Gianna Lai

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Oggi come ogni domenica post sulla storia di Carbonia dal 1° settembre 2019[1].

Su “Riscossa” del 21 0tt0bre 1946 intervista all’onorevole Stefano Chieffi,  Commissario ACaI, che parla di imminenti sviluppi  nell’industria mineraria del Sulcis.

Secondo i progetti della Carbosarda, sua produzione attuale 95.000 mila tonnellate mensili di combustibile, “nel prossimo anno ci sarà la ripresa del potenziamento delle miniere,  interrotto durante la guerra. Nel mese di aprile 1945, quando è iniziata la mia gestione, la produzione si era  ridotta a poco più di 28.000 tonnellate  mensili, reclutammo allora maestranze dal continente, in quanto personale qualificato, minatori e armatori. Valutato il loro rendimento, e tenuto conto dei problemi della disoccupazione nell’isola, ho indotto l’azienda a chiudere questa migrazione continentale e proposto l’apertura di scuole di cantiere per abilitare il personale sardo, nonostante molti operai continentali, rientrati nei loro paesi di origine durante la guerra, chiedano oggi di essere riassunti. Attualmente sono allo studio del governo piani e progetti per il potenziamento delle nostre miniere ai fini della ricostruzione nazionale e, per quanto riguarda il completamento degli impianti, si è ripreso quest’anno il lavoro a Cotoghiana Nuova e Seruci, spesa prevista tre miliardi. Ma è necessario costruire nuove case,  completare il centro di Cortoghiana, fino a poter ospitare almeno3600 abitanti, e creare il nuovo centro di Portovesme per 10mila abitanti, da programmare, prossimamente, per complessivi 30mila. Col completamento impianti si potrebbe giunere a una produzione di 1.500.000 tonnellate  annue,  mentre Cortoghiana e Seruci potrebbero produrne  altre 2 milioni. Già adesso, concludendo in tempo la laveria di Cortoghiana,  si potrebbe produrre  due trecentomila-tonnellate di combustibile in più, a partire dal 1947, per passare alle quattro- seicentomila nell’anno successivo. Inoltre le due nuove miniere potranno assorbire maestranze per 14.000 unità, qualche altro migliaio di lavoratori sarebbe impiegato nell’edilizia”. Al centro del discorso, i possibili sviluppi di una  grande industria per la trasformazione del Sulcis, “La consistenza del bacino accertata è di 650 milioni di tonnellate, ed abbiamo già previsto la costruzione di un nuovo stabilimento chimico, per utilizzare in loco il minuto, che rappresenta il 50% della produzione. Infatti il carbone sardo contiene tale ricchezza di sostanze chimiche  da consentire lo sviluppo di attività industriali che si possono concretizzare nella produzione di carburanti, lubrificanti, paraffina, alcooli, ammoniaca sintetica e fertilizzanti e azotati vari: una grande industria chimica, che potrebbe produrre ingenti quantitativi di zolfo,  da convertire eventualmente in acido solforico o solfato ammonico, con un impegno di due tre miliardi di lire che, tuttavia, non costituisce al momento oggetto di richiesta ai rispettivi ministeri, da parte dell’azienda.
E siccome ad oggi, il prezzo di vendita del carbone è insufficiente a coprire i costi di produzione,  chiediamo al CIP un compenso remunerativo e non sottocosto, dato che la concorrenza di carboni esteri, importati tramite l’UNRRA, non ha reso possibile una quotazione diversa dalla attuale,  per cui il Tesoro è costretto a dare mensilmente all’azienda una integrazione di lire 1000  a tonnellata. Teniamo conto che quando questa situazione cesserà, con la fine dei rifornimenti UNRRA, l’Italia dovrà importare carbone dall’America ai prezzi  del normale mercato internazionale. E se è da escludere che paesi europei possano vendere carbone all’Italia, gli 11 milioni di tonnellate per il nostro fabbisogno dovranno essere acquistate in America,  a prezzo superiore a quello stabilito attualmente tramite l’UNRRA, perciò anche il prezzo del Sulcis dovrà essere rapportato a quello del carbone americano”.
E avviandosi il Commissario alle conclusioni, “In questi anni  si è detto che il combustibile Sulcis è mediocre per l’alto contenuto di zolfo e l’alta percentuale di ceneri: il Sulcis è un carbone che si calassifica tra i litantraci (carbone bituminoso scuro a lunga fiamma, del tipo scozzese) con potere calorifero che arriva anche a 7500 calorie, così  come i migliori carboni del mondo. La sua media oscilla intorno alle 6300 calorie, quello americano che importeremo oscilla ugualmente intorno alle 6300 calorie  mentre, per quanto riguarda  ceneri e zolfo contenute nel Sulcis, esse hanno una limitata influenza sfavorevole. E’ vero che il minuto può dar luogo all’autocombustione e non si può conservarlo a lungo. Si potrebbe ovviare all’incoveniente con la bricchettazione, per autoagglomerazione, in nuovi impianti da costruire presso le miniere. Infine c’è da dire che tutto il nostro carbone deve essere utilizzato negli impianti termici particolarmente studiati  a seconda degli usi, e destinati alle ferrovie dello Stato, alle  industrie alimentari, elettriche cementifici, produzione di laterizi, manifatture di ceramiche”. 1).
Una visione ampia e di grandi prospettive per l’occupazione e lo sviluppo della Sardegna, nel quadro ancora rassicurante dei governi di unità nazionale,  ma destinato a venir meno a seguito di più salde intese tra economia italiana e mercato Usa, allora  già così determinante nel nostro Paese. Se ne vedranno presto i riflessi, fin nelle posizioni assunte dagli stessi tecnici e dirigenti SMCS, rispetto alla politica governativa di liquidazione delle miniere e rispetto ai movimenti popolari. Che invece, a queste convinte e convincenti parole del Commissario SMCS, avrebbero dato subito dopo tutto il credito necessario a impostare una vera e propria battaglia di difesa e salvezza delle miniere.

References

  1. ^1° settembre 2019 (www.democraziaoggi.it)

Fonte: Democrazia Oggi

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