Quella piccola contestatrice venuta dalla fine del mondo

Stefania Falzoi

 

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C’era una volta una bimba di sei anni dal caschetto un pò arruffato abbellito da un grande e scomposto fiocco che non riusciva proprio a credere a tutto quello che le veniva detto, che si indignava e faceva sentire gli adulti abbastanza inadeguati ed anche un pò umiliati davanti alle loro menzogne sul mondo e su una realtà che non comprendevano e che nonostante questo pretendevano di spiegare ai bambini. Questa bimba si chiamava e si chiama Mafalda ed è la protagonista di un fumetto che si presenta al pubblico argentino per la prima volta nel 1964 e da allora non ha mai perduto il suo smalto e il suo pessimismo spensierato che hanno portato le sue strepitose vignette ad essere tradotte in tutto il mondo. Eh già, perche le miserie del ceto medio argentino in cui nasce questa bambina speciale sono quelle comuni a tutti e in tutte le latitudini.

Mi viene in mente una striscia in particolare, quella in cui Mafalda parlando con il suo amico Felipe lo informa che sicuramente gli adulti per spiegare la guerra in Vietnam metteranno in mezzo la cicogna visto che è quello che solitamente fanno quando non sanno spiegare qualcosa. È così che questa piccola bimba dal naso a patata spiazza il mondo degli adulti, facendoli sentire mediocri e impotenti. Mafalda dal mondo dell’infanzia ci richiama a una dimensione dove nessuna domanda è stupida e superflua e dove indignarsi è necessario.

Il mondo si è commosso per lei e con lei poco più di un mese fa, quando la notizia della morte del suo papà artistico, Joaquin Lavado detto Quino, è stata diffusa. Dato il successo conquistato e mantenuto fino ad oggi risulta incredibile che Quino abbia smesso di disegnare le vignette di Mafalda nel 1973 per non riprendere mai più, neanche dopo il ritorno della democrazia nel Paese. Le avventure di questa piccola dispettosa bimba di sei anni propongono un umorismo molto profondo, adatto a comparire in pubblicazioni indirizzate ad un certo pubblico dell’Argentina degli anni 60. E così è stato. Mafalda viene inserita in una prima fase in un settimanale argentino (Primera Plana) che definiremmo “impegnato” per poi approdare al quotidiano El Mundo e quindi concludere le sue apparizioni ancora in un settimanale chiamato Siete dias nel 1973. Questo, se vogliamo, breve viaggio tra i lettori argentini è potuto continuare ed ingrandirsi diventando mondiale, grazie ai libretti che ne hanno raccolto le strisce e che appaiono per la prima volta nelle librerie italiane nel 1968. Ma perchè i pensieri e spesso le semplici espressioni facciali o situazioni paradossali (ricordiamo che spesso le sue vignette sono mute) piacciono così tanto, diventando nel tempo un vero è proprio classico nel suo genere? Forse perchè tutti noi siamo stati bambini e bambine delusi dalle contraddizioni degli adulti, da quelle risposte insoddisfacenti, date spesso con imbarazzo. Piccole ferite rimaste nei cuori degli adulti che adesso si vergognano di fare domande irritanti e si disinteressano del ruolo che potrebbero giocare nel cammino dell’umanità. Mafalda senza alcuna pretesa e con la tenerezza dei bambini, parla di diritti umani, di politica, di pace, di femminismo, di democrazia.

Leggere le vignette di Mafalda fa bene, le sue avventure dall’epilogo mai scontato ci offrono una morale transepocale e transnazionale che ci fa sentire tutti parte di un unico grande mondo disatrastato che lei cerca dolcemente di soccorrere controllandogli la temperatura e avvolgendolo con delle bende.

References

  1. ^Carbonia. Il sindacato in città dopo il 25 aprile. Contrattazione e rappresentanza locale (www.democraziaoggi.it)
  2. ^Nessun commento (www.democraziaoggi.it)

Fonte: Democrazia Oggi

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