Gianna Lai

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Nuova domenica, nuovo post su Carbonia dal 1° settembre 2019[1].
“Una grande conquista dei lavoratori, il Consiglio di gestione alla Carbosarda garantirà la vita a 18 mila famiglie”, così titolava L’Unità, 31 agosto 1947, l’intervista  del dottor Marco Giardina, segretario della Camera del lavoro, che poneva  al centro i temi della crisi sulcitana. “L’industria carbonifera sarda va incontro a un grande pericolo, il normalizzarsi del mercato  mondiale del carbone e dei noli marittimi, che comporta la presenza straniera a prezzi più bassi dei nostri costi di produzione e quindi la condanna del nostro bacino, se non si attua una energica politica dei costi di produzione e di industrializzazione elettrochimica, in modo da utilizzare integralmente il prodotto invece di destinarlo semplicemente alla combustione. I lavoratori, disposti ai sacrifici, pretendono che ad ogni sacrificio corrisponda un miglioramento delle loro condizioni di vita e una garanzia per l’avvenire, che si può ottenere con la diretta, intima partecipazione delle maestranze alla gestione dell’azienda. Il Consiglio di gestione per dare impulso alla industrializzazione elettrochimica del bacino e a una riduzione dei costi di produzione, con un sistema di premi di incoraggiamento alla produzione e di emulazione, attraverso una revisione dei sistemi di  cottimo e di retribuzione in genere. E assicurare la reintegrazione delle scorte  e dei pezzi di ricambio degli attrezzi e delle macchine, per la loro efficienza, e la introduzione di criteri di standardizzazione del lavoro e della produzione mineraria. Lo  sviluppo dell’istruzione professionale  e di iniziative tendenti alla utilizzazione delle maestranze debilitate, in attività più salubri e leggere.
C’è stato su questo, un processo di avvicinamento fra operai e tecnici, i quali hanno assicurato un prezioso aiuto con la formulazione del progetto tecnico per l’istituzione del Consiglio di gestione. La direzione in linea di massima favorevole, così il presidente del Consiglio di amministrazione  onorevole Corsi, così l’amministratore delegato onorevole Chieffi, pur mantenendo qualche riserva sulla struttura dell’organismo, di cui si potrà parlare solo dopo le consultazioni con i ministeri che controllano l’azienda. L’ACaI essendo  azienda a capitale statale, la soluzione del problema presso i ministeri dell’Industria e del Tesoro”.
A detti ministeri e a quello del Lavoro, una missiva  dello stesso  segretario  Marco Giardina il 2 settembre, che fa riferimento alla documentazione finora prodotta  ponendo, al centro dell’azione  sindacale sui Consigli, “la riduzione del costo di produzione” e annunciando l’invio a Roma di una delegazione del Comitato di iniziativa, che il sindacalista spera possa trovare accoglienza  e comprensione da parte del governo. Ed allega Giardina i verbali  degli incontri del 22 agosto, presso la direzione della SMCS, con i rapppresentanti  della Società e dell’Unione Industriali  di Cagliari, (nella persona dell’avvocato Sirchia), della Camera provinciale del Lavoro di Cagliari e della Camera del Lavoro di Carbonia,  della Federazione Regionale Minatori sardi e dei lavoratori della Carbonifera.
Intanto fanno ben sperare le posizioni favorevoli al Consiglio di gestione  assunte dall’amministratore delegato Stefano Chieffi se,  dopo l’incontro del 17 ottobre tra ministro e delegazioni operaie, è ancora Giardina a ringraziarlo, esprimendo  “riconoscimento e soddisfazione per  il prezioso aiuto che Lei…ha voluto dare alla nostra iniziativa”. Nella sua lettera, i nuovi temi della politica sindacale, l’istituzione dei Consigli anche presso gli stabilimenti di diretta emanazione  dell’azienda Carboni Italiani, a partire dalle Ferrovie Meridionali Sarde, essendo appena aperta la discussione sul nuovo organismo presso il Ministero dell’Industria e sui diversi modi di intenderne formazione e funzioni 3).
Ma cambiano le cose con grande rapidità, a novembre Giardina viene arrestato per i fatti Rostand del gennaio di quell’anno, mentre si delinea più chiaramente la resistenza dell’azienda e del governo all’istituzione dei Consigli presso la Carbosarda: decisa la presa di posizione del dirigente comunista Giovanni Lay, su Il  Lavoratore del 27 dicembre 1947, nell’articolo “I Consigli di gestione e di cascina sono argomento d’attualità per le forze reazionarie padronali. I lavoratori in lotta per ottenerne  il riconoscimento, nuovi strumenti di miglioramento economico sociale,  di democrazia e di progresso”. Che così sviluppa il suo ragionamento: “In Sardegna non c’è ancora  una forte agitazione  a causa dell’arretratezza economica  dell’isola e della  mancanza di grandi industrie. Solo i minatori di Carbonia in lotta, esempio che deve essere seguito  dai minatori delle miniere metallifere, dai lavoratori delle  Ferrovie Complementari, della Società Elettrica Sarda, della  Manifattura Tabacchi, dai dipendenti delle Saline, dai  mezzadri di Arborea  e di Sanluri. Perché i lavoratori diventino parte attiva nella direzione dell’azienda, attraverso i loro rappresentanti e migliorino le condizioni  in fabbrica e nei campi. Controllare i costi di produzione e di acquisto delle materie prime e degli  attrezzi da lavoro, controllare che lo sforzo dei lavoratori non sia sabotato dai padroni reazionari a scopo politico. Evitare che aziende attive siano dichiarate passive, solo perché ai padroni rende di più farsi sovvenzionare dallo Stato, i bilanci di certe società falsificati  allo scopo  di opporsi alle giuste  rivendicazioni dei lavoratori. Sopprimere le spese inutili, evitare lo sfruttamento disumano dei lavoratori, evitare i licenziamenti per rappresaglia politica. A Carbonia i minatori  conoscono quante manovre ricattatorie  si tentano in questi tempi a loro danno:  legname per l’armamento delle gallerie che non arriva  tempestivamente, costringendo gli armatori ad andare avanti con mezzi di fortuna insufficienti e con grave pericolo per la vita dei lavoratori,  i tubi per motopicchi che non vengono cambiati se non quando sono assolutamnete inservibili,  pezzi di ricambio non forniti regolarmente, le stesse corde degli elevatori che vengono sostituite solo in extremis. Intanto il carbone giace a lungo nelle banchine di Sant’Antioco per mancanza di mezzi di trasporto e, si dice, per mancanza di richieste,  non essendo il nostro carbone in grado di competere con quello estero. Una grave minaccia pesa sui 18 mila lavoratori di Carbonia, che possono trovarsi, da un momento all’altro, senza lavoro e senza pane. Non è escluso che si tenti di far crollare le nostre miniere  per poi venderle a prezzi fallimentari a qualche società angloamericana. Il Consiglio di gestione è lo strumento col quale i lavoratori impediranno tutto questo. E, d’accordo con i competenti organismi,  troveranno la possibiltà di impiego  di questa ricchezza sarda. Il nostro partito alla testa dei lavoratori sardi  nella lotta per i Consigli di gestione, valido strumento di progresso e democrazia,  atto ad affrontare le lotte per la pace, il lavoro, l’autonomia della Sardegna”.
A seguire, pochi giorni dopo, la nota di  Andrea Satta “I Consigli di gestione organi di democrazia”, di natura molto politica e  in continuità con le esperienze avviate sotto il controllo dei Comitati di Liberazione,  ” Dal punto di vista tecnico essi aprono alle maestranze la strada della comprensione di tutto il complesso meccanismo industriale, …. dal punto di vista politico aprono la strada alla effettiva modificazione di struttura del congegno industriale capitalistico, ….. ponendo in contrasto l’interesse privato e speculativo … con l’interesse collettivo e sociale, di cui le rappresentanze operaie sono le legittime depositarie”. Così come  appare ne “Il Lavoratore. Cagliari 1945-1948″. A cura di Gianni Bonanno, edes edizioni.
Per Giovanni Lay sembra dunque  delinearsi alla fine del ‘47 un cambiamento a livello di dirigenza SMCS, un rifiuto dei Consigli di gestione, rispetto alle posizioni espresse in precedenza, negli incontri con le maestranze. E tuttavia, pur senza il riconoscimento  dei Consigli a livello ministeriale, le elezioni dei rappresentanti le categorie operaie  e impiegatizie furono  fissate dal Comitato di iniziativa per il 20 gennaio del 1948. E Velio Spano avrebbe ribadito la necessità di andare avanti, nonostante il rifiuto della società ad eleggere propri rappresentanti, poichè non si era  neppure  tenuto conto della proposta di istituire un Comitato di collaborazione fra  operai e azienda, pretendendo l’amministratore delegato di investire di tale impegno, onde eliminare, chissà, il conflitto  in fabbrica, direttamente le Commissioni interne. Chiamate a svolgere invece ben altro ruolo, di contrasto cioè alla politica della SMCS, come dice Renato Mistroni ricordando l’intervento di Velio Spano, che verso tale direzione orientava  i dirigenti politici e sindacali a Carbonia.
.Il 22 dicembre la Costituente approva  la Carta  costituzionale, il conflitto sociale  al centro, vero motore della democrazia  e della formazione di nuova cittadinanza .

References

  1. ^1° settembre 2019 (www.democraziaoggi.it)

Fonte: Democrazia Oggi

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