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Spiagge solitarie, negozi vuoti, strade libere. Che jella la crisi! Speriamo di tornar presto alla normalità

Amsicora

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Gente, sapete cosa vi dico? Salvo imprevisti, i lumbard non caleranno in massa. Non per il passaporto sanitario, che pure sarebbe necessario, visto che da loro il focolaio è sempre acceso e lì ci sono migliaia di asintomatici, sani come pesci, ma che contagiano a tutto spiano. E non calano neanche perché Solinas chiede l’autocertificazione. E’ che le tribù indigene hanno paura degli strangius che portano malattie esotiche, come i conquistadores, che ne ammazzarono  di nativi più di virus che di pallettoni, benché - sia chiaro - non lesinarono neanche sa bruvura, mentre quelli usavano arco e frecce, come noi al tempo dei nuraghi.
L’altro giorno fuori Cagliari sono andato a comprare prodotti dalla moglie di un capraro (non vi dico che bontà!) e, a mia precisa domanda, ha risposto che lì al mare ci sono molte persone che non affittano case per le vacanze ai “milanesi” perché hanno paura. Con atavica saggezza contadino-pastorale, non ancora cancellata da quella moderna-commerciale, pensano che sia meglio vivere in povertà come hanno sempre vissuto, piuttosto che correre il rischio del contagio. E poi temono i controlli, mille leggi, tanti regolamenti, ministeriali, regionali, comunali, mascherine, distanziamenti, sanificazioni continue…e se sbagliano un’ammenda che, per pagarla, ci vogliono mesi di lavoro. No, no, ohi ohi!, mellus abettai,  meglio aspettare!
Ma, amiche e amici, sapete cosa ho scoperto? Gli stessi lumbard hanno pensieri. Non è tanto la salute di noi indigeni che li preoccupa, loro sono per il suprematismo nordico, un suprematismo innato e acritico come quello di Sala o di Zaia, no, è che per la prima volta capiscono, al rovescio, cos’è l’insularità. Quella cosa che fa sì che quando tu sei nell’insula non sai quando puoi uscirne, e se sei fuori non sai quando potrai rientrare, perché il mare non contempla ponti, autostrade o treni. Non ci sono alternative, solo nuoto, aereo o nave. Per chi ha attorno il mare funziona solo così. E se c’è un blocco improvviso? Rimani dove sei, e se - putacaso - sei nell’ameno mar di  Sardinia, lì devi stare sine die, volente o molente. Perché, dunque, rischiare? Meglio stare a casa o nei paraggi, non si sa, se occorre, sei pronto a rientrare anche a costo di una piccola ammenda.
Morale della favola, in Sardegna non si vede anima strangia, nessuna inflessione continentale, tutti sardi e solo sardi. Certo dispiace per gli operatori, ma è una vita da favola, come nei mitici anni ‘60, che non era solo “senza tregua il rock and roll“,  era sopratutto vai a prendere il giornale e non c’è fila, vai a fare la spesa al mare o in  città e ti servono subito. L’altro giorno, addirittura, uno degli addetti al negozio dove vado spesso al mare, e che mai mi ha degnato di uno sguardo, tutto indaffarato fra scaffali, scatole e confezioni, sabato era alla porta che scrutava l’orizzonte e quando mi ha visto arrivare solo soletto mi ha fatto un sorriso e un saluto con una gentilezza che pensavo gli fosse sconosciuta. E in spiaggia? Certo siamo lontani dal distanziamento allora per me usuale, 500 metri verso tutti i punti cardinali, ma vuoi mettere non avere continentali quasi in grembo, accalcati come sardine! Non solo l’accento ma anche il concetto di distanziamento è diverso fra un sardo e un nordico. Sembra che l’unità di misura sia diversa!
Vedendo tutto questo, sono stato assalito da tanti pensieri. In cima a tutti coglionerie come questa: com’era bella la vita quando eravamo più poveri e più semplici! Due birroncini Ichnusa e due grossi panini con mortadella, fra un tuffo e una tintarella, e la domenica volava via, tranquilla. Porta a questo, un ritorno all’ichnusa e alla mortadella, la decrescita felice di Latouche? Una volta ho fatto colazione con lui a Roma a margine di un convegno, stringi, stringi, mi pare che la sua teoria a questo portasse, anche se non escludeva il porchetto e il bovale a cena o un bel Villa Solais fresco con una grigliata di pesce a pranzo. Mi è parso pure che gli andasse bene l’inverso! Pesci a cena e porceddu a pranzo. Ciò che contava era la semplicità delle cose, per lui - ad esempio - era inarrivabile la pastasciutta con arselle e bottarga, come quella che serve in una trattoria di legno davanti alla spiaggia Rino a P. Pino. Finora la migliore al mondo!
Ma, ahinoi!, questa è la crisi, presto torneranno i bei tempi! Insieme ce la faremo. Forza paris. Spiagge gremite, ristoranti coi camerieri sudati e fuori di testa per la calca, un nuovo ombrellone appiccicato al tuo, che prima avevi preso il biologico distanziamento. Ma - ammettiamolo - bella la normalità pre covid, staremo di nuovo tutti bene!

Fonte: Democrazia Oggi

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