Tonino Dessì 

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Riterrei opportuno un esame del provvedimento oggettivo, per non farci fuorviare dalla propaganda delle parti del teatrino politico regionale.
Il Presidente del TAR Sardegna ha respinto la domanda cautelare della Regione Sardegna per la riclassificazione della zona assegnata da arancione a gialla.
Non c’è stato, contrariamente a quanto sostenuto precedentemente e tuttora da alcune fonti delle minoranze politiche regionali e da alcune testate di informazione online, alcun ritardo o errore originario della Regione (a differenza che in Lombardia), ma non sono state nemmeno sufficienti, per modificare la classificazione, le successive comunicazioni regionali sulla dinamica pandemica nell’Isola.
Permane peraltro la competenza esclusiva, ancorchè “algoritmica”, centrale, cioè del Governo, in materia.
Una conferma dell’indirizzo giurisprudenziale di allineamento col Governo, ormai abbastanza omogeneo nella giurisprudenza cautelare dei Presidenti dei TAR, rispetto al quale quello per la Sardegna nuovamente non fa eccezione.
Nè Salomone, insomma, ma (forse) alla fin fine nemmeno Pilato.
Cerco sempre di mantenermi su un certo livello di rispetto formale dei provvedimenti delle autorità, specie quando si tratta di autorità giudiziarie.
Però, lo osservo senza troppa malizia, il vero passaggio-chiave del decreto monocratico (https://www.sardiniapost.it/wp-content/uploads/2021/02/decreto-tar.pdf) a me pare questo:
“- la normativa vigente (articolo 1, comma 16-ter, del decreto-legge n. 33 del 2020, convertito in legge 14 luglio 2020, n. 74, che disciplina la c.d. “declassificazione”) prevede una possibile riclassificazione migliorativa quando i parametri risultino positivi in due report consecutivi (e quindi dopo due settimane), con la conseguenza che la Sardegna potrà beneficiare dell’accertato miglioramento dei suoi dati (se confermati nel report successivo), con il passaggio alla inferiore zona gialla, già nella prossima determinazione del Ministero;”.
È un po’ come scrivere: “Ormai, da qui a domenica prossima, quel che è stato è stato, più precauzioni son sempre meglio che meno precauzioni, può essere che da lunedì prossimo vada meglio e tutti contenti”.
La filosofia filogovernativa non è molto diversa (se non per il fatto che allora il medesimo Presidente e poi il collegio sostennero che ormai i dati estivi indicavano un superamento dell’emergenza) dal decreto che ha accolto il ricorso del Governo sull’ordinanza regionale che prescriveva la richiesta della certificazione in ingresso.
Del resto onestamente, in questi tempi di incertezza su tutto, neanche da un giudice si può pretendere troppo.
Torno a suggerire maggiore attenzione sulle discrasie di sistema, più che sui dettagli contingenti.
Al netto delle discussioni noiosissime da causidici e delle polemiche di schieramento, infatti, sarebbe bene cercare di capire dove possa essere il nodo reale del problema.
Dalla lettura del decreto monocratico si evince che alla Regione sarda non viene imputato alcun ritardo nè alcun errore di trasmissione dei dati (la Lombardia li aveva trasmessi sbagliati e grazie alla rettifica dell’errore è passata da rossa ad arancione).
I dati successivamente trasmessi non sarebbero stati a loro volta giudicati tali (interpolati con gli altri dell’algoritmo che presidererebbe alla classificazione), da modificare la decisione governativa, vagliata ex ante ed ex post in “cabina di regia”.
Quindi, vediamo le possibili osservazioni.
- A noi tutti paiono eccessive la collocazione arancione e la sua conferma. Questa opinione sembra largamente diffusa, ma si scontra con “l’algoritmo”.
- Oppure la classificazione è stata ed è rigorosamente giusta. La Regione ne dubitava e ha ricorso. Non avrebbe dovuto farlo, nemmeno per far appurare che, contrariamente a quanto da molti sostenuto, i dati forniti erano corretti, ma che l’evoluzione della situazione poteva giustificare una rettifica, come pure il DPCM che disciplina i criteri di classificazione prevede?
- Alcuni esponenti delle opposizioni ora sostengono che è proprio la metodologia di classificazione, a essere incongrua, che in particolare l’arancione è inutile, perché o si è a rischio e allora va fatto il lockdown come per le zone rosse, oppure non si è a rischio e allora il livello precauzionale non occorre che sia diverso dalle zone gialle.
In che sede se ne può discutere?
E se ne può davvero discutere, considerato che il decreto cautelare del Presidente del TAR sostiene l’automaticità algoritmica delle decisioni ed esclude pertanto che sia stata invece usata (e che sia comunque percorribile neppure per via negoziale) una discrezionalità politica?
Forse è il caso di tirarsi fuori da considerazioni di schieramento e stimolare una riflessione su questi argomenti.
O no?

Fonte: Democrazia Oggi

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