Marco Billeci 

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Il Tavolo contro l’Autonomia differenziata, insieme a partiti, movimenti, sindacati e associazioni si preparano a scendere in piazza per protestare contro le mosse del governo Draghi per rimettere in moto il processo di cessione delle competenze dello Stato ad alcune regioni, dal Veneto alla Lombardia.
Il governo si starebbe preparando a introdurre forme di autonomia differenziata lontano dai riflettori, usando la manovra come “cavallo di Troia”. È l’allarme lanciato dal ”Tavolo contro l’Autonomia Differenziata” che raggruppa partiti e movimenti politici, associazioni, sindacati e personalità, contrarie alla cessione di ulteriori competenze dallo Stato alle Regioni.  L’attenzione si concentra in particolare su alcuni articoli della legge di bilancio e su un testo collegato che dovrebbe disciplinare la materia i cui contenuti – denunciano i promotori del Tavolo – sono ancora oggi oscuri. “Tutto viene fatto dal governo, senza possibilità di modifica. come se il parlamento non esistesse più, questo è eversivo”, attacca il senatore del gruppo Misto Gregorio De Falco, durante una conferenza stampa in Senato. L’evento è stato organizzato per lanciare la mobilitazione in piazza Santi Apostoli a Roma il prossimo 21 dicembre, quando le sigle raggruppate nel Tavolo manifesteranno sotto lo slogan: “L’Autonomia differenziata fa male al Paese”.
Il tema è entrato nel dibattito pubblico nel 2017, quando con un referendum consultivo Veneto e Lombardia hanno chiesto allo Stato la competenza esclusiva su ventitre materie, dal fisco alla scuola, dall’ambiente ai beni culturali. Da allora si è aperta una trattativa tra l’esecutivo e le due regioni, a cui nel frattempo si è unita anche l’Emilia Romagna. La questione ha attraversato i diversi governi, senza ancora trovare un punto di caduta finale. Il timore di chi protesta è che ora il governo Draghi voglia arrivare a definire quali competenze trasferire alle regioni attraverso delle scorciatoie, senza passare dal confronto pubblico in parlamento. Tra i punti contestati, ci sono gli articoli della manovra che stabiliscono i Livelli Essenziali delle Prestazioni (Lep) per asili nido e altri settori. La definizione dei Lep è considerata un presupposto per portare a termine il processo di Autonomia Differenziata. Questi infatti dovrebbero rappresentare il livello garantito di servizi, che lo Stato assicura su tutto il territorio nazionale, in modo da non provocare eccessivi squilibri tra le Regioni, anche dopo la cessione delle competenze. “La questione dei Lep non può essere affrontata in modo frazionato e frammentato, buttando lì tre o quattro articoli in legge di bilancio. I Lep non possono essere la foglia di fico dietro quale far avanzare l’autonomia”, protesta la costituzionalista Marina Calamo Specchia, intervenendo nel corso della conferenza stampa. Secondo la docente, di fronte all’impossibilità di garantire le risorse necessarie per rendere concreti i Lep, il rischio è che si arrivi a una vasta privatizzazione dei servizi pubblici.
Più in generale, viene criticata l’idea stessa di concedere maggiore autonomia a determinati territori perché, spiega l’insegnante e coordinatrice del Tavolo Marina Boscaino ”si passerà dal famoso ‘Prima gli Italiani’ della Lega a ‘Prima i Veneti’ o ‘Prima i Lombardi”. Prendendo l’esempio della scuola Boscaino prefigura uno scenario per cui per esempio “il Veneto chiede tutte le competenze, dal reclutamento ai programmi.  Se le ottenesse, i professori costretti all’obbedienza dovranno insegnare secondo le indicazioni dei vertici della Regione”. Gli organizzatori della protesta respingono la narrazione per cui le differenze tra Nord e Sud sarebbero dovute soprattutto all’incapacità del Meridione di impiegare bene le risorse a disposizione. “In base alla spesa pro capite per asili nido, un bambino meridionale vale un quarto di un bambino del Nord Ovest e un quinto di un bambino del Nord Est”, dice  Andrea Del Monaco, esperto di fondi europei.  E prosegue: “Se viene approvata l’autonomia differenziata, la situazione peggiorerà”. Secondo il costituzionalista Massimo Villone: “Il Pnrr doveva essere un’occasione per riequilibrare i rapporti tra Nord e Sud e invece rischia di essere un’occasione persa, forse l’ultima”. Conclude Villone: “Dire che ‘le cose nostre ce le vediamo noi’ è uno slogan che si vende bene. Non tutti capiscono però che questo significa spesso gestire i servizi in modo inaccettabile”.

Fonte: Democrazia Oggi

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