Ultimora. Il Tar Piemonte respinge il ricorso del governo. Due pesi, due misure? Di fatto, per i sardi l’art. 32 Cost. è stato sospeso

Andrea Pubusa

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Il Tar Piemonte ha respinto l’istanza di sospensione del governo contro l’ordinanza del Presidente della Regione Cirio. Per quanto se ne sa, l’argomentazione è semplice e condivisibile. Il Presidente della Regione Piemonte ha stabilito che il controllo della tenperatura degli studenti si faccia non solo a casa, come disposto da governo, ma anche a scuola. Una misura di buon senso e di prudenza, ci sono molte famiglie che, per vari motivi, non avrebbero assolto all’obbligo, una verifica a scuola della temperatura dei ragazzi è finalizzata a salvagiardare i ragazzi syessi dai contagi. Il Tar ha detto che la misura regionale si aggiunge a quella statale e concorre al medesimo risultato: la tutela della salute degli studenti. Quindi è in linea con la disciplina statale sulla materia.
Due pesi e due misure, dunque rispetto alla Sardegna? A primo acchito parrebbe di no. Per noi la questione è complicata dalla questione della limitazione alla libertà di circolazione e soggiorno. Tuttavia, non è chi non veda nel decreto del Tar nostrano, pubblicato nel post precedente, la presenza di una parte finale in cui il Presidente del Tar si dilunga per dimostrare che nella nostra isola non c’è un sensibile aggravio della situazione dei contaggi, sul presupposto  - par di capire - che questo legittimerebbe il Presidente Solinas ad un intervento d’urgenza a tutela della salute. Ora in realtà queste affermazioni in fatto del Presidente del Tar non ci paiono condivisibili (v. post prec.). In Sardegna la diffusione del virus è esplosa in estate e a causa della inibizione alla Regione di disporre controlli all’ingresso. Migliaia di turisti delle movide e delle discoteche si sono mossi, irresponsabili e incontrollati, fra Continente, Spagna, Sardegna, Grecia e Sardegna importando il covid.  Un vero attentato alla salute dei sardi fino ad allora esenti in generale dal virus. Ora in tutti i luoghi anche nei paesini ci sono contagi, i pericoli sono evidenti, specie all’apertura delle scuole. Gli ospedali sono già al tracollo per le prestazioni ordinarie. Un intervento restrittivo è giustificato. Pretendere una attestazione sanitaria all’ingresso pare ragionevole e non dettata da intenti compressivi della libertà di cirocolazione. E comunque la tutela della salute nel suo aspetto collettivo, comunitario non pare, in un bilanciamento costituzionale, in posizione meno rilevante della garanzia del movimento individuale. Anzi, sembra vero il contrario.  Insomma, si apriva uno spazio per salvare l’ordinanza Solinas, a patto di considerare l’isola non solo nel suo aspetto territoriale, ma anche in quello comunitario. Pertanto, non mi pare una forzatura vedere alla base del comportamento del governo, ma forse anche inconsapevolmente, in quello dei giudici una svalutazione dei sardi e del loro sacrosanto diritto alla salute.
Ciò che sconcerta, comunque, è che il governo non abbia recepito la peculiarità della situazione sarda, nella quale l’insularità si manifestava questa volta come fattore positivo ed utile, e nel presidente della Regione lascia sgomenti l’incapacità di mettere nei giusti binari una concertazione col governo, onde pervenire a misure concordate a tutela del diritto fondamentale di noi indigeni alla salute. L’art. 32 Cost.) vige anche in sardegna, ma ora qui è palesemente compresso.

Fonte: Democrazia Oggi

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