Joe e Kamala estromettono Trump. Bel fine settimana!

Andrea Pubusa

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Joe Biden (v. nota biografica[3]) ha vinto. E’ stato eletto 46esimo presidente degli Stati Uniti. La lunga attesa è finita. L’America ha un nuovo presidente, Joe Biden, che torna alla Casa Bianca dove per otto anni è stato il braccio destro di Barack Obama. E al suo fianco per la prima volta ci sarà una vicepresidente donna, Kamala Harris (v nota biografica[4]). C’è un dato da segnalare: Joe e Kamala sono i due candidati presidenziali, più votati nella storia.
Ci sono voluti quattro interminabili giorni per avere un risultato ufficiale, ma in realtà si era capito fin da subito che aria tirava negli States. E lo ha fatto capire proprio Trump con le sue dichiarazioni demenziali, che hanno indotto i più autorevoli media a oscurarlo, fatto di per sé più esplicativo di tanti comunicati. Trump ha fiutato l’aria e ha subito dato il via ad uno scomposta ed isterica reazione preventiva. Ha ridotto la democrazia americana tanto decantata a quella che si pratica negli staterelli delle bananas, ormai sempre più rari. E così i suoi seguaci hanno minacciato gli scrutatori nei seggi e sono comparsi in squadre armate di mitra e d armi da guerra nelle piazze. Maduro, ad esempio, non è ricorso alla forza neppure quando un singore si è golpisticamente autodichiarato presidente, guarda caso proprio su iistigazione di Trump.
Non ho mai pensato che quella a stelle e strisce sia la miglior democrazia del mondo. I fatti di questi giorni mostrano la grave inadeguatezza e arcaicità della legislazione elettorale, fra l’altro diversa da Stato a Stato. Il voto per posta, poi, nel tempo del web, è un ancronistico retaggio della società ottocentesca, nella quale la posta era l’unica garanzia di voto per chi abitava negli isolati insediamenti agricoli dello sterminato territorio americano.
Il Presidente disarcionato continua a minacciare, ma è diffcile credere che la Corte suprema o gli organi giurisdizionali siano disposti a minare ancor più la credibilità degli USA, inseguendo un uomo del tutto uscito di testa. Si consideri inoltre anche il pronto riconoscimento dei capi di Stato e di governo dei maggiori paesi occidentali e del mondo. Per Trum è proprio finita.
E che dire a caldo di Biden? Non è un fulmine di guerra. Non c’è da aspettarsi da lui più di quanto sia riuscito a fare Obama. Tuttavia il ritorno alla normalità democratica, che è un bene prezioso, è sicuro. Il presjdiente eletto ha certamente un ottimo garbo istituzionale, affinato in una carriera politica di lunghissimo corso e negli otto anni di vicepresidenza. E lo ha dimostrato col modo tranquillo con cui ha affrontato questa fase elettorale  turbolenta e lo spoglio. Certamente poi dalle urne è arrivata una svolta destinata a incidere sul futuro delle relazioni sul piano internazionale. Importante, ad esempio, è l’impegno a rientrare subito nel Trattato di Parigi sul clima, da cui Trump, provocatoriamente era uscito proprio nei giorni scorsi.
Importante è anche la reazione popolare. Da New York a Washington esplode l’entusiasmo in strada per la vittoria di Joe Biden. E anche questo è un segnale decisivo in momenti travagliati come questo. I clacson festeggiano il 46mo presidente americano fra le grida di gioia dei passanti sui marciapiedi. Folla davanti alla Casa Bianca. La piazza antistante a 1600 Pennsylvania Avenue cambia così pelle: da teatro delle proteste a teatro dei festeggiamenti. ’You’re fired’ (’sei licenziato’) è lo slogan del popolo di Joe. La frase che sta tanto a cuore all’attuale inquilino della Casa Bianca, e che lo ha reso famoso durante lo show Apprentice, viene questa volta usata contro di lui.
Questa settimana non poteva chiudersi meglio!

References

  1. ^Ciao Gigi, Deus ti du paghit! Quante belle risate ci hai regalato! (www.democraziaoggi.it)
  2. ^Nessun commento (www.democraziaoggi.it)
  3. ^v. nota biografica (www.ansa.it)
  4. ^v nota biografica (www.ansa.it)

Fonte: Democrazia Oggi

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