Gianna Lai

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Oggi, domenica, post sulla storia di Carbonia, dal 1° settembre 2019.[1]

E poi c’è un’altra grave  minaccia prossima a colpire i cittadini,   secondo prefetto e questore, rappresentanti locali del governo in provincia,  “Viva apprensione  per l’imposta patrimoniale”, ad agosto. E di seguito, a settembre, “permane vivo un certo malcontento a causa dell’imposta patrimoniale che, a dire di molti, colpirebbe  nella stessa misura il piccolo proprietario e il latifondista”.
Il riferimento è alla legge  sull’imposta patrimoniale, approvata il 31 luglio dall’Assemblea Costituente, una volta venuta meno  l’idea, come dice Giorgio Candeloro, di un accertamento dei patrimoni mobiliari: “un’imposta sul patrimonio che diventò, di fatto, un’addizionale ai tributi sui redditi già esistenti”, e perciò, anticipandone lo studioso, gli esiti futuri, “un fallimento il tentativo di risolvere, in parte, le difficoltà finanziarie del dopoguerra, mediante provvedimenti di finanza straordinaria”. Ci aveva provato il ministro comunista  Scoccimarro, durante il governo Parri, con un progetto sull’istituzione di una imposta straordinaria patrimoniale fortemente progressiva, che “avrebbe seriamente colpito la borghesia imprenditoriale ed affaristica”, dice ancora Candeloro, tale  da suscitare forti reazioni innanzitutto nella Confindustria, “l’unico progetto concretamente elaborato da sinistra, per influire nel campo economico-finanziario, in un momento in cui “il vento del Nord” aveva ancora una qualche efficacia”. E tale rischio paventano ancora prefetto e questore di Cagliari, vero leit motiv di questi mesi nelle loro note, pur se a pericolo ormai già scampato: “l’applicazione della imposta patrimoniale e il suo fallimento, rispetto allo scopo per cui era stata originariamente proposta, avvennero dopo la crisi ministeriale del maggio 1947 e dopo la svolta di cui questa fu espressione nel campo politico e in quello economico”, per prendere ancora a prestito le parole di Giorgio Candeloro in chiusura dell’argomento. Che tuttavia continuò a mantenersi centrale nelle comunicazioni del prefetto, come a voler sollecitare provvedimenti di natura esattamente contraria alla tassazione sui patrimoni.
Ancora grande la preoccupazione, se non addirittura lo sdegno, nei confronti della “marcia del pane”, così definita da CGIL, PCI, PSI e UDI la manifestazione del 20 settembre 1947: i promotori vogliono creare “un’atmosfera  alquanto riscaldata”, in violenta opposizione con l’onorevole De Gasperi; ma è pieno il fallimento della manovra comunista, sempre secondo la questura, mentre proseguono “i comizi della sinistra contro la politica del governo”. Nessuna apprensione, invece, ad accompagnare l’annuncio sulla nascita del Movimento Sociale Italiano, laconico, potremmo piuttosto definirlo; come al solito forte l’enfasi posta a sottolineare l’importanza degli aiuti americani in provincia .
La comunicazione di ottobre segnala, per la prima volta, una “diffusa psicosi di guerra che  rende poco tranquilla la vita quotidiana”,  mentre prosegue ancora per tutto l’anno il razionamento e resta molto grave, “per dichiarazioni reiterate delle autorità”, la crisi delle industrie e del commercio in provincia,  così come la crisi alimentare, acutizzata dal “dilagante borsanerismo”.  Sopratutto perché, secondo il questore, “le condizioni precarie dell’industria e del commercio, danno motivo ai partiti dell’opposizione  di speculare su una vertenza  di facile soluzione, organizzando scioperi e manifestazioni di protesta non intonati ai nuovi principi democratici e non giustificati da serie ragioni”. Così lo sciopero dei dipendenti delle Società Tramvie Sardegna, in cui “è prevalso quel cieco interesse di parte, caratteristica prima di quasi tutte le agitazioni che, il più delle volte, destano una non comune apprensione nella massa”.
E si sente più tranquillo il questore, perchédi fronte alle “agitazioni di questi ultimi tempi,  accompagnate in qualche città  della penisola  da violenze, e  organizzate anche in questa provincia dai partiti di sinistra, tendenti a scardinare  con la forza una unione politica  in continuo assestamento…..ha tenuto desta l’attenzione della provincia  l’idea di una tregua tra i partiti, condivisa dagli esponenti politici locali. Grazie anche alla politica finanziaria del governo, posta in relazione con gli aiuti forniti dall’America”. Ma se “le  masse aderenti ai partiti di destra plaudono,  le sinistre ostili al sistema adottato dal presidente del Consiglio, considerano le sue direttive in materia, come sintomo di asservimento  alla nazione americana che, invece, grazie all’attuazione del piano Marshall tenta di sollevare le disagiate condizioni degli Stati europei”.
Sotto la voce attività dei partiti, lo sciopero generale a Carbonia, di solidarietà con gli scioperanti della penisola: “solo elementi socialcomunisti han partecipato alla  manifestazione, arringando i dimostranti in numero  alquanto limitato”. Dal canto suo “la Dc, grazie all’attività del governo, che svolge una paziente e cauta politica generale, rafforza sempre più la sua posizione morale e gode di stima e fiducia nelle numerose masse di destra, che ne approvano il programma,  e il dignitoso contegno degli esponenti”.
Per poi tornare alle dolenti note, sotto la voce Pubblica opinione: “I disordini che hanno funestato la penisola con scioperi e agitazioni, impressionano la popolazione che li considera frutto di errori in cui incorre  l’estrema sinistra, che ripete la tattica politica del passato, per portare la Nazione alla dittatura. Lo sciopero del 18 novembre, una folla composta da elementi socialcomunisti, specie nei centri minerari del Sulcis, per inscenare la protesta contro l’arresto, a seguito di mandato di cattura, del segretario della Camera del Lavoro Marco Giardina. Perdura nel Sulcis lo stato di malumore tra i minatori in quanto, trascinati dagli esponenti dei partiti, si abbandonano, per ogni futile motivo,  a scioperi inconcludenti o a insensate agitazioni, che degenerano  per l’intervento delle forze di polizia”.
E dapertutto in svolgimento i “comizi comunisti per celebrare il trentesimo anniversario della rivoluzione  russa”, anche nel Sulcis. Dove, lamenta ancora il prefetto, onde sollecitare interventi politici dall’alto “la corrente democristiana  dentro la CGIL non ha praticamente  peso, ….. e nella Camera del lavoro di Carbonia,  si limita a svolgere, pel tramite delle ACLI, un’attività marginale, come essa stessa dice, parasindacale,  nei confronti delle masse lavoratrici”.
Come se la Carta costituzionale  che si sta per varare, non ponesse il conflitto sociale a fondamento della crescita democratica, come se non fossero i partiti ad aver fatto la Resistenza e aver contribuito alla Liberazione e a sedere ora  in Assemblea Costituente, sembra emergere, dalle relazioni prefettizie e del questore, un vero disprezzo per la rappresentanza politica, di sinistra naturalmente, e per la rappresentanza sociale. Lavoratori e luoghi di lavoro, scioperi e protesta solo questioni di puro “ordine pubblico”, come ancora  si legge a titolo dei paragrafi, nelle Relazioni del rappresentante di governo.  E la protesta per l’arresto di un Segretario della Camera del Lavoro e le agitazioni di operai e contadini contro la fame,  “futili motivi per scioperi inconcludenti”, a denunciare un sostrato ideologico da ventennio fascista, ancora forte fra questori e prefetti. Che nel rappresentare  lavoratori in sciopero e sinistre all’opposizione come pericolo sociale permanente, pretendono ancora di negare la vera natura di classe dello scontro: classe  operaia organizzata e impegnata a costruire  nuovo potere nella gestione della fabbrica e del Paese.

Fonte: Democrazia Oggi

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