mediazioni, che sgravano talvolta il contenzioso, ma sono sempre defatiganti e spesso aggravanom il costo che viene a sommarsi a quello del contenzioso.
Sul CSM ho già detto[1]. Senza un’adeguata moralizzazione della magistratur, ogni speranza e vana. Non funziona neanche il sorteggio.

References

  1. ^già detto (www.democraziaoggi.it)

Fonte: Democrazia Oggi

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