Gianna Lai

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Altra domenica, altro post sulla storia di Carbonia dal 1° settembre 2019[1].

Anche a Carbonia il 1946 si apre all’insegna del suffragio universale, si vota per le amministrative di aprile e per l’Assemblea Costituente e il Referendum istituzionale del 2 Giugno. Le donne finalmente al voto, i partiti  impegnati  in un’azione di propaganda a livello di massa, e fortemente politicizzata, già sotto il governo Parri che, a dicembre aveva lasciato il posto al governo De Gasperi, ancora di unità nazionale. In città, e nel resto dell’isola, è necessario spiegare bene come si vota e perché è importante votare, cosa significa libere elezioni, mentre si combatte tutti i giorni per il  lavoro, e come nell’urna si possano esprimano le proprie scelte politiche, si possa sostenere il partito di appartenenza. E cosa voglia dire mantenere salde le conquiste della pace, della vittoria mondiale contro il nazifascismo, dopo 20 anni di oppressione. A sinistra una campagna elettorale unitaria, ‘Votate a sinistra’ lo slogan dei comunisti e dei socialisti  nei comizi e nella propaganda diffusa tra i minatori e i cittadini: in modo fraterno l’impegno di tutti i militanti, non necessariamente specificando sempre per quale dei due partiti votare. Anche se “l’organizzazione di gran lunga più forte del PCI rischiava spesso di stritolarci, come dice il socialista Aldo Lai, ed era ovvio che la maggior parte degli operai si stesse ormai  orientando, a Carbonia, in quella direzione”. E le speranze del “vento del Nord”, retaggio del governo Parri, ad alimentarne la propaganda in città e in Sardegna, dove si stava svolgendo più in generale e per tutti, “un rapido apprendistato di democrazia”, come dice bene la studiosa Giannarita Mele, nella Storia della Camera del lavoro di Cagliari, commentando quell’evento così importante. Al comizio  si affianca la propaganda attraverso la radio, e poi il ‘casa per casa’, nuove reti di relazione per una capillare conoscenza diretta dei quartieri, del territorio e dei suoi problemi. I quattro  i partiti di massa  PCI, PSIUP, DC, PSd’Az, per un radicamento elettorale da costruire subito, una nuova rappresentanza politica, secondo i diversi gruppi sociali di riferimento in città.
Il ritorno al pluralismo dei partiti, infatti, l’evento più significativo del dopoguerra, soppressi dal regime negli anni venti, quando l’esperienza dei comunisti e dei popolari, se si escludono i socialisti,  erano durate ancora troppo poco, ed è lo storico Giovanni De Luna  a titolare “nascita dei partiti” un capitolo del suo ‘La Repubblica inquieta’, come si trattasse di un accadimento affatto nuovo. Nuova la loro politica, adesso, all’insegna dell’antifascismo che li ha tenuti fortemente uniti durante tutti gli anni della resistenza e ne ha posto le basi per una altrettanto robusta, nuova, caratterizzazione di massa. A Carbonia, come a Cagliari e nel resto dell’isola, i dirigenti più importanti del PCI, oltre a quelli locali, sopratutto Renzo Laconi,  Velio Spano e Nadia Gallico Spano, Lussu per il Psd’az, già così presenti e noti tra le masse popolari del Sulcis. E i temi, sempre centrale il nodo di “una rigorosa epurazione”, sono quelli del nuovo Stato democratico, della Repubblica democratica fondata sull’unità antifascista, della lotta per il lavoro e per il miglioramento delle condizioni di vita dei ceti popolari. Forte il richiamo allo sviluppo delle popolazioni sarde che deve avvenire, promuovendone l’autonomia, nel quadro dell’unità nazionale. Municipi e consigli comunali per una profonda democratizzazione amministrativa, politica e sociale di tutta la vita isolana, un’eco di quella  ‘municipalizzazione di tutti i servizi indispensabili alla collettività, …. parola d’ordine che Negarville lancia per il programma comunista alle elezioni”, come si legge su Paolo Spriano, in riferimento a quelle lezioni, nella sua Storia del PCI. E partire dalle lotte già in atto, l’assegnazione delle terre incolte ai contadini organizzati in cooperative, secondo il decreto Gullo del 1944. Fino alla restituzione ai comuni dei beni demaniali, ceduti  ai privati durante il fascismo, da affidare invece a coltivatori e cooperative, fino alla  democratizzazione dei Consorzi, degli Enti di bonifica e del Credito agrario.   Questo doveva intendersi per governo dei comuni al popolo, esaltando, i comizi, la presenza delle donne sarde alle urne,  che venivano sollecitate alla partecipazione e  all’impegno politico, proprio  in vista di un   nuovo governo locale, ancora tutto da inventare e costruire. Ed erano discorsi che  trovano buone orecchie nel Sulcis del dopoguerra, i paesi ancora caratterizzati dalla tradizione agro-pastorale dei furriadroxius, i minatori di Carbonia che, per la maggior parte, da lì provengono e che, in larga misura, lì continuano a vivere, pendolari della miniera. E, contro la gestione aziendale dell’ACaI, il territorio di Carbonia da restituire finalmente alla città e all’amministrazione comunale. E il potenziamento delle miniere e lo sviluppo di imprese ad essa collegate, nell’ambito di un controllo regionale su tutte le attività produttive, dall’industria locale all’artigianato.

References

  1. ^1° settembre 2019 (www.democraziaoggi.it)

Fonte: Democrazia Oggi

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