C’è spinta alle mani libere. Verso cosa?

Andrea Pubusa

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In Italia spesso cambia il vento. Raramente  spira vento di moralizzazione e rigore,  spesso tira aria di lassismo. Che zeffiri spirano ora?  Il decreto semplificazioni approvato dal CDM, con la formula “salvo intese”, ha modificato l’art. 323 del codice penale sull’abuso d’ufficio e intende eliminare le gare per appalti d’importo sotto i 150.000 euro.
L’ attuale art. 323 sull’abuso d’ufficio recita:
Salvo che il fatto non costituisca un piu’ grave reato, il pubblico ufficiale o l’incaricato di pubblico servizio che, nello svolgimento delle funzioni o del servizio, in violazione di norme di legge o di regolamento, ovvero omettendo di astenersi in presenza di un interesse proprio o di un prossimo congiunto o negli altri casi prescritti, intenzionalmente procura a se’ o ad altri un ingiusto vantaggio patrimoniale ovvero arreca ad altri un danno ingiusto e’ punito con la reclusione da uno a quattro anni.
La pena e’ aumentata nei casi in cui il vantaggio o il danno hanno un carattere di rilevante gravità”.

La proposta di modifia sostituisce le parole “di norme di legge o di regolamento” con “di specifiche regole di condotta espressamente previste dalla legge o da atti aventi forza di legge e dalle quali non residuino margini di discrezionalità“.
Qual’è la ratio della modifica? Semplice. Almeno nelle intenzioni dei proponenti, con la modifica il reato viene definito in modo più puntuale e i funzionari hanno così maggior certezza sulle condotte penalmente rilevanti.
Come chiarito da Conte infatti la finalità della modifica è quella di circoscrivere il reato affinché la fattispecie criminosa scatti quando il funzionario viola norme e regole precise e non semplici principi generali. Definendo con più precisione gli ambiti di responsabilità dei funzionari pubblici, si contrasta così anche la sindrome della firma, che disincentiva l’azione e favorisce le omissioni.
L’ambito di applicazione di questo reato viene in questo modo drasticamente ridotto poiché l’attività vincolante è poco frequente mentre i poteri dell’amministrazione sono solitamente discrezionali. E’ difficile che il legislatore possa stabilire in legge il contenuto di un provvedimento concreto, perché la realtà è varia e gli interessi in gioco sono tanti e di diverso peso. Il provvedimento discrezionale serve dunque a concretizzare la legge nel caso concreto, come la sentenza che dice quale è il diritto nella vicenda all’esame del giudice. Tuttavia la discrezionalità può facilmente celare il favore o il disfavore, basta accentuare d’un soffio il peso di uno degli interessi in gioco o svalutarlo è il potere viene esercitato scorettamnte, con abuso appunto.

Mano più larga anche sugli appalti. Viene introdotta una norma transitoria – fino al 31 luglio 2021 – che prevede solo due modalità di affidamento: diretto o in amministrazione diretta per lavori, servizi e forniture di importo inferiore a 150.000 euro e procedura negoziata senza bando con consultazione di almeno cinque operatori per tutte le altre procedure. Oggi l’articolo 36 del Codice appalti, più volte modificato negli ultimi anni (l’ultimo intervento risale allo sblocca cantieri del governo gialloverde) prevede procedure differenziate in base alle soglie e alla tipologia di contratto. Fino a 40mila euro affidamento diretto; tra 40mila e 150.000 euro o fino alle soglie comunitarie affidamento diretto previa valutazione di tre preventivi per i lavori; tra 150.000 e 350.000 procedura negoziata previa consultazione di almeno 10 operatori economici; per lavori tra 350.000 e 1 milione di euro procedura negoziata previa consultazione di almeno quindici operatori e infine per lavori tra 1 milione e le soglie comunitarie procedura aperta, cioè gara.
C’è dell’altro, ma anche qui, sintetizzando, la tendenza è ad allargare la maglia per gli affidamenti diretti.
Il risultato di queste modifiche come di quella sull’abuso di ufficio in un ambiente corrotto come quello italiano è facilmente prevedibile: ci sarà un incremento del malaffare a danno dell’interesse pubblico e degli imprenditori onesti. Si incentiverà la fidelizzazione delle imprese al potente di turno.
Semplicaficare è giusto, ma senza abbassare la guardia sulle garanzie dell’imparzialità dell’amministrazione. Le nrme ovviamante contano, ma conta di più l’ambiente in cui operano: un contesto moralmente sano ha bisogno di poche regole per assicurare l’imparzialità e il buon andamento degli apparati pubblici; un terreno degradato può avere le migliori regole del mondo, ma non riuscirà a far prevalere l’interesse pubblico. E in Italia, con mafia,’ndrangheta, camorra e cosche locali la corruzione la fa franca pur nel rispetto formale delle leggi e delle procedure. Staremo a vedere.

Fonte: Democrazia Oggi

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