Nino Garau, Comandante Geppe i tuoi valori non muoiono

Gianna Lai - Presidente ANPI Cagliari

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Ci mancherà Nino Garau, ne abbiamo già sentito il vuoto in questi ultimi anni quando, per la stanchezza e la vecchiaia, ha iniziato a diradare la sua presenza  alle iniziative pubbliche. Lo sforzo ultimo, per gli ultimi 25 aprile, e poi a salutare Carlo Smuraglia, nell’iniziativa ANPI-CGIL del 2 giugno 2019. A salutare gli iscritti dell’ANPI di Cagliari, lui tra i primi iscritti.
Perché parlava di sé e della sua storia, la gente ne aveva bisogno e voleva ancora sentire storie di Resistenza, ma anche di noi, dell’impegno di democratici e antifascisti per la democrazia, così  scarsamente rispettata nel dopoguerra e oggi, e si arrabbiava un pò, addirittura vilipesa. Ne vedeva la ragione in un incipiente venir meno dei valori per cui tanti giovani avevano combattuto e dato la vita dal 1943 al 1945, e questo discorso gli veniva molto bene di fronte agli studenti. Dai bambini della scuola elementare, gli erano rimaste impresse le domande che gli avevano rivolto i ragazzini di una seconda, in città, ai ragazzi dei Licei. E dell’Alberti, in particolare che, insieme all’ANPI, verificarono i suoi interventi nel  viaggio a Fossoli, Carpi e presso la casa dei Fratelli Cervi. Fino ai giovani studenti universitari, nella sua Lectio magistralis, a Scienze politiche, di apertura dell’anno accademico 2016. Lui  giovane della loro età o poco più grande, come tutti i suoi compagni messi di fronte alla storia a prendere decisioni e a imbracciare le armi, imparare a sparare quando si aveva solo voglia di rientrare a casa e di vivere in pace. Come il giovane Aldo Casalgrande da cui prende il nome la Brigata di cui è comandante Nino Garau, Geppe, a Spilamberto, ucciso tra i primi dai nazisti, subito dopo l’occupazione dell’Emilia Romagna. E in mezzo a tutte quelle donne, impegnate a garantire protezione ai soldati che non vogliono entrare nell’esercito di Salò, e a vestire e a far da mangiare ai partigiani, a portare messaggi e armi, e a imbracciarle direttamente, le armi, come gli uomini, in montagana. E qui Nino solitamente faceva una precisazione, lui comandante di una brigata di pianura, ‘guardate che molte di quelle armi erano pesantissime, un conto trasportarle in bicicletta, smontate, dopo i lanci degli americani, un conto saperle reggere per sparare o nelle fughe cui eravamo costretti. Per questo, alle donne, venivano  destinate quelle più leggere’. Senza mai sottrarsi, nessuno, a incarichi e incombenza della guerra e della lotta contro il nazifascismo,  tutti impegnati  a partecipare. Ecco questo il quadro che delineava Nino nei suoi interventi, l’insegnamento importante di un’intera collettività che si riscattava dopo 20 anni di feroce dittatura, partecipando alla sua liberazione.
E Spilamberto, liberata dalla Brigata Casalgrande e da Geppe,  un sardo di Cagliari finito lì, a causa della guerra, a fare il comandante partigiano, perché ne sapeva un pò più degli altri di armi e di strategia e di lettura delle carte,  avendo seguito il corso di allievo ufficiale in aereonautica. Ed essendosi trovato, come tutti, dopo l’8 settembre,  in una caserma senza comandanti, l’Italia senza re e senza classi dirigenti, quelle che avevano sostenuto e tratto grandi vantaggi dal fascismo, e qui Nino si arrabbiava un po’, senza che nessuno di essi avesse poi pagato nel dopoguerra. Anzi, anche lui, come tanti partigiani, perseguitato e a rischio di galera, poco prima di diventare Segretario del Consiglio regionale della Sardegna, secondo accuse pretestuose su episodi di violenza verificatosi dopo il 25 aprile, i fascisti liberi di riorganizzarsi  nel M.S.I. Al dopoguerra lui dedicava spesso molto tempo nei suoi interventi, perché allora, diceva avremmo dovuto portare a compimento il lavoro svolto durante la Resitenza e durante l’Assemblea Costituente, conoscenza della Costituzione e sua immediata applicazione. Per la quale, si può dire, continua ad esserci tempo anche adesso: vogliamo ricordare Nino così, come un partigiano che interpreta il presente  alla luce di un passato da rendere  ancora vivo e vitale e che spiega, quindi, anche  il suo No contro lo stravolgimento della nostra Carta nel Referendum del 2016. E possono aiutarci i suoi quaderni, i suoi documenti, il suo archivio e la testimonianza dei familiari, e del figlio Dino in particolare, partendo dall’ultimo episodio in cui la vita del partigiano Geppe è stata rivissuta, recentemente presso il Senato della Repubblica, in una giornata a lui interamente dedicata.

Fonte: Democrazia Oggi

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