Andrea Pubusa

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Leggo giudizi al limite dell’insulto verso vecchi esponenti della sinistra perché schierati di qua o di là sulla questione dell’invio delle armi. Ci sarebbe addirittura una sinistra autoritaria, stranamente quella che non concorda sull’invio di armi, e ce ne sarebbe una più libertaria, stranamente quella per l’invio delle armi. La prima sarebbe autoritaria perché, in fondo favorirebbe Putin; la seconda sarebbe all’opposto libertaria perché il sostegno dei combattenti ucraino evocherebbe la Resistenza al nazifascismo, la lotta delle Brigate internazionali in Spagna.
Francamente mi paiono giudizi fuori dalle righe, solitamente sforzati, generalmente errati e sopratutto inutili. Chi vuole la pace senza invio di armi con una forte azione diplomatica, non è e non può essere parte di una sinistra autoritaria, chi pensa che la pace sia favorita da una più forte resistenza per salvare l’indipendenza dell’Ucraina non credo sia guidata da un maggior afflato libertario.
Non mi pare che i pacifisti integrali, siano per la resa dell’Ucraina né che chi, nella sinistra (quella vera) vuole inviare armi auspichi una soluzione militare. Penso che, nella sinistra, ci sia la ferma volontà di risparmiare lutti, devastazione, macelleria popolare. E lasciatemi dire sofferenze del popolo ucraino che è il più martoriato, ma anche di quello russo che comunque ha, seppure in modo minore, effetti negativi dalle operazioni belliche. Come non ci piacevano i massacri in Vietnam, non ci dava gioa vedere giovani americani tornare negli States dentro una bara avvolti dalla bandiera a stelle e strisce. eravamo contro le bombe al napalm, ma ci commuoveva la canzone “era un ragazzo che come me…“, e ci commuove ancora.
Ora, con qualunque motivazione, chi ha a cuore il popolo ucraino e quello russo non può che volere una cosa sola: la pace, il cessate il fuoco ora, subito, al più presto. Anche se un sol uomo, una sola donna, un sol bambino viene strappato alla morte, un solo asilo, un solo ospeadele, un solo ponte viene salvato dalla distruzione, questo sarebbe un obiettivo fondamentale per cui vale la pena lottare.
In questa vicenda, ciò che manca ed è pericolosissimo è la volontà forte, decisa di imporre l’unica cosa ragionevole: la trattativa. Non possono i governanti europei riunirsi a Versailles  e non deliberare un’iniziativa risoluta per fermare la guerra nel cuore dell’Europa. Non può Biden sorridere e non far nulla. Non può l’ONU star zitta. Una voce unanime deve levarsi dall’Europa per dire che occorre subito inviare a Mosca e a Kiev una delegazione ai massimi livelli per discutere le condizioni del cessate il fuoco.
Ormai anche noi che siamo modesti componenti di associazioni democratiche sappiamo quale è la posta in gioco: Russia e Ucraina vogliono indipendenza e sicurezza, e riconosciamo che sono esigenze sacrosante, dell’una e dell’altra. Sono esigenze non antitetiche ad una condizione: che l’Ucraina sia neutrale, che non accolga nel suo territorio armamenti Nato. Ora la neutralità non va vista come un male o come una posizione di debolezza se è fondata su un trattato internazionale fra gli attori più importanti, auspicabilmente in sede ONU. Analogamente, l’indipendenza dell’Ucraina e la sicurezza della Russia devono avere la garanzia di un trattato al massimo livello. Questo è un compromesso onorevole per l’Ucraina e per la Russia, da cui entrambe traggono vantaggio e una buona prospettiva per il futuro. I loro popoli vivranno in pace.
Rimangono le zone mistilingue, di frontiera in contestazione da anni. La storia ci ha insegnato che queste sono le situazioni più difficili, ma ci ha mostrato anche modelli istiruzionali (di tipo federale, cantonale e simili) che consentono di assicurare autogoverno e rapporti accettabili con gli stati di riferimento. Non è una soluzione facile, ma è l’unica. E’ una trattativa complessa, resa più difficile dalla guerra, ma non c’è alternativa. Non è una resa dell’Ucraina a condizione che il trattato sia firmato e sostenuto ai massimi livelli internazionali.
Il mondo pacifista per questo deve battersi. Questa forte motivazione, che mette al centro la sorte del popolo ucraino, è la sola che rende possibile vivere l’articolazione delle posizioni come un confronto civile fra persone e movimenti che sanno di battersi per un obiettivo comune: una pace giusta nel tempo più breve possibile. Chi sa fare la pace acquisisce meriti duraturi nella storia (e anche chi si batte per la pace).

Fonte: Democrazia Oggi

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