Gianna Lai

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Domenica, quindi, in questo blog, post sulla storia di Carbonia, dal 1° settembre 2019[1].

Ma  continuano a registrarsi, in quei mesi, prese di posizione molto critiche sulla Carbosarda da parte dei  componenti il Consiglio di gestione, come nel caso di Tomaso Craig che, su L’Unità del 5 aprile 1948,  “Il funzionamento del Consiglio di gestione”, avrebbe messo in luce “l’aperta ostilità con cui l’azienda ha accolto il Consiglio, mentre grande energia hanno dimostrato i rappresentanti dei lavoratori”. E come  esso potrebbe divenire del tutto inutile,  “non avendo avuto  la possibilità  e la libertà di pronunciarsi nelle decisioni  che dovrebbe prendere”. E poi, vera denuncia contro la SMCS, nella descrizone  dell’attività dei  membri consiglieri, presso i vari cantieri della miniera, “dove è apparsa la disorganizzazione che regna ovunque”. Di questo, in particolare, si dolgono fortemente i lavoratori, esposti come sono ai pericoli di infortuni e di incidenti. Infatti,  dalla visita di maggio in laveria, la delegazione del Consiglio riporta “una penosissima impressione, la manutenzione di tutto l’impianto è deplorevolmente trascurata e si può dire che, del montaggio  di quel  grandioso  stabilimento, …. la maggior parte ….. non è …. affatto curata…..Dalla copertura alle pareti sconnesse, al più piccolo impianto zoppicante o intaccato profondamente dalla ruggine,  la laveria si presenta, anche allo sguardo di un profano visitatore, come un ammasso  disordinato di ferraglia vecchia e contorta…. Incompetenza, indolenza, trascuratezza, impossibilità o sabotaggio? Questo si domandano i lavoratori”. Eppure resta fermo, in chiusura del discorso, l’impegno a collaborare  per la ricostruzione di impianti e cantieri in miniera, ribadendo i fondamenti della lotta per il funzionamento democratico dei Consigli di gestione e ricordando infine, il giornalista autore dell’articolo, che la SMCS è industria di Stato, ci si spetterebbe, quindi, maggiore sensibilità rispetto alle questioni sociali  e dello sviluppo dei territori.
Ma la debolezza già insita nell’organismo, privo di riconoscimento politico a livello ministeriale, ne avrebbe presto messo seriamente a repentaglio l’esistenza. In effetti, come dice Vittorio Foa nello scritto “Sindacati e lotte sociali”, apparso sul Volume 5° della “Storia d’Italia” Einaudi, la  Confindustria  era partita, in quel tempo, “all’attacco su due problemi di potere, la liquidazione del blocco dei licenziamenti e la liquidazione dei Consigli di gestione. Quel che importava alla Confindustria era la salvaguardia del carattere capitalistico della ricostruzione che voleva dire, in fabbrica il ripristino delle  prerogative padronali nell’organizzazione produttiva e nella disponibilità della forza lavoro, e nei rapporti politici una posizione di amichevole influenza sul governo, che la gestione Costa seppe realizzare con un costante moderato liberalismo e moderato cattolicismo e sempre rifuggendo dall’estremismo di destra”. Del resto, prosegue Foa, “nel quadro di una linea generale produttivistica e di collaborazione per la ricostruzione, i Consigli di gestione ridussero al livello tecnico il loro collegamento con la condizione operaia in fabbrica,  tennero le distanze dalle rivendicazioni sindacali, perdendo quindi in partenza ogni sostegno di base  e preferirono ricollegarsi coi grandi obiettivi politici generali a livello di governo; essi finirono quindi con l’oscillare da una collaborazione tecnica, che copriva  il potere capitalistico in azienda, a un’astratta protesta contro quello stesso potere. Ma il padronato non era più disposto a tollerare neppure questo”.
Sarà breve perciò la vita del Consiglio di gestione anche a Carbonia,  non potendo  svilupparsi una originale interlocuzione tra i suoi rappresentanti e la SMCS, a metterlo definitivamente in crisi, come vedremo, l’impatto coi problemi di natura politica e sindacale, nei momenti più impegnativi dello scontro tra operai e azienda. Pur non venendo mai meno, nel periodo iniziale, la solidarietà e il sostegno da parte del sindacato e delle sinistre in difesa di quella lotta, sia a livello territoriale che provinciale.  Erano state le Commissioni interne a promuovere “una vasta azione per dar vita ai Consigli, contro l’attuale struttura economica nelle grandi aziende”, durante il Convegno de1 1 febbraio  a Cagliari, cui partecipano personalità politiche e della cultura, “l’onorevole Sanna Randaccio, l’avvocato Siotto, il professor Loddo Canepa, Borghero, consultore del PCI,  relazione introduttiva sui Consigli di gestione del professor Pietro Melis”, come leggiamo su L’Unità del 3 febbraio 1948.
E subito dopo, durante la Settimana dell’unità sindacale e le iniziative organizzate  dalla Camera del lavoro provinciale per la visita di Giuseppe Di Vittorio, Segretario generale della CGIL, in Sardegna. Nell’articolo di Claudia Loddo su L’Unità del 14 febbraio,  si annuncia il congresso “Per la difesa delle miniere sarde”, il giorno dopo ad Iglesias: “E’ necessario un movimento concorde e unitario, che agisca in campo regionale ed autonomistico contro l’asservimento delle nostre ricchezze al capitale straniero e continentale e contro la speculazione padronale”. Il I° Congresso per la difesa delle miniere sarde, organizzato dalla Federazione regionale dei minatori, ha  come scopo la  “salvaguardia del lavoro  e della cultura mineraria, per  rafforzare l’unità tra le maestranze di Iglesias e di Carbonia, spezzando gli intenti divisivi delle aziende”. Commissioni interne  e  rappresentanti del Consiglio di gestione, insieme agli organismi di massa dei partiti, a studiare  un piano di difesa del lavoro nelle  miniere del Sulcis-Iglesiente,  dall’ingegner Moretti la proposta di costituire  un ente regionale sardo per la difesa delle miniere, ed in tal senso l’elezione di un Comitato permanente, mentre si auspica che l’esempio dei minatori della Carbosarda sui Consigli di gestione, sia seguito in tutta la Sardegna. E poi Di Vittorio, a Carbonia, “di fronte a migliaia di lavoratori che gremiscono la piazza, fin dalle prime ore del pomeriggio, parla  dei problemi della città e dell’esigenza di difendere e potenziare le miniere, ribadendo l’impegno del sindacato a sostegno del Sulcis Iglesiente”. Ad affiancare il Segretario generale della CGIL, Renzo Laconi e Velio Spano, ricorda L’Unità del 17 febbraio: forte la denuncia sul numero crescente di disoccupati che toccava allora nel Paese i 2.142.000, ricordando Di Vittorio come con Santi e Pastore avesse appena visitato, nel milanese, le fabbriche più colpite dalla crisi.  E fornendo ai lavoratori di Carbonia il quadro di un’economia  gravemente depressa che, come leggiamo su Paul Ginsborg, si sarebbe mantenuta  tale almeno fino alla seconda metà del 1950″.   E parla  di unità dei lavoratori Di Vittorio, e della loro centralità nella Costituzione appena entrata in vigore, avendo in quegli stessi giorni ricordato, alle oltre 10.000 persone riunite in piazza Yenne a Cagliari, come  tutti i lavoratori d’Italia facciano “proprie le giuste rivendicazioni delle regioni più neglette del Paese, a partire dalla Sardegna e dalla Sicilia”, cui la CGIL avrebbe  risposto sviluppando una grande mobilitazione in difesa del lavoro. Perciò anche a Carbonia   non si ferma  alle miniere l’impegno del sindacato e delle leghe, già coinvolto l’intero Basso Sulcis in preparazione  della “Costituente della terra”, Oristano 1 febbraio 1948, con Selliti a Tratalias, Suella a Villarios, Giganti a Giba. E sempre più vasta la protesta dei contadini in tutta la provincia, da saldare alle lotte degli operai,  in sintonia con le iniziative nazionali: la Costituente della terra a Bologna, il congresso di Napoli sul Mezzogiorno, a Milano il convegno dei Consigli di gestione.

Fonte: Democrazia Oggi

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