Gianna Lai

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Oggi domenica nuova puntata della storia di Carbonia, il primo post il 1° settembre 2019[1].

Carbonia continua a crescere tra il 1947 e il ‘48 , intorno ai 17.000 complessivamente i lavoratori in città, 47.000 gli abitanti, secondo la  Relazione sulle condizioni economiche, finanziarie e sociali della Città di Carbonia, già citata.
Ad indicare il possibile futuro della miniera giunge molto significativa, nei primi giorni dell’anno,  la lettera del professor Mario Giacomo Levi presidente dell’ACaI che, con sentimento e forte spirito di collaborazione,  si dichiara  “antico e appassionato studioso dei problemi dei combustibili”.  “Il Carbone, la Sardegna e l’Italia”, appare sull’Unione Sarda del 20 gennaio 1948: “Come presidente dell’ACaI di cui la Carbonifera sarda è la pricipale affiliata, come buon italiano non legato ad alcun partito politico ma soltanto ai vincoli umani e civili del lavoro, dell’onestà e della Patria, credo opportuno di lumeggiare brevemente e schematicamente agli italiani, e particolarmente ai sardi, la situazione in cui si trovano l’indusria carbonifera sarda e quanti vivono e lavorano intorno ad essa…col solo scopo di fare il punto su di un problema nazionale.  Una ricchezza modesta ma notevole il Sulcis che potrebbe, se razionalmente  curata dare all’Italia, per oltre due secoli, il 20-25% del fabbisogno massimo dell’anteguerra…Si tratta di un carbone…che ormai moltissimi industriali sanno e possono adoperare”. E, se ancora troppo elevato risulta il costo di estrazione, si potrebbe  sensibilmente diminuirlo con la razionalizzazione produttiva e con la collaborazione di tutti,  tutti i  “17mila, fra operai e impiegati, che vivono sul carbone sardo”.  L’Italia non può vivere senza il carbone sardo, titola il paragrafo successivo: “Affermo in modo categorico che l’Italia e nessun governo presente e futuro di essa potranno mai rinunciare alla produzione  di carbone sardo,  senza essere tacciati della mancanza del più elementare senso comune, … anche nel caso in cui, nonostante ogni possibile sforzo, il costo di estrazione del carbone  dovesse restare, per l’avvenire, più alto del normale…Aggiungo che questo nostro sforzo in questo senso è un presupposto per lo sviluppo del piano Marshall di aiuti all’Europa, perché il piano stesso presuppone che i paesi aiutati si aiutino anche da sé, con tutte le forze e le risorse disponibili…. Gli sforzi migliori per aumentare la produzione, …in un perido che sembrava di meravigliosa ricostruzione e difettava il carbone, quando da 30.000 tonnellate di produzione  mensile si arrivò ad un massimo di 120.000 tonnellate, per un valore di 750 milioni. Non solo, ma da un anno… si è dato corso allo sviluppo di nuovi impianti, per un miliardo di lire  che, se proseguiti, raddoppierebbero il massimo della produzione raggiunta”. Una ricchezza che è invece simbolo di miseria, titola Levi il passaggio successivo, messo in bella evidenza dal quotidiano sardo, perché ora “il Paese è inondato di carbone estero del quale, quello americano, almeno per un certo tempo,  ci verrà regalato; i porti rigurgitano di carbone, …dubbia la sorte delle masse di creditori più importanti, che sono le masse operaie e impiegatizie, per una somma che si aggira intorno ai 600 milioni mensili”. E, se unico azionista ACaI è il Tesoro dello Stato, proprio ora è tempo di individuare quelli che possono ritenersi i “Rimedi sufficienti:.. finanziamento di nuovi impianti;  istituzione di un fondo di compensazione ricavabile dal commercio del carbone estero per coprire, finchè sarà necessario, le differenze  fra il prezzo di vendita e il prezzo di costo; assegnazione e distribuzione ai consumatori, da parte del Comitato Carboni di tutta la produzione sarda, …il carbone estero, attualmente inviato in Italia, è molto spesso peggiore del nostro; industrializzazione del bacino non appena  la ripresa economica generale e l’aumento della produzione lo consentissero. Tale operazione che forma, e da molto tempo, il sogno diurno  e notturno di chi scrive,  non potrà farsi che col concorso di gruppi e di capitali privati:.. una grande centrale termolettrica e un gruppo di industrie che utilizzino sul posto un milione di tonnellate  annue di carbone declassato, minuto, residui di laveria, minerale di discarica, …. questo complesso dovrà quindi lavorare a costi di rigida concorrenza e potrà farlo soltanto se avremo la pace e se concentreremo i nostri sforzi per abbassare il costo del carbone. Il mio sogno rappresenta uno dei più importanti e realizzabili problemi dell’economia industriale italiana ed ha trovato il consenso di molti autorevoli capi di industria. La sua realizzazione, oltrechè portare un importante contributo  alla valorizzazione del bacimo carbonifero, darebbe un impulso notevolissimo allo sviluppo della Sardegna che diventerebbe, nella sua favorevole posizione geografica, un centro industriale mediterraneo di grande importanza”. Ancora toni amichevoli e di grande simpatia per il popolo sardo nel finale,”ho voluto scrivere queste poche cose in un momento di grande crisi, in un giornale della Sardegna, perché le leggano i miei molti amici sardi……e si conoscano i veri termini del problema che in questo momento è grave e difficile, che è di vitale interesse per la Sardegna e per l’Italia ed ha affascinanti  possibilità di sviluppo. Soltanto con il concorde lavoro di tutti si potrà uscire dalla crisi e realizzare un nuovo avvenire: a questo mirano il mio silenzioso lavoro e  i voti più fervidi del mio cuore”. Prof. Mario Giacomo Levi, Presidente dell’Azienda Carboni Italiani.
In piena campagna  per l’elezione  del Consiglio di Gestione a Carbonia, anzi proprio nel corso delle votazioni stesse, la lettera assume un importante significato, apre senz’altro a nuove prospettive per la statura scientifica dello studioso, Preside del Politecnico di Torino, ed ora alla dirigenza dell’industria mineraria. Ma il governo fa orecchie da mercante, del resto niente interventi mirati in  regione se, ancora  negativamente, risponde De Gasperi “alla proposta del generale Pinna di un piano quinquennale per la Sardegna impostato su costruzioni stradali e ferroviarie, opere di bonifica e di regolamentazione delle acque, impianti idroelettrici, costruzione di luoghi di cura, spesa complessiva di 70 miliardi”, come sottolinea la storica Giannarita Mele nella “Storia della Camera del lavoro di Cagliari”.

Fonte: Democrazia Oggi

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