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Un gruppo di intellettuali e docenti ha lanciato un appello per la scuola, cui hanno aderito già migliaia di persone. Ecco di cosa si tratta.

C’è aria  di ripartenza (vera o auspicata). Il dibattito pubblico s’infiamma. Priorità alle attività produttive! Questo è l’imperativo categorico, non immotivato, anzi imposto dalla crisi che investe vasti settori della popolazione. Dunque, sul come e sul quando riaprire si rincorrono giornalmente notizie, appelli, dichirazioni, riflessioni. E sul fronte della scuola? Pare che ci sia la precedenza di altri settori. La questione scolastica è ai margini dell’agenda politica del governo.

Eppure, - come riporta il Manifesto - da qualsiasi prospettiva la si voglia osservare, la scuola coinvolge una percentuale sensibile della nostra popolazione, circa dieci milioni di persone, e l’attendere soluzioni che non sembrano arrivare non fornirà certo maggiori vantaggi a una necessaria programmazione dei rientri.

Sì, perché riaprire si deve, con tutte le garanzie che la situazione richiede: solo attraverso la didattica in presenza, infatti, è possibile ripristinare in modo sicuro  il diritto fondamentale sancito dalla nostra Costituzione, e sacrosanto tanto quanto il diritto al lavoro: quello all’istruzione.

Durante tutta la Fase 1 la scuola ha saputo reinventarsi attraverso l’aiuto della Dad (didattica a distanza), onorando il proprio impegno a non perdere nessun alunno/a, a cercare di raggiungerlo/a, superando non solo il divario imposto dalla distanza fisica, ma soprattutto quello so4iale, che  incide in modo più acuto e subdolo sull’accesso reale al diritto allo studio.

Tuttavia, non si può  ipotizzare, come alcune voci oggi provano a fare con toni entusiastici, che questo tipo di didattica possa essere prolungata ad libitum.

La didattica virtuale è stata la cura nella fase acuta dell’emergenza, ma la scuola recupererà pienamente il suo ruolo e la sua efficacia solo quando si potrà rientrare in aula e questo presuppone un piano che consenta di lavorare in piena sicurezza riprendendo il lavoro in presenza.

Entrambe le condizioni, sicurezza e presenza, sono ugualmente necessarie, e non possono essere considerate come in alternativa una all’altra.

Anche perché è utile ricordare che è stato proprio in virtù del rapporto pregresso creatosi tra classe e docente che il ricorso alla Dad ha potuto funzionare.

Così come la sanità pubblica, anche l’istruzione ha pagato a lungo il suo pesante contributo attraverso i tagli perpetrati in modo miope e pericoloso da i nostri governi. (Secondo i dati dell’Ocse, l’Italia spende per l’istruzione e l’università circa il 3,6% del Pil, quasi un punto e mezzo in meno rispetto alla media degli altri Paesi, pari al 5%.)

È sotto gli occhi di tutti la condizione inadeguata della maggior parte delle strutture, il numero troppo elevato di alunni per classe, il tasso preoccupante di dispersione scolastica, che nel nostro paese arriva al 14,5 % (Rapporto ISTAT SGDS 2019). Problemi annosi, già ben radicati prima dell’emergenza Covid 19, ma che oggi emergono in tutta la loro gravità ed evidenziano ancor di più la necessità di investire seriamente e programmaticamente nella scuola.

Oggi più che mai, la scuola non può pagare ulteriori scotti, ma deve essere, tanto quanto il lavoro, al centro della ripartenza del Paese, con politiche programmate e investimenti.

Ecco, dunque, l’appello.

I/le  firmatari/e chiedono perciò al Governo:

  1. che ponga la questione della scuola come prioritaria nella sua agenda;
  1. che le strutture scolastiche siano messe in condizioni di agibilità e sicurezza, e si trovino soluzioni condivise e organizzate per permettere la ripresa delle attività curricolari senza rischi per gli/le studenti, il personale Ata, il corpo docente;
  1. che si adoperi attraverso i necessari investimenti per la riapertura delle scuole a settembre 2020;
  1. che si lavori perciò per tornare alla didattica in presenza, l’unica che può garantire un reale e democratico diritto all’istruzione;
  1. che siano nuovamente gli organi collegiali a decidere le modalità e le linee di insegnamento all’interno degli istituti.

Non esiste un apprendimento valido che non presupponga un dialogo, un ascolto, un’attenzione, un contatto tra insegnante e studenti. La presenza è stata e resta il canale per la vera condivisione educativa.

L’appello è già stato firmato da intellettuali e docenti di ogni ordine e grado. Firmiamo anche noi.

Fonte: Democrazia Oggi

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