Andrea Pubusa

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Biden, il presidente stelle-strisce, non l’ultimo dei cittadini al bar, dice che Putin è un macellaio e un criminle di guerra. Molti lo hanno deriso, mettendo in luce la poca lucidità di queste affermazioni. A ruota l’ex procuratrice capo del Tribunale penale internazionale per l’ex Jugoslavia Carla Del Ponte ha chiesto alla Corte penale internazionale (Cpi) di emettere rapidamente un mandato d’arresto nei confronti del presidente russo per le sue operazioni in Ucraina. Putin è un criminale di guerra”, dimenticando che macellerie non diverse il mondo le ha viste in Irak e Libia ed in altri luoghi ad opera degli USA e dell’Occidente e nessuno ha chiesto l’incriminazione dei presidenti americani o dei premier inglesi.
Ma non voglio, anche se meriterebbe approfondimento, soffermarmi su questo doppio peso, voglio solo chiedere e chiedermi se queste affermazioni sono espressione di un pensiero e di una linea politica, che investe la guerra attualmente in corso in Europa. Voglio aggiungere alcuni indizi che suggeriscono una possibile convinzione. Ad un certo punto, in passato, si prese a dire le stesse cose di Saddam. Dopo essere stato amico degli USA in funzione anti Iran, il rais divenne sempre più bersaglio degli americani e degli inglesi. La sua era una dittatura intollerabile, che necessitava di un intervento portatore di democrazia. Lo stesso discorso si fece per Gheddafi, interlocutore per anni dell’Italia, cui era legato da contratti sul petrolio e perfino, per un certo perioro, di partecipazioni in Fiat.  Il presidente libico divenne improvvisamente un dittatore così criminale da meritare d’essere disarcionato con la forza.
Sappiamo com’è andata. Con dei falsi plateali e vergognosi Powel e Blair mostrarono ampolle contenenti la prova delle armi di Saddam capaci di colpire l’Occidente. Un’armata immensa, giunta d’oltreoceano, ha invaso l’Iraq, certo quelle USA erano “bombe intelligenti”, ma la macelleria fu inguardabile e orrenda, come quella Ucraina. Alla fine Saddam fu arrestato e impiccato. Per Gheddafi la fine è stata anche peggiore, linciato mentre tentava la fuga.
In queste vicende ciò che colpisce è che nè gli USA nè l’Inghilterra erano minacciati e neanche la Francia o l’Italia (che addirittura aveva invitato e ospitato Gheddafi a Roma, mentre il vice di Saddam, il cristiano Tareq Aziz, venne in visita, incontrando anche il Papa). La Russia forse ha qualche motivo in più per temere dall’accerchiamento NATO, fatto di missili, carri e uomini ai confini.
Ma non è della diversa situazione russa che voglio parlare, voglio ricordare che l’attacco all’Irak e alla Libia ha voluto non tanto esportarvi la democrazia occidentale, quanto disarticolare quegli stati, che per quanto autoritari, avevano una soggettività internazionale, mantenevano l’ordine interno, tenevano a freno gli estremisti islamici essendo governi laici, e contrattavano con gli altri stati la vendita delle loro risorse. Come molti hanno osservato, agli USA e agli occidentali la cancellazione di Irak e Libia è servito per continuare a disporre delle loro risorse senza dover trattare con un soggetto statuale autonomo.
Tirando le fila di queste semplici e semplicistiche considerazioni, si può dire che l’attacco personale a Putin (anche il nostro Di Maio lo ha definito animale) più forte addirittura di quelli a Saddam e Gheddafi sia l’indice non di demenza senile, ma di una linea politica che punta non (o non solo) alla liberazione dell’Ucraina, ma allo sconquasso della Russia, sul modello iracheno e libico? E questa linea oltranzista, che non pochi estremisti atlantisti enunciano espressamente, presenta dei gravi pericoli per l’Europa e il mondo? Putin e i russi saranno disposti a farsi governare da altri, dagli occidentali? O ricorrearanno a difese estreme, idest nucleari?
Quando il Dipartimento di stato corregge Biden, in realtà vuol dire che la linea “estremista” non è condivisa, non è di tutti ai vertici americani. Sembra voler dire che è in discussione, ma non vincente.
Speriamo che non vinca e che torni il lume della ragione. L’Europa, anziché appiattirsi sulle posizioni d’oltreoceano, dovrebbe sviluppare un’iniziativa di pace. Non vi pare paradossale che questa sia in mano alla sola Turchia di Erdogan (del dittatore Erdogan, parola di Draghi)?

Fonte: Democrazia Oggi

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