Il taglio del Parlamento liquiderebbe la rappresentanza politica su base territoriale

Tonino Dessì

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Il 20 agosto Marco Travaglio ha scritto su “Il Fatto quotidiano” un editoriale che al momento rappresenta la piattaforma politica ufficiale del M5S sul referendum costituzionale di settembre e che praticamente, poichè condensa tutti gli argomenti a favore della revisione, costituisce la piattaforma ufficiosa dell’intero fronte dei partiti schierati per il SI.
Non mi aspetto che alla prossima direzione nazionale del PD, convocata per formalizzare la posizione già assunta dalla sua segreteria e dal voto parlamentare dei suoi gruppi alla Camera e al Senato, la posizione e gli argomenti saranno diversi.
Non intendo confutare qui tutte le argomentazioni, alcune delle quali assai imprecise, altre del tutto opinabili, di Travaglio.
In gran parte poi l’ho già fatto, anche non avendo letto alcun suo articolo, in altra occasione, ma prossimamente su altri punti vi sarà l’opportunità di soffermarsi.
Ce n’è una, quella al conclusivo punto 7 della piattaforma di Travaglio, che oggi tuttavia vorrei fosse letta con particolare attenzione, sia perché riguarda specificamente noi sardi, sia perché rivela emblematicamente la contraddittorietà un po’ subdola che contraddistingue tutte le argomentazioni a favore della revisione in questione.
Ecco il testo, di seguito.
“7. Dire che il taglio “renderà difficile funzionamento e ruolo” delle Camere è un nonsense: l’efficienza di un’assemblea è inversamente proporzionale al numero dei suoi membri. E affermare che “sarà impossibile la proporzionalità al Senato in 9 Regioni”, “tanti territori saranno sottorappresentati” e avremo solo 3 o 4 partiti significa nascondere agli elettori che la maggioranza s’è impegnata, nel rifare i collegi dopo il taglio, a evitare quelle storture: per esempio, superando la base regionale del Senato che consentirà circoscrizioni pluri-regionali, a vantaggio delle Regioni più piccole e dei partiti minori.
Ecco perché voterò Sì al referendum.”.

Sembra d’acchito una cosa scritta tanto per scrivere, confidando sulla credulità di molti lettori che neppure capiscono di cosa stia parlando.
Travaglio mischia infatti la questione della rappresentanza territoriale delle singole regioni e l’effetto di sottorappresentanza di quelle meno popolate, nonchè di cancellazione del loro pluralismo politico interno, che saranno sicure conseguenze del taglio, con la richiesta di alcune delle forze politiche minori italiane di poter contare su collegi più grandi, per non essere penalizzate dai collegi regionali, nella gran parte dei quali, per effetto dei tagli, non eleggerebbero.

Solo che la soluzione che propone (prefigurata dagli accordi di maggioranza) liquida completamente il primo problema per venire incontro alle esigenze, peraltro comunque traballanti (specie a seconda della soglia di accesso a ciascuna Camera che verrà stabilita), di alcuni partiti minori.
Questo tuttavia dà la cifra anche degli altri argomenti, più o meno imbroglioneschi.
In pratica la soluzione indicata per superare la critica relativa alla riduzione della rappresentanza territoriale regionale è quella dei collegi pluriregionali, che col taglio sarà inevitabile disegnare per la Camera e che la maggioranza si sarebbe impegnata a introdurre anche per il Senato, evidentemente con una nuova, successiva modifica della Costituzione, perché il vincolo dell’elezione dei senatori su base regionale è contenuto nell’articolo 57 della Costituzione e la revisione oggetto di referendum non lo ha soppresso nè modificato.
Un po’ come l’abborracciata revisione renziana del 2016, anche la nuova revisione oligarchica prelude, inevitabilmente, a nuove revisioni, perché da sola non potrebbe funzionare e la sua mera entrata in vigore introdurrebbe nuove forme di squilibrio negli assetti costituzionali.

Ora, sul punto noi sardi abbiamo un’esperienza più che sufficiente in tema di elezioni europee, essendo inclusi nello stesso collegio elettorale con la Sicilia.
E che questo sia sempre stato avvertito come un grave difetto nella garanzia di una adeguata rappresentanza sarda nel Parlamento europeo è cosa nota.
La prospettiva di un ulteriore indebolimento delle garanzie della nostra rappresentanza regionale tende quindi adesso ad allungare la sua ombra anche per quel che concerne le due Camere italiane.
Insomma, una ragione impellente per stoppare questa revisione votando un NO chiaro e netto e rimarcando l’impronta referendaria del 2016, che, proprio in quanto fu percepita come un attacco alla stessa nostra autonomia regionale, vide la Sardegna esprimere una delle più alte percentuali di NO fra tutte le altre Regioni.

Fonte: Democrazia Oggi

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