Maria Ficocelli Varracchio

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Dopo il post di Rosamaria Maggio[1] proseguiamo la riflessione sull’educazione civica nelle scuole con questa testimonianza sul campo, nella scuola.

Istituire con la ‘92 una nuova disciplina di 33 ore è stato intervento legato alla percezione della crescita dell’aggressività negli adolescenti, voluto peraltro in maniera trasversale da tutti i partiti, che non corrisponde ad alcuna logica ordinamentale.
Costruzione di cittadinanza, intesa come formazione del cittadino, si faceva ancora prima della ‘92 ed erano coinvolte in questa operazione tutte le discipline nella loro valenza formativa. Io, in qualità di insegnante di discipline giuridico-economiche, sto procedendo nelle mie classi con il mio curricolo supportata dalle\i colleghi del consiglio di classe nella elaborazione di unità didattiche (una collegialità a dire il vero poco organica e frammentata così come le stesse Linee guida). Percorsi ad esempio sull’etica nel digitale, sull’Infodemia, percorsi che hanno richiesto ben più ore delle 33 stabilite dalla legge.
Nelle classi del tecnologico dove gli ordinamenti non contemplano le discipline giuridiche ed economiche coordino progetti tesi a colmare questo vuoto disciplinare ad esempio con tematiche di economia politica (il mercato\ i sistemi economici\la domanda e offerta di lavoro) o con l’approfondimento degli organi costituzionali.
In qualche modo cerco di colmare il vuoto sulle competenze economico giuridiche che però non vuol dire creare competenze di cittadinanza tout cour (se un alunno conosce alla perfezione il meccanismo di delega democratico o le disfunzioni del mercato non necessariamente avrà conseguito competenze di cittadinanza nel senso più ampio del termine). Diverso è lavorare su come uno studente agisce la cittadinanza attraverso il protagonismo democratico, come fa suo il bagaglio dei diritti garantiti dalla Costituzione e ancor più dei doveri di solidarietà economico\giuridico\sociale (conoscere perfettamente il meccanismo della tassazione e dell’imposizione fiscale in Italia non vuole dire costruire un cittadino che necessariamente pagherà le imposte dovute oppure conoscere la legislazione in base alla quale si diventa cittadini italiani non vuol dire automaticamente essere favorevole all’accoglienza e all’integrazioni dei non cittadini).
Sicuramente la ‘92 ha costretto i docenti della secondaria di secondo grado a sedersi a tavolino e a coprogettare ma per questo non c’era bisogno di uno specifico intervento legislativo bastava rendere operative le Linee Guida per i Licei e le Indicazioni nazionali per gli Istituti tecnici.

Scheda


Sintesi sulle Linee guida del Ministero per l’insegnamento dell’educazione civica: “Studio della Costituzione, sviluppo sostenibile, cittadinanza digitale sono i tre assi portanti. Fondamentale la formazione del personale”

Il Ministero dell’Istruzione ha inviato a tutte le scuole le Linee guida per l’insegnamento dell’Educazione civica. A partire dall’anno scolastico 2020/2021, questo insegnamento, trasversale alle altre materie, è infatti obbligatorio in tutti i gradi dell’istruzione, a partire dalle scuole dell’infanzia.

Le Linee guida rappresentano un documento agile e di facile consultazione, attraverso il quale i dirigenti scolastici e gli insegnanti potranno dare seguito alle regole che entreranno in vigore a settembre. Secondo quanto previsto dalla legge 92 del 2019, infatti, l’insegnamento di Educazione civica avrà, dal prossimo anno scolastico, un proprio voto, con almeno 33 ore all’anno dedicate. Tre gli assi attorno a cui ruoterà l’Educazione civica: lo studio della Costituzione, lo sviluppo sostenibile, la cittadinanza digitale.

La Costituzione
Studentesse e studenti approfondiranno lo studio della nostra Carta costituzionale e delle principali leggi nazionali e internazionali. L’obiettivo sarà quello di fornire loro gli strumenti per conoscere i propri diritti e doveri, di formare cittadini responsabili e attivi che partecipino pienamente e con consapevolezza alla vita civica, culturale e  sociale  della loro comunità.

Lo sviluppo sostenibile
Alunne e alunni saranno formati su educazione ambientale, conoscenza e tutela del patrimonio e del territorio, tenendo conto degli obiettivi dell’Agenda 2030 dell’ONU. Rientreranno in questo asse anche l’educazione alla salute, la tutela dei beni comuni, principi di protezione civile. La sostenibilità entrerà, così, negli obiettivi di apprendimento.

Cittadinanza digitale
A studentesse e studenti saranno dati gli strumenti per utilizzare consapevolmente e responsabilmente i nuovi mezzi di comunicazione e gli strumenti digitali. In un’ottica di sviluppo del pensiero critico, sensibilizzazione rispetto ai possibili rischi connessi all’uso dei social media e alla navigazione in Rete, contrasto del linguaggio dell’odio.

Nella scuola dell’infanzia, si dovrà prevedere, attraverso il gioco e le attività educative e didattiche, la sensibilizzazione delle bambine e dei bambini a concetti di base come la conoscenza e il rispetto delle differenze proprie e altrui, la consapevolezza delle affinità, il concetto di salute e di benessere. Ci saranno apposite misure di accompagnamento e supporto per docenti e dirigenti scolastici.

L’obiettivo è fare in modo che “le ragazze e i ragazzi, fin da piccoli, possano imparare principi come il rispetto dell’altro e dell’ambiente che li circonda, utilizzino linguaggi e comportamenti appropriati quando sono sui social media o navigano in rete. Essenziale è anche la formazione degli insegnanti, da intendere come un’occasione di miglioramento, uno stimolo a guardare avanti, per tutti.

Fonte: Democrazia Oggi

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