Gianna Lai

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Oggi il post domenicale sulla storia di Carbonia, dal 1° settembre 2019[1]

Tra operai e azienda, su campi avversi anche lo scontro politico in preparazione delle liste per il 18 aprile: l’onorevole Chieffi candidato per la Democrazia Cristiana, l’onorevole Corsi per Unità Socialista, a febbraio il Congresso del PSLI, che si dichiara riformista e risolutamente anticomunista.  “Chieffi il ras democristiano di Carbonia”, sardo di Ittiri, che  è anche presidente del Consiglio Superiore delle Miniere, membro del Comitato Centrale della Democrazia Cristiana, ma “collaboratore dei tedeschi per  dichiarazione dell’onorevole Lussu e dell’onorevole Cianca  in Assemblea Costituente”: contro di lui, “per grave collaborazione con i tedeschi,  aperto un procedimento”. Così sulle  pagine de L’Unità della Sardegna  dei mese di febbraio e di aprile 1948.
Ed è già avviata la campagna elettorale quando, al VI congresso nazionale comunista di gennaio, Togliatti si dichiara, “favorevole alla proposta socialista di costituire un fronte popolare democratico e alla presentazione di liste comuni”. Immediati gli attacchi da destra  contro questo nuovo schieramento, cui rispondono, leggiamo  su Giovanni De Luna, gli “appelli alla ragione del vecchio Nenni, -le elezioni  non sono pro o contro Cristo, non pro o contro l’America, non pro o contro la Russia, ma per i Consigli di gestione, per la nazionalizzazione dei complessi industriali, per la riforma agraria…-”  I temi, precisamente,  su cui si sviluppa la campagna del 18 aprile anche a Carbonia, riprendendo i contenuti della mobilitazione quotidiana in  miniera, mentre si inaspriscono i toni tra sinistre e democristiani, e si mantiene dura la repressione delle forze dell’ordine in città, come a livello nazionale.  Così Spriano “anche nei mesi  della vigilia elettorale… scioperi e manifestazioni contro misure impopolari del governo, eccidi di contadini e operai, fenomeni di terrorismo provocati dal fascismo si susseguono” 3).
E nei giornali, “Arresti di operai a Carbonia da parte degli sbirri di Scelba”, denuncia  L’Unità della Sardegna il 13 marzo 1948, che chiama scelbini i poliziotti, “al servizio del brigadiere Scelba”, mentre si allarga nel Sulcis  la protesta, a partire dallo sciopero dei trasporti di febbraio, che coinvolge anche le Ferrovie Meridionali Sarde, controllate dalla  SMCS, per solidarietà con i dipendenti della linea privata SITA.  Fino a comprendere le manifestazioni dei disoccupati, ormai nell’ordine dei 600 in città, fra cui 100 donne vedove di miniera, essendo giunti ad uno stadio avanzato i licenziamenti anche in laveria. E si forma una Commissione nella Camera del lavoro cittadina,  capeggiata dal dirigente sindacale della Camera del lavoro di Cagliari  Mario Corona, quel Mario Corona di Monserrato, già comandante partigiano nel territorio di Empoli durante la Resistenza, la cui denuncia viene indirizzata all’Alto Commissario  e al prefetto, contro gli atteggiamenti tenuti dai dirigenti Angelo Corsi e Stefano Chieffi. Ponendo la commissione, primo fra tutti, il problema dell’alloggio Carbosarda, che i lavoratori devono lasciare immediatamente, una volta licenziati. Dal questore la rassicurazione, in vista di quelle mobilitazioni politiche e sindacali che, per quanto riguarda la voce pubblica sicurezza, “nell’opera preventiva e repressiva, disposti appositi servizi nella zona del Sulcis [dove, n.d.a.], data l’etrogeneità degli elementi che vi risiedono,  son più frequneti i reati: aumentato l’organico di Pubblica Sicurezza a Carbonia”.
All’insegna del controllo rigido sugli operai, dunque, la campagna elettorale per il 18 aprile in città, e sul movimento particolarmente impegnato nella difesa del lavoro e delle miniere, gli stessi temi richiamati da Nenni a livello nazionale. Ed è il Fronte democratico popolare, nato a fine febbraio al teatro Enal, la sede del dopolavoro in  piazza Roma, a riunire le sinistre e promuovere l’attività, in preparazione della importante scadenza. Tra i componenti il dottor Mani, il dottor Maggio, il dottor Reli, l’ing Taddei,  il dottor Giganti e il dottor Giardina del PCI, e Antonio Selliti, segretario della Camera del lavoro, e i sindacalisti Mura e Saba e il professor Maxia e il  segretario del PSI Piloni: questo il Comitato comunale per la difesa delle rivendicazioni popolari, precisa L’Unità del 2 marzo 1948, organismo cittadino del Fronte popolare.  Sulla base di una linea politica che, come ricorda la storica Giannarita Mele, il PCI ha fatto propria fin dal V congresso della Federazione di Cagliari, il 12 e 13 dicembre 1947, quando è proprio il segretario regionale Velio Spano, in apertura, ad affermare che  “La DC in Italia  è portatrice degli interessi delle classi padronali straniere”, e di come l’obiettivo sia di creare anche in Sardegna, “un vasto blocco popolare che raccolga intorno a sé la maggioranza del popolo, per la difesa della libertà, della democrazia, del lavoro, della pace”. E ancora, riprendendo il discorso della professoressa Mele, nell’intervento del segretario federale Giovanni Lay,  l’indicazione  dell’alleanza politica ed  elettorale col PSI e col Psd’A: “è necessario rafforzare i sindacati,  e portare le masse popolari alla lotta per la riconquista dei Consigli di gestione, delle terre incolte, per la difesa delle cooperative e della piccola proprietà, nel vasto quadro degli interessi dei sardi, che solo l’autonomia può garantire”.
E quando in Sardegna il 22 febbraio si  costruisce ufficialmente il Fronte popolare democratico, le adesioni vengono prima di tutto dalla Costituente della terra, dal Comitato in difesa delle miniere e dai Consigli di gestione, oltreché dai più noti dirigenti sindacali e da “alcuni prestigiosi intellettuali come lo scultore Francesco Ciusa, il filosofo Antioco Zucca e, a titolo personale, Emilio Lussu, in polemica con l’ala moderata del Psd’A”.
Il Sulcis pienamente dentro questi temi, secondo alleanze già sperimentate nel suo territorio, mentre si annuncia l’onorevole Li Causi, a marzo in città, segretario regionale del PCI siciliano, su invito di  Velio Spano, segretario regionale del PCI sardo: insieme in piazza Roma, di fronte a un’immensa folla, come leggiamo su L’Unità del 28 marzo 1948, per rinsaldare gli scambi  tra le due isole. Un legame molto forte nel dopoguerra con la città, se pensiamo ai tanti operai siciliani della miniera e alla partecipazione  solidale del Sulcis contro gli eccidi di mafia, 36 i sindacalisti ammazzati dal 1947, fino allo sciopero di solidarietà del 12 aprile, a pochi giorni dalla scadenza elettorale. E di politica si parla, nel contesto di un Mezzogiorno impoverito e oppresso dalle scelte liberiste del governo, e di alleanze contadini e operai, Nord e Sud, temi centrali nella campagna elettorale per l’elezion del primo Parlamento repubblicano in Italia.

Fonte: Democrazia Oggi

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