Gianna Lai

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Oggi domenica 2 Maggio parliamo di Carbonia e di miniera, come ogni domenica dal 1° settembre 2019.[1]

Ciò che invece determina il cambiamento in città è l’avanzare di  proposte per la salvezza delle miniere,  gli abitanti innanzitutto non possono non avvertire  il pericolo, non sentirsi direttamente coinvolti e sembrano ora  uscire dalla rassegnazione.  Fin da quel primo Convegno sullo stato delle miniere, svoltosi in città nel 1944, quando l’ingegner  Russo, tecnico ACaI e dirigente locale del PCI, aveva posto nel suo intervento introduttivo la riconversione  economica della zona come unica possibilità di salvezza per il carbone Sulcis e  di sviluppo per il territorio. Poi c’era stato l’intervento di Emilio Lussu, allora Ministro, a definire il modo della riconversione aziendale, onde  restituire anche autonomia alla città. E poi le proposte per l’industrializzazione avanzate, questa volta nelle sedi sindacali e politiche, in particolare  dall’avvocato Marco Giardina,  segretario della Camera del lavoro cittadina , affiancato ancora dall’ingegner Russo, nel luglio del 1945, come scrive Il Lavoratore del 3 luglio di quell’anno. Riprese infine, sempre su Il Lavoratore, dal sindaco Renato Mistroni il 10 novembre del 1945, nello scritto intitolato “Il prezzo del carbone”. Si arricchiva, cioè, la lotta delle maestranze per la difesa delle miniere, di nuove conoscenze,  nuovi progetti, maturati nel rapporto diretto col mondo del lavoro. Cui si aggiunge, in modo del tutto autonomo, ma certamente ancor più chiarificatore per tutti, la proposta dello stesso presidente ACaI Mario Levi che,  nel Consiglio di amministrazione del marzo 1946, preconizza la valorizzazione dei giacimenti Sulcis, “eventualmente con la creazione, quando i tempi saranno migliori,  di impianti per la produzione  di idrocarburi e fertilizzanti azotati” 1)
Ma  sarebbe stato  il Convegno del 1947, organizzato dal Sindacato minatori a Grosseto, a far venire alla luce in modo  drammatico i rischi cui era esposto il Sulcis, di fronte all’invasione del carbone americano,  prospettando la Montecatini stessa, presente all’iniziativa, la revisione in modo del tutto nuovo delle fonti di energia e del loro uso, nel mondo e in Italia.  Mentre Palmiro Togliatti, in piena Costituente,  aveva già denunciato la possibile cessione delle miniere italiane a qualche grossa industria straniera, trust minerari internazionali che dominavano incontrastati il mercato mondiale 2).
Tempi non buoni per una  città mineraria ‘comunista’, e per un’industria caratterizzata da una forte  conflittualità  sociale, mentre il quadro politico nazionale continua ad esprimere segnali ben poco rassicuranti, a cominciare dalla  fondazione del Movimento sociale italiano, il 26 dicembre 1946,  di chiara marca  neofascista. E dall’imposizione al governo italiano, del capo della commissione alleata Ellery W. Stone, di escludere i partigiani comunisti nei nuovi corpi di polizia in formazione. Al punto che nel 1948, “con Mario Scelba ministro dell’Interno, dei circa 20.000 ex partigiani arruolati nella polizia, ne sarebbero rimasti meno di 5000″, come denuncia Giovanni De Luna ne la sua “La Repubblica inquieta”. E si stanno anche aggravando i disagi per la politica deflazionistica del ministro Einaudi, adottata dal governo De Gasperi per tutta la ricostruzione, come dice Franco Catalano in La nuova democrazia italiana dopo il 1945, “alimentando tensioni, proteste e agitazioni”, nelle città e nelle fabbriche e, a livello popolare, in tutto il paese 3).  Queste, a tal proposito, le considerazioni di  Sergio Turone, nella sua Storia del Sindacato, sulle responsabilità di quella politica: “in realtà, una delle ragioni per cui le forze moderate avevano accondisceso a dividere il potere con  i partiti marxisti era stata proprio la copertura che questi avrebbero potuto assicurare nei confronti del malcontento popolare”, pur avendo “i tumulti di piazza, almeno nel Sud e a Roma, talvolta una matrice riconducibile, più che ai partiti di sinistra, ai fermenti eversivi reazionari” 4). E, a completamento del quadro, ancora Franco Catalano che ricorda come fin dal febbraio del 1945, pubblicati su Il Popolo, erano giunti i rilievi della Democrazia cristiana per respingere “con vigore”  una unione tra i vari partiti, che continuasse “al di là della lotta e della vittoria, per la necessità della ricostruzione” 5). Mentre, a livello mondiale, proprio in quell’anno 1946, la politica registrava le prime incrinature delle “grandi alleanze” fra USA e URSS, cui sarebbe seguito, nel 1947, il baratro della “guerra fredda”, rendendo sempre più difficili le intese tra sinistre e partiti di centro anche in Italia.
Solo c’è da concludere, tornando al Sulcis, che, se in maniera stentata qualche segno nuovo viene in provincia dal miglioramento dei trasporti ferroviari, dalla riapertura della Pertusola nell’Iglesiente e via via di tutte le più importanti produzioni, dall’Italcementi all’attività industriale intorno a Cagliari, compresa quella della Birreria Ichnusa, una nota veramente importante di cambiamento, per la Sardegna e per il Sulcis, che fa ben sperare per il futuro di tutti, l’insediamento nel capoluogo, in quel 1946, della Commissione regionale per la lotta antianofelica. Finanziata dall’UNRRA e dalla Rockefeller Foundation,  nei territori oppressi da secoli, avrebbe debellato in pochi anni la malaria, “un evento storico di importanza capitale, per la vita degli uomini e per lo sviluppo dell’isola”, come giustamente sottolinea il professor Girolamo Sotgiu, dando all’avvenimento il giusto ampio rilievo 6). Che avrebbe anche cambiato radicalmente il volto di Carbonia e la vita dei suoi cittadini, l’intera isola liberata dall’incubo dell’epidemia, i territori recuperati alle culture e agli abitanti.

References

  1. ^1° settembre 2019. (www.democraziaoggi.it)

Fonte: Democrazia Oggi

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