Carbonia. L’Assemblea generale di sezione, del 20 febbraio 1945

Gianna Lai

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Nel centro minerario prende vita l’azione democratica. Il primo post di questa storia domenica 1° settembre 2019[1].
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E’ l’Assemblea generale di sezione del 20 febbraio 1945, quella che determina un cambiamento a Carbonia, con l’elezione di un più ampio Comitato direttivo. In grado di verificare  struttura e organizzazione del Partito e di avviare il lavoro della Commissione operaia, insieme alla costruzione  del Sindacato CGIL. E precisare il ruolo del PCI nel Comitato di Concentrazione e il suo intervento in città, dando ulteriore importanza e significato al ruolo delle cellule comuniste.
Dall’intervento, in un sala gremita, del ‘compagno Montagna: compagni operai, sono contento che la maggior parte dei tesserati sia presente a questa riunione’. E parte dalla sua esperienza il dirigente, emblematica per dare valore al modo stesso con cui il partito sorgeva in città, ‘ho avuto l’onore durante i tre anni di richiamo di far parte e dirigere, coadiuvato dal compagno Poletti, qui presente, l’organizzazione delle cellule comuniste nel nostro reggimento, in Sardegna prima e in Corsica poi. Il nostro lavoro organizzativo è stato buono, a detta dei funzionari di Partito con i quali siamo stati in contatto,  fortunatamente non  abbiamo combattuto, perché è sopraggiunto a proposito l’armistizio. Ancora mi torna alla mente la faccia dei nostri ufficiali quando, il giorno dell’armistizio, la banda reggimentale intonò Bandiera rossa e tutto il reggimento la cantava, mentre i cosidetti ribelli corsi, che poi erano dei comunisti,  si andavano di ora in ora armando con le armi che la sbirraglia fascista non era riuscita a togliere loro…Congedatici e venuti a Carbonia nel gennaio scorso, abbiamo subito sentito il dovere di prendere i contatti con i compagni del direttivo, come già facemmo in tutte le località della Sardegan e della Corsica ove  il nostro reggimento si fermava per un periodo più o meno lungo. Subito abbiamo dovuto dolorosamente constatare che nell’organizzazione di questa sezione, benché da tempo costituita, c’era qualcosa che non andava.’ E individua Montagna, le ragioni della debolezza organizzativa del partito, in un ‘Comitato direttivo composto da così poche persone e sovracarico di lavoro e responsabilità’, non  trattandosi, secondo  lui, di incompetenza e lentezza dei dirigenti, anche se forse si sarebbe potuto fare di più. Necessario invece tener conto che, pur riconoscendogli il merito di aver aperto insieme a pochi altri questa sezione, ‘il compagno Pirastru è della vecchia scuola,…..e forse il suo unico errore è stato quello di non farsi coadiuvare da altri elementi già esistenti a Carbonia e di non essersene servito opportunamente’. E il problema viene affrontato subito, ‘domenica scorsa, dopo l’adunanza generale, vi fu una riunione privata fra una decina di noi, che già in periodo  di repressione fascista apparteneva alla nostra organizzazione, elementi, insomma, che nella sezione possono dare il loro contributo, per perfezionare il nostro movimento’. Da quell’ incontro è emersa la necessità di  allargare il Comitato direttivo a un maggior numero di compagni, ‘di riorganizzare e inquadrare, secondo i principi comunisti,  tutti i compagni della nostra sezione in cellule, come già deciso dal segretario Pirastru, e di istituire una Scuola di partito, affinché tutti sappiano che cosa vuol dire comunismo, quali i diritti e i doveri di ogni compagno’.
E siccome  si fanno sempre più vivaci le reazioni  popolari contro la mancanza di generi di prima necessità,  Montagna stesso propone di ‘formare delle squadre, d’accordo con le autorità, per controllare gli spacci cooperativi e i prezzi dei generi alimentari e gli alberghi e le mense degli operai. Insomma controllare con questa organizzazione anche la Commissione operaia di miniera [da intendersi Commissione interna, nda], poichè potrebbero infiltrarvisi elementi a noi contrari e al soldo della borghesia, che ieri si chiamava fascismo e che oggi cerca di camuffarsi con una nuova veste d’agnello’. Perchè bisognava affrontare  seriamente il problema di una vigilanza continua nei confronti di masse molto disorientate e in preda a possibili provocatori, da organizzare quindi in un contesto politico-sindacale, cui  quella discussione stava lentamente approdando. Con alcuni punti fermi e inderogabili, ’solamente socializzando le cooperative in un unico ente regionale, in cui l’operaio venga a essere socio, o meglio azionista, si possono avere dei benefici sul vettovagliamento’.
Molti ancora i nodi da sciogliere durante l’incontro del 20 febbraio 1945, aperto alle centinaia di iscritti della città, come i problemi che riguardano le continue sottoscrizioni fra gli operai. Ma ci tengono i dirigenti a sottolineare, dopo aver ribadito la gratuità della tessera di iscrizione al partito, come resti volontario il contributo,  ‘noi non abbiamo né principi, né marchesi, né grossi industriali,  che ci possano sovvenzionare, …. ma occorrono dei fondi, prima di sezione, poi provinciali, regionali e nazionali’ E, in riferimento al Soccorso Rosso, ‘qualcuno si può ammalare senza avere  chi lo aiuta, può essere arrestato, …chi pensa a questi compagni ed ai loro familiari, se sono poveri? Naturalmente dobbiamo pensarci noi’. E poi, ritornando agli impegni del Partito in città ed al ruolo importante che il PCI già svolge,  il verbale richiama ancora l’intervento di Montagna sul programma, ‘prenderemo accordi perchè venga pagato in miniera il premio di assiduità, anche per la quindicina in cui vi fu lo sciopero, ed inoltre si farà in modo che le tessere annonarie degli operai isolati vengano consegnate negli alberghi dai custodi, dato che, con le tessere della carne e del pesce, si è fatto in modo che tutti indistintamenete abbiano  questi generi, senza perdere tempo per fare la fila’, ed in modo da evitare la fila anche ai forni del pane. Per chiudere ancora il discorso sull’intesa fra autorità e partito comunista, sul  ‘trapasso di tutte le  cooperative di consumo ad un unico ente provinciale: più generi alimentari a prezzi più bassi’.
Infine Montagna, richiamando i temi della democrazia interna e della difficoltà dei tempi, in particolare rispetto alla scarsa fiducia riposta dal partito nel governo Badoglio, ’sarebbe dovere  dei  comunisti,  che questo Comitato direttivo venisse eletto dalla massa di tutti gli iscritti,  ma non possiamo farlo perché il fascismo e il neofascismo con sede a Brindisi sta in agguato e tutti, autorità comprese,  stanno continuamente all’erta contro di noi. Vedono in noi il partito che predominerà domani su tutta l’Europa, il partito del progresso, e cercano perciò con tutti i mezzi di intralciare la nostra strada, per conservare i loro privilegi. Voglio sperare che mi abbiate compreso, quindi ciò che caldamente chiedo a voi è che approviate in massa, con alzata di mano a pugno chiuso, l’ingresso di altri otto compagni, fra i migliori già appartenenti all’organizzazione clandestina, nel Comitato direttivo’. Un allargamento da molti auspicato che avrebbe consentito  l’ulteriore sviluppo delle cellule di partito in città e garantito presenza continua in sezione, ‘tutte le domeniche alle ore 15, ci sarà l’assemblea di cellula, dove verrà fatto il resoconto del lavoro svolto, la sezione aperta dalla mattina alla sera, con un compagno incaricato, cui chiunque potrà rivolgersi’.
E, approvato all’unanimità, il nuovo direttivo, si riunisce subito dopo, formato da Vincenzo Pirastru segretario, Enzo Montagna vice, Carlo Contorni cassiere, Pietro Alcidi  Soccorso Rosso,  Suella Comitato di Concentrazione, e  Giuseppe Corona, Giuseppe Murgia, Attilio Mongittu, Francesco Tolu e  Mario Arrius. Tra le nuove cariche assegnate, il Soccorso Rosso e l’organizzazione della Scuola di partito, ai nuovi dirigenti appena eletti.
Uno sguardo al verbale dell’assemblea del 10 marzo 1944, infine, sul programma dei lavori preparatori al 1^ Congresso  del Partito comunista in Sardegna dell’11 e 12 marzo ad Iglesias: i contenuti  e il testo sul quale votare, e l’elezione del delegato, che sarà nominato nella figura di Carlo Contorni.
Queste le prime esperienze politiche dei comunisti in città nei mesi immediatmente successivi all’armistizio, allorché si poneva in termini ormai ineludibili l’esigenza  di dar vita, con sollecitudine, alle strutture intermedie dell’organizzazione, per rendere concreto e attuabile il progetto del partito nuovo.

References

  1. ^ 1° settembre 2019 (www.democraziaoggi.it)

Fonte: Democrazia Oggi

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