Carbonia. Non si placano in città le polemiche fra gli opposti schieramenti, le sinistre costruiscono argini contro i provocatori

Gianna Lai

carbonia (wikipedia)

Con la domenica arriva anche il post sulla storia di Carbonia dal 1° settembre del 2019[1].


Ed è alla difficoltà di mantenere il confronto entro i limiti rispettosi del dialogo, pur se aspro, che deve probabilmente farsi risalire un altro grave episodio di intolleranza, nel mese di maggio a Carbonia, subito dopo la Liberazione. Prevista di lì a poco in città la distribuzione dei pacchi americani ENDSI (Ente Nazionale Distribuzione Soccorsi Italia), scarpe e vestiario in particolare, cominciano a ‘spargersi  voci‘ su possibili illeciti compiuti a danno  degli abitanti. Che già il PCI, nell’assemblea pubblica del 15 maggio, aveva denunciato agli iscritti come tendenziose e atte a provocare disordini. Gli incidenti si verificano durante una manifesatzione contro il mercato nero, simili a tante altre registrate in quel tempo nelle varie città e  paesi della Sardegna. Dalla massa di persone raccolta in piazza Roma, si stacca improvvisamente un gruppo di dimostranti che assale la signorina Perra, incaricata della distribuzione, nonostante i dirigenti comunisti Corona, Pinna, Floris e Branca, invitando i manifestanti alla calma, la difendessero dalle ‘ire inconsulte della folla eccitata‘. Tra gli aggressori, identificati e arrestati dalla polizia, due donne e  alcuni iscritti al PCI, al PSI e al Psd’az., pur avendo tutte le organizzazioni raccomandato ai propri aderenti di non partecipare a quella protesta: già annunciata nei giorni precedenti, infatti, la presenza di provocatori, pronti a far precipitare le cose. Ed accesissima la polemica che ne seguì, e che durò piuttosto a lungo, approfondendo le divisioni fra i due schieramenti, in particolare quando il Corriere della Sardegna non esitò a definire  i comunisti di Carbonia ‘teppaglia rossa’. Mentre il PCI, come racconta Vincenzo Pirastru, dopo aver cacciato dalle sezioni di appartenenza gli iscritti coinvolti, avrebbe per primo sollecitato il Comitato di Liberazione  a nominare una commissione di inchiesta per far luce sull’episodio, così si legge ancora su Il Lavoratore del 29 maggio e del 12 giugno 1945.
La presenza di  provocatori e di teppisti a Carbonia, una delle emergenze che imponeva controlli attenti, e da parte delle forze dell’ordine e da parte delle forze politiche.  Le sinistre, convinte che si trattasse di ‘prezzolati al soldo di interessi poco chiari‘, avevano sempre esercitato una rigida sorveglianza nelle sezioni e in città, ben consapevoli dello scompiglio che essi avrebbero potuto creare in mezzo ad una massa ancora così poco politicizzata, in particolare durante le manifestazioni di protesta.  Ma anche infiltrandosi nel partito tra gli iscritti, e nel sindacato, per ottenerne la tessera. Fu allora che si istituirono vere squadre di controllo presso spacci, alberghi e cantieri, fino a tenere d’occhio direttamente ‘anche la Commissione operaia di miniera, poiché potrebbero infiltarvisi elementi a noi contrari e al soldo della borghesia‘, come già si leggeva  nel Verbale dell’Assemblea generale del Partito comunista a Carbonia, il 20 febbraio del 1944. Né sarebbero riuscite sempre nell’intento le sinistre, perché gli americani erano soliti, durante l’occupazione,  introdurre gruppi di sbandati, come raccontano, durante l’intervista, Renato Mistroni Mistroni e Vincenzo Cutaia, col preciso compito di  disorientare la massa operaia, chiamandola alla rivolta  e incitandola contro il sindacato  e la sua politica  ‘prudente e attendista‘. Ed era possibile far leva  su una moltitudine così eterogenea e spesso stremata dalla fame, sollecitarla ad assumere comportamenti faziosi e intolleranti. Che, facilmente, potevano sfociare in veri episodi di violenza, specie  durante i raduni di piazza, e nella intransigenza più netta durante gli scioperi,  durissima opposizione, cioè,  a qualsiasi incontro o trattativa con l’azienda. Vi si annidavano, tra i provocatori, sbandati di ogni genere, giunti in città senza ingaggio, che si mettevano in luce durante le dimostrazioni pubbliche e, quindi,  molto spesso noti agli stessi  militanti dei partiti e del  sindacato,  sempre  pronti ad isolarli e a sconfessarli di fronte ai lavoratori. E poi c’erano quelli che si infiltravano nelle sedi politiche, sicché il PCI fu costretto ad aprire, nel corso del 1945 ‘una sezione apposita  presso la Torre civica, già Torre littoria, nella quale iscrivere tutti i siciliani che chiedevano la tessera di partito, trovando gli americani, proprio fra loro, i tipi più addatti a imbastire provocazioni‘. Tale emergenza durò gravissima fino alla partenza degli alleati da Carbonia, quando si sarebbe assistito a ‘vistosi spostamenti ideologici e di partito, sopratutto tra gli iscritti della sezione Torre civica‘, come racconta Renato Mistroni. Ma non potè del tutto essere superata, avendo poco dopo assunto, anche la nuova direzione SMCS, gli stessi metodi adottati dagli alleati contro il movimento operaio. Così pure la forza pubblica, solita accusare dei disordini, conseguenti alle provocazioni,  i dirigenti  politici e sindacali cittadini, coinvolgendoli pericolosamente in  indagini di polizia e addirittura provocandone l’arresto. In modo non del tutto dissimile dalla vicenda che ha visto  Mistroni, Pirastru e Russo minacciosamente convocati dal comando alleato, dopo l’assalto a spacci e magazzini alimentari,  nel febbraio del 1944.  Sembra andare ben oltre il semplice disorientamento di massa, dunque la finalità, ma piuttosto verso l’attacco diretto ai quadri responsabili, più rappresentativi e più importanti della città e del Sulcis.
Persino ironico e divertente, senza nulla togliere alla  drammaticità dei fatti, il racconto  di Vincenzo Cutaia, siciliano lui stesso, che, insieme ad altri siciliani, era preposto al controllo preventivo della sezione Torre civica. Cioè, ‘di tutta quella sorta di mafiosi trasferiti a Carbonia‘, come diceva lui che, formando folti gruppi di simpatizzanti,  chiedevano in massa l’iscrizione al Partito. Così per quel ‘Di Franco e per i suoi fedelissimi, iscritto al PCI e poi passato alla DC, dopo la partenza degli alleati. Da dove poteva più facilmente controllare, per conto dei dirigenti della SMCS, le assunzioni in miniera delle centinaia di operai da lui ingaggiati, su commissione della Carbosarda, direttamente nelle zolfare della Sicilia‘.

References

  1. ^dal 1° settembre del 2019 (www.democraziaoggi.it)

Fonte: Democrazia Oggi

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