Il governo impugna l’ordinanza anticontagio di Solinas. Forse ha ragione, ma la salute dei sardi è in pericolo

Solinas su impugnazione ordinanza:

 ”Ogni atto del presidente della Regione finalizzato a contrastare la diffusione del virus nel corso di questa emergenza sanitaria in Sardegna, è stato adottato nell’esclusivo intento di garantire la piena tutela della salute pubblica, dei sardi e dei turisti“. Così il presidente della Regione, Christian Solinas al Ministro Boccia, dopo l’impugnazione da parte del governo dell’ordinanza che prevede test per i passeggeri in entrata nell’Isola. E come dargli torto!? Da quando è stato eliminato ogni controllo la Sardegna, ch’era sostanzialmente libera dal covid, oggi ne è invasa, non c’è zona che ne sia esente. E qui non occorre essere esperti, basta il buon senso per capire che il “passaporto sanitario” invocato da Solinas prima dell’estate avrebbe impedito o fortemente contenuto la diffusione del contagio. Certo, la misura poneva delicate questioni giuridiche per la limitazione della libertà di circolaxione, ma esse non erano insuperabili con una leale collaborazione governo/regione. Ed è proprio l’art. 16 Cost. che Boccia invoca per ottenere l’annullamento dell’ordinanza Solinas, come ha fatto per quelle di altri presidenti di regione. Per esempio, contro il Piemonte che ha imposto l’obbligo di misurare la temperatura a scuola a tutti gli alunni anziché a casa. Più recente il caso sardo. L’Avvocatura dello Stato ha depositato l’atto di impugnazione dell’ordinanza del presidente della Regione Christian Solinas. Il mancato rispetto dell’articolo 16 sulla libera circolazione delle persone è la ragione fondamentale del ricorso depositato al Tar della Sardegna.
Ora è probabile che il governo la spunti ancora una volta. L’art. 16 consente le limitazioni alla libertà di circolazione e soggiorno proprio per ragioni di salute e sicurezza pubblica, ma riserva alla legge la disciplina, legge statale s’intende (“Ogni cittadino può circolare e soggiornare liberamente in qualsiasi parte del territorio nazionale, salvo le limitazioni che la legge stabilisce in via generale per motivi di sanità o di sicurezza”), e dunque anche i provvedimenti applicativi, in mancanza di diversa previsione, devono essere dello Stato. Su questo aspetto punta il ministro degli Affari regionali  con il ministro della Salute e l’Avvocatura dello Stato. Ovviamente, nel ricorso depositato  al Tar della Sardegna, c’è anche una richiesta di sospensiva, e dunque presto si saprà se l’ordinanza passerà indenne il vaglio del Giudice amministrativo o se verrà immediatamente paralozzata nei suoi effetti.
Dati i precedenti, è quasi certo che il ministro avrà partita vinta, ma nel merito il problema rimane. E’ corretto lasciare che, in un’isola fino a poco tempo fa esente da contagi ed ora con diffusione limitata del virus, si possa entrare liberamente? Non è ragionevole pretendere un controllo medico preventivo? La limitazione rientra perfettamente nella previsione dell’art. 16 Cost. e indubbiamente tutela la salute pubblica dei sardi. Rimane la questione della competenza, su cui l’art. 16 e l’art. 120 Cost. non lasciano spazi per un intervento regionale che non sia almeno concordato, in base alla legge statale, col governo. Tuttavia questo problema, riguardando organi pubblici, non deve trovare soluzione nelle aule di giustizia, occorrerebbero accordi che risolvano anche i delicati profili di fattibilità giuridica. Stiamo parlando dela libertà di circolaione e soggiorno non di noccioline, è giusto e doveroso essere rigorosi, ma, senza una fattiva e leale collaborazione fra gli organi interessati, si fa solo propaganda e danno al bene che invece dovrebbe tutelarsi: il diritto alla salute, che è l’unico espressamente qualificato dalla Carta come “fondamentale”. Chiunque la spunti al Tar la salute dei sardi è in pericolo.

Fonte: Democrazia Oggi

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