La scollatura della discordia

Stefania Falzoi

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Più nude, più libere?
Siamo oneste, le scollature estreme non sono comodissime, spesso le cuciture intorno ai seni stringono e lasciano dei brutti segni sulla pelle altre volte quando il tessuto è cedevole, costringe al controllo costante dei movimenti inconsulti delle nostre curve (piccole o grandi che siano).
L’occasione di queste considerazioni mi é stata data dall’episodio accaduto recentemente al Museo d’Orsay di Parigi dove a una giovane visitatrice è stato chiesto di coprire i suoi rigogliosi seni troppo in vista in quanto contrari al regolamento interno di decenza. A seguito dell’accaduto la direzione del museo ha manifestato dispiacere e presentato pubbliche scuse.
Intendiamoci, non voglio mica riportare indietro la lancetta dell’orologio o ignorare che la diffusione di determinati capi (vedi la minigonna) sia stata rivoluzionaria, ma vorrei evitare di cadere nella semplificazione di ricollegare ogni episodio, più o meno stimolante, che assurge agli onori delle cronache, a specifiche discriminazioni le cui crudeli manifestazioni sono a noi ben note.
Dico questo, perchè dubito che nelle rimostranze degli addetti del museo vi sia stato un atteggiamento sessista, come invece sostenuto dalla ragazza sui social. Sono stati senza dubbio molto rigorosi, poco elastici, forse sarebbe da riconsiderare l’uso del concetto di decenza, ma avrebbero adottato la stessa condotta nei confronti di un ragazzo altrettanto poco coperto (come peraltro ho visto fare numerose volta in svariati contesti turistici). Alla luce di questo, considero pertanto estremamente pericoloso usare in maniera inappropriata, come sempre più spesso si sta verificando al momento della divulgazione di notizie da parte della maggioranza dei mezzi di comunicazione, categorie interpretative della realtà per descrivere fatti che mal si attagliano al contesto in cui quelle stesse categorie sono state sviluppate.
Lungi da me, quindi, entrare nel vortice di discorsi para perbenisti o peggio, orientati da rigidi orientamenti puritani; tuttavia trovo giusto  sfruttare questa occasione per segnalare che talvolta noi donne siamo state complici della messa in opera di un insidioso inganno. Mi è sempre parso infatti che in determinate scelte di stile si annidasse irresistibilmente il subdolo potere maschile, che ancora più sordidamente fa credere alle donne di essere quanto più libere quanto più sono nude.
Mi pongo quindi un’ulteriore domanda associata a quella iniziale e che in qualche modo punta a un suo sviluppo tematico. Perchè a noi donne non viene concesso di vestirci con abiti comodi e risultare autentiche nella nostra femminilità? Vi ricordate Coco Chanel? La sua rivoluzione è stata quella di regalare alle donne un concetto di eleganza funzionale e pratica.
Pensiamo alle kermesse da tappeto rosso dove uomini luccicanti e confortevoli nei loro smoking  sono spesso accompagnati da donne intirizzite in abiti strettissimi, con tacchi dalle forme inverosimili che con raffinata destrezza devono approssimarsi all’ingresso degli spazi dell’evento.
Per carità, noi tutte dobbiamo essere lasciate libere di prediligere un’immagine di noi stesse piuttosto che un’altra ma chiediamoci se lo stiamo facendo veramente per noi stesse o per rientrare in un canone di avvenenza scelto da chi non hai mai indossato scarpe con i tacchi o portato un reggiseno.

Fonte: Democrazia Oggi

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