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“No all’election day, non si può soffocare il dibattito referendario”. La data va però fissata

Comunicato della Presidenza e della Segreteria nazionali ANPI

Il 29 marzo il referendum sul taglio dei parlamentari. I dettagli ...

Lascia fortemente perplessi l’orientamento parlamentare di un election day a settembre. Il dibattito sul tema referendario sarebbe soffocato dalla campagna elettorale per i Comuni e le Regioni. Va sottolineata la totale difformità dell’oggetto del voto: nel primo caso un’eventuale modifica della Costituzione che avrebbe effetti pesanti e permanenti sulla vita istituzionale, nel secondo l’esercizio della democrazia rappresentativa attraverso l’elezione dei consiglieri. L’effetto dell’election day sarebbe quello di trascinare il voto referendario sulla spinta del voto delle amministrative e delle regionali, in un contesto – le restrizioni costrette dalla pandemia – che renderà difficilissimo mettere in pratica gli strumenti di informazione e partecipazione popolare propri della campagna referendaria. Sarà a maggior ragione impossibile - come più volte auspicato dall’ANPI, che si è da tempo pronunciata per il “no” a tale riforma - promuovere nel Paese un’ampia riflessione sul ruolo del Parlamento e della politica, in stretta aderenza ai princìpi costituzionali. Così si priverebbe il cittadino del diritto di informare ed informarsi sulla scelta importantissima di una eventuale modifica della Costituzione, una scelta che perciò sarebbe esercitata in modo condizionato e superficiale. Prendiamo atto che siamo ancora in assenza di alcuna certezza in merito alla riforma della attuale legge elettorale e di una contestuale revisione dei criteri di elezione del Presidente della Repubblica da parte dei grandi elettori delle Regioni nel caso di approvazione della riduzione del numero di parlamentari. Auspichiamo perciò un ripensamento virtuoso differenziando la data delle votazioni e spostando nel tempo il voto referendario.

Chiosa di Andrea Pubusa

Condivido appieno la posizione dell’ANPI, che è la stessa del Comitato per la democrazia costituzionale (Comitato per il NO). La revisione della composizione delle Camere, comunque la si pensi, èdi tale rilevanza ordinamentale da necessitare di una riflessionee di un voto autonomi. mettere insieme tante e diverse questioni di natura contingente rispetto ad una modifica della Legge fondamentale significa non avere il senso delle istituzioni e si traduce in una svalutazione e banalizzazione della stessa Carta. Si consideri inoltre che nel referendum costituzionale non esiste quorum di validità e, dunque, l’esito è sempre decisivo, talché anche l’influenza sulla partecipazione indotta dal trascinamento all’urna per le elezioni locali costituisce una deviazione ripetto allo spirito dell’art. 138 Costituzione. Questa considerazione rende vana anche la giustificazione del risparmio di risorse, in linea generale non peregrina.
Detto questo, credo tuttavia che, nel chiedere lo scorporo dalle elezioni regionali, sia però doveroso choedere la fissazione della data del voto referendario. A noi che siamo per il NO va benissimo un rinvio perché, nelle more, la propostaa di legge votata dalle Camere non ha ultimato il suo iter deliberativo e, dunque, non può essere promulgata. Tuttavia, trattandosi di questione costituzionale richiede una definizione in tempi ragionevoli e accettabili. A questo punto, dunque, la data della conbsultazione deve essere fissata. Occorre sempre ricordarsi che nella materia costituzionale la prassi costuituisce precedente e, questo,se la decisione è rimessa a persone non affidabuili democraticamente, può mettere capo a deliberazioni non appropriate.
No al cumulo di consultazzioni, ma la data del referendum va fissata.

Fonte: Democrazia Oggi

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